Archivio mensile:luglio 2010

Tutti d’accordo nel PD!!!

Per chi non avesse letto, oggi, La Repubblica, negli articoli di Casadio e De Marchis ci sono delle ipotesi allucinanti sulla modalità di partecipazione del PD al Governo di Salvezza Nazionale. Ovviamente quando si parla di larghe intese in salsa Finiana non può mancare Baffinio l'Alchimista.
"Fini è un uomo di destra con cui è giusto discutere", dice Baffino.
Magari potresti prima chiedergli come mai si accorge dopo quindici anni che B. è un imprenditore illiberale, e intanto le maggiori porcate del paese in tema di giustizia, immigrazione, legge elettrorale sono passate, negli anni, con il suo consenso.
Oppure chiedergli conto del suo ruolo nella cabina di regia del G8 di Genova, mentre i manifestanti venivano massacrati e alla Diaz la polizia dava il meglio di sè nel pestare e depistare.
A quanto sembra tutti d'accordo, da Letta (il giovane vecchio del PD) a Franceschini a Veltroni, e persino Parisi (mi ero scordato della sua esistenza, scusate!).
Ma il top del down si legge nell'articolo di De Marchis, nel quale si preconizza un accordo con la Lega nord, suggellato dal via libera a Tremonti premier grazie all'azione del nostro Boccia il pluritrombato, al quale il prode Giulio ha subito ricambiato il favore lanciando un siluro contro il piano di rientro del debito santario della regione Puglia elaborato da Vendola. Il metodo mi ricorda quello del pizzino di Latorre.
Della serie: Boccia, d'Alema, ma ancora non vi sono bastate le mazzate prese da Vendola? Mazzate politiche. s'intende, prese da chi un progetto, un cuore e un'anima ancora ce l'ha e la mette sul piatto, a disposizione della politica.
Voi progetto, anima e cuore li avete lasciati, ma ormai da tempo, nel braciere dei barbecue ai quali vi piace tanto partecipare, tanto per sottolineare che gli organi dirigenti del PD non contano un cazzo.
Qualcuno faccia qualcosa, prima che sia davvero troppo ma troppo tardi.

Albinea e dintorni

…e tu vuoi far qualcosa che serva…e farlo prima che il tuo amore si perda…
 
Sono sicuro che lo spirito che ha animato tutti noi, durante tre giorni passati insieme ad Albinea, sia stato anche questo.
Amore per il Paese, amore smisurato per il PD.
Per dirla con PiGi, si è lavorato per la ditta, non c’è che dire. Dal basso, facendo rete, mettendo a fattor comune esperienze, progetti, emozioni.
Dovrebbe esserne fiero.
Ho letto i commenti dei presenti riportati qui e mi associo parola per parola.
Vorrei provare però ad immaginare con tutti voi e con Pippo, Ivan e Debora quali debbano essere i passi successivi per andare, se possibile, sempre più Oltre, senza però perdersi nello spazio infinito che ci circonda.
Anche perché, ascoltando alcuni di voi e soprattutto conoscendo lo spirito che ci ha animati a partire dall’incontro di via Bellezza, a conclusione dei tre giorni la domanda ce la siamo posta in tanti: ma da domani, che si fa?
Allora faccio un passo indietro e vi dico quello che ho capito in merito allo scopo che si è prefissato Andiamo Oltre con il contratto a progetto.
Analizzare i fenomeni socio-politici che, a volte in maniera drammatica, hanno caratterizzato la vita dell’Italia negli ultimi anni e ai quali il PD ha dato risposte vaghe, incomplete, riduttive.
I temi sono noti: precariato, lavoro, Lega, immigrazione, fuga dei cervelli, comunicazione, regole delle politica.
Su questi temi, quindi, elaborare proposte concrete da offrire al PD. Un dono.
Personalmente ho immaginato che tutto ciò avrebbe dovuto avere anche conseguenze politiche. Mi spiego.
Primo: dimostrare alla classe dirigente (nazionale ma anche locale) di un partito atrofizzato che, al di là delle chiacchiere e delle formule congressuali (centralità dei circoli, valorizzazione della base), lavorare dal basso si può. Anche su questioni (vedi il Libro Verde) che possono condizionare le strategie politiche di tutto il PD.
Secondo: stimolare il dibattito interno, nei circoli ma anche negli organismi dirigenti provinciali, regionali e nazionali, grazie alla diffusione delle proposte scaturite dal contratto a progetto.
Terzo: allargare ulteriormente la rete, nel senso che concentrare energie attorno ai progetti sviluppati può far maturare una condivisione di metodo, obiettivi, strategie e quindi provare a  favorire la formazione di una “unitarietà di pensiero” per indirizzare le politiche del PD verso direzioni che rispondano maggiormente alle aspirazioni di chi ha deciso di aderire ad Andiamo Oltre.
Un progetto a lungo termine, dunque, dato che il congresso c’è stato e per far emergere idee e persone “nuove” che contaminino il PD a tal punto da “conquistarlo” presuppone aspettare momenti “istituzionali” (assemblee programmatiche, congressi) per provare a raccogliere i frutti “numerici” del lavoro svolto. In democrazia contano i numeri e quindi i voti, non si sfugge.
Non so se il terzo punto fosse effettivamente tra gli obiettivi di Andiamo Oltre, ma ho pensato che dovesse essere così. Almeno vorrei che fosse così.
Perché non vedo in giro tra i nostri gruppi dirigenti tutto questo desiderio di farsi contaminare da un movimento trasversale come il nostro. Presupporrebbe uno sforzo di sintesi che i nostri dirigenti non hanno fatto alla nascita del PD e che credo non vogliano o non riescano a fare nemmeno adesso. E non credo nemmeno che siano così lungimiranti da capire l’utilità del lavoro svolto in questi tre mesi.
Faccio due esempi.
Al di là dell’apprezzamento formale e della diffusione sostanziale del Libro Verde, pensate che aver messo a disposizione del partito un’analisi dettagliata come quella di Andrea servirà per far recedere dalla proprie posizioni chi, ancora oggi nel PD, considera la Lega un interlocutore per scrivere insieme a loro la riforma del federalismo?
La campagna che promuove il Codice dei Comportamenti della Buona Politica ha avuto un buon successo, ma credete che le regole in esso contenute siano destinate, sic et sempliciter, ad essere fatte proprie nello statuto del PD a seguito di un momento di resipiscenza collettiva da parte dei nostri dirigenti?
Allora torno alla domanda iniziale: ma da domani, che si fa?
Io provo a dire la mia, e invito voi tutti a fare altrettanto.
Credo che Pippo, Debora e Ivan debbano essere più “aggressivi” rispetto a quanto fatto finora.
Mi ha colpito molto una cosa detta da Pippo e Debora domenica mattina durante il dibattito.
Partecipiamo alla Direzione Nazionale, all’Assemblea Nazionale, ma parlano i soliti. Votazioni nemmeno a parlarne.
Abbiamo ben presente, tutti, il livello di astrusità e di inconcludenza raggiunti in consessi del genere.
E allora, nonostante lo statuto imponga una strutturazione dei momenti “democratici” entro i quali esplicitare idee, proposte, nuovi percorsi, non possono essere quelli i luoghi nei quali provare a instillare nel gruppo dirigente del partito l’idea di un PD diverso rispetto a quello attuale.
E nemmeno credo che i progetti presentati da Andiamo Oltre e la cultura politica che sta dietro al “movimento” possano illuminare i nostri dirigenti circa la necessità di pensare a percorsi politici nuovi.
Secondo me c’è bisogno di forzare la mano. Di prendere spazio. Alzare il livello del conflitto.
Altrimenti rischiamo, ancora una volta, che il PD si presenti agli appuntamenti decisivi per il nostro partito e per la vita del paese perseverando negli errori che ne hanno contraddistinto l’azione politica degli ultimi mesi.
Sono già sotto gli occhi di tutti le polemiche in merito alle scadenze elettorali vicine (quali le comunali a Milano, Torino, Bologna, Napoli) e lontane.
Al di là del fatto che i gruppi dirigenti del PD non vogliano tenere nella giusta considerazione le istanze provenienti da altri “pezzi” del partito e della cosiddetta società civile in merito alla necessità di seguire una road-map che preveda scelta dei contenuti, scelta del contenitore, scelta della persona che rappresenti contenuto e contenitore con le primarie, ciò che mi sembra manchi loro in maniera definitiva sia una visione del futuro.
Come immaginano Bersani, D’Alema, Letta, Franceschini e i cacicchi locali l’Italia del 2025? E le città del 2025?
Per me non lo sanno.
Sono troppo accecati dalla risoluzione dei conflitti di breve periodo con alchimie politico-partitiche da aver perso qualsiasi prospettiva su come debbano essere le nostre città e  l’Italia negli anni a venire per quanto riguarda la previdenza, il welfare, l’energia, il mondo del lavoro, il sistema economico, i diritti, le regole.
E siccome non hanno intenzione di ammettere il loro fallimento, allora credo che ci sia la necessità di farglielo capire ma soprattutto di far capire agli elettori del PD che un partito diverso che si proponga con autorevolezza alla guida del paese è possibile.
E non vedo chi altri potrebbe fare ciò oltre Pippo, Debora, Ivan.
Adesso.
Prima che sia tardi.
Troviamo insieme le forme per rendere ancora più evidente rispetto a quanto fatto con il contratto a progetto la presenza di un’anima interna al PD che si muove al di là di personalismi, al di là della cura di interessi lobbistici, al di là di logiche di compromessi di basso profilo con il messia di turno.
Un esempio: rompiamo gli indugi sul candidato a sindaco di Milano. Indichiamone uno. Le persone non mancano. E se dovrà contrapporsi al Penati di turno, meglio. Ci conteremo.
E facciamo lo stesso a Bologna, Napoli, Torino.
Altro esempio: sfidare Bersani e i vertici del PD ad incontri faccia a faccia nelle maggiori Feste Democratiche per far emergere con evidenza la presenza di una classe dirigente del PD che ha una visione del futuro e che, libera dai condizionamenti che hanno bloccato il paese in questi anni (penso alla mancata soluzione del conflitto di interessi e allo scempio che è stato fatto di alcuni strumenti di lotta all’illegalità e alla corruzione dei quali ci siamo fatti complici) è pronta ad assumersi la responsabilità di decisioni storiche per il paese.
Infine denunciare con forza l’ipocrisia di una classe dirigente attuale che perpetua al proprio interno ciò che dice di volere abbattere nel paese. Familismo, cooptazione, scarsa mobilità sociale, assenza del merito nella valutazione dell’operato dei singoli.
Mi rendo conto che aumentare la conflittualità interna al partito in un momento così delicato per l’Italia dal punto di vista socio-economico sia rischioso.
Però, sinceramente, non vedo altra strada per portare non i gruppi dirigenti, ma gli elettori del PD dalla “nostra parte”.
Per non perdere la speranza di vivere in un paese migliore noi e i nostri figli.
Per Andare Oltre.

 

Porcata al quadrato

Nonostante le migliorie apportate, la Legge Bavaglio resta una gran porcata, non c'è che dire. Ciò di cui non si sente parlare è il comma ammazza blog, che invece è stato lasciato così com'è nonostante i tentativi di migliorare il testo. Una porcata nella porcata.
Ce ne parla Fabio qui.

Elementare, Watson

"Alla faccia del bicarbonato di sodio!!" avrebbe detto il principe De Curtis.
Del resto, quando lo spazio sotto il tappeto finisce, la munnezza ricopre di nuovo il pavimento.
Il problema, al solito, è conoscere i fatti e far si che riescano ad arrivare agli occhi (e al naso) del Paese.

Ritirateli, e poi ritiratevi

Civati chiede – per favore – che quelli del PD ritirino i manifesti nei quali accusano il governo di aver portato più immigrati.

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Forse sarebbe ancora meglio se chi ha concepito questa schifezza e continua a permettere che circoli prima ritirasse i poster, e poi si ritirasse dal PD.
Sempre per favore, ci mancherebbe.

Disobbedienza civile

Fabio Chiusi, dalle pagine del suo blog, ci sta aggiornando sulle modifiche che vengono apportate di giorno in giorno al comma 26 della legge bavaglio. La cosiddetta norma ammazzablog.

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La vicenda è intricata, se non altro per il linguaggio con il quale i nostri legislatori sono soliti scrivere le norme.
Allora chiedo espressamente a Fabio:

Fabio, tanto per capirsi. Non sono un giornalista, ho un mio blog nel quale scrivo miei pensieri e linko ad articoli di giornale. Scrivo, per esempio, che Dell’Utri è un mafioso. Oppure esprimo questa mia opinione in un commento ad un post del tuo blog. Dell’Utri si incazza. Che può succedere a me e a te che mi hai ospitato? Perchè io ancora non l’ho capito.

Ecco la risposta:

Beh, le cose sono due:

– se il testo del comma resta quello attuale hai 48 ore per rettificare o, se ti rifiuti, vedertela con la legge. se ti va male rischi una multa fino a 12500 euro.
– se passa l’emendamento di Cassinelli hai 10 giorni per decidere il da farsi, e in ogni caso rischi una multa di massimo 500 euro.

Nel mezzo ci sono un sacco di sfumature, ma più o meno il succo è questo.

Beh, allora i casi sono due:

– mi intimorisco perchè non ho una testata alle mie spalle e quindi evito di scrivere cose sconvenienti
– me ne fotto e insieme ad altri blogger (spero) faccio disobbedienza civile e vediamo che succede.

Io opto per la seconda ipotesi.
Però forse a molti i termini della questione non sono noti, visto che i riflettori sono puntati (giustamente!) sulle intercettazioni.
Ma qui è la libertà di opinione che va a farsi fottere.
Opinioni espresse su blog, ma anche pagine su Facebook e su YouTube, per capirci.
E quindi occorre mobilitarsi.