Archivio mensile:ottobre 2011

Occhio agli invisibili. #OccupyPD

È comprensibile che questo nuovo referendum elettorale, spinto da quello dello scorso giugno, susciti grande apprensione tra chi teme una svolta definitiva. Oltre il berlusconismo. Ma anche oltre l’antiberlusconismo. Perché decreterebbe la crisi definitiva della leadership del governo di centrodestra. Ma metterebbe in discussione anche quella dell’opposizione di centrosinistra. In particolare, nel Pd, dove Pippo Civati, una settimana fa, e soprattutto Matteo Renzi, ieri, hanno apertamente contestato le “vecchie burocrazie di partito”. D’altronde, il gruppo dirigente del Pd, verso i referendum di giugno, ha espresso un sostegno tardivo. Quasi fuori tempo massimo. Mentre verso il Porcellum ha manifestato un orientamento diffidente e reticente. In contrasto con l’atteggiamento convinto dei militanti e degli elettori. Ma c’è da dubitare che il Pd possa battere Berlusconi e il centrodestra conducendo la sua lotta asserragliato nelle aule del Palazzo. Scommettendo sul passaggio da uno schieramento all’altro di parlamentari (sedicenti) “responsabili”. Piuttosto che puntare sulla “sfiducia” del Parlamento è meglio investire sulla “fiducia” nella società. E nel movimento “invisibile” che, quando ne ha l’occasione, come in questi referendum, non esita a mobilitarsi. A diventare “visibile”.

 Ilvo Diamanti, oggi su La Repubblica, a proposito di referendum elettorale. #OccupyPD.

L’indecenza senza limiti del ministro Sacconi

Ecco, ascoltare il ministro Sacconi che, per evocare il rischio di un nuovo terrorismo (che, tra l’altro, sembra proprio non esserci), cita Marco Biagi, “il rompicoglioni”, beh, mi sembra davvero un’indecenza. Lasciatelo stare Marco Biagi, neoliberisti da quattro soldi. Non si sa più quante volte avete pronunciato il suo nome invano, in questi dieci anni di precariato selvaggio.

Forse è tardi per gestire i calci. #Occupy PD

Francesco Costa c’azzecca, come sempre. #OccupyPD.

Tutti quelli che “i giovani lo spazio se lo devono prendere, non lo devono chiedere per favore”, beh, non è che la stiano proprio prendendo benissimo. Potevano gestirla, la loro successione, potevano costruirla a loro piacimento, facendosi da parte per tempo, scegliendo e promuovendo le persone migliori tra le generazioni successive alla loro, tra i moltissimi che non scalciavano, tra i moltissimi a disposizione: potevano ed era loro dovere e responsabilità. Non lo hanno fatto, ripetendo in pubblico e in privato che quando sarebbe emerso qualcuno in grado di essere leader più di quelli che ci sono adesso, questi non avrebbero avuto bisogno di nessuno che favorisse la loro ascesa. Ora ce li hanno davanti, questi qualcuno, e sono diventati tutti fan della buona educazione.

Questione di stile. #OccupyPD

L’incontro di Firenze, alla Leopolda, non è ancora finito. Su Renzi si è detto tutto e il contrario di tutto, non starò qui, ora, ad aggiungere la mia opinione a cose già dette, già scritte. Magari nei prossimi giorni, quando sarà definitivamente chiaro cosa ha in mente Matteo e quale sarà l’effetto del big bang. Due cose però le voglio dire. Una differenza abissale rispetto all’incontro di Bologna della settimana scorsa: oggi e nei prossimi giorni ci sono e ci saranno polemiche a caricapéte, da Il Nostro Tempo non è uscita una parola esegerata, un pensiero contro qualcuno, un fischio, un insulto. Nulla. Il che significa che bisogna continuare a lavorare per unire e non per dividere. La seconda cosa che voglio dire è che lo stile di Pippo è vincente. Non è da tutti preoccuparsi dei cocci quando molti stanno lì a menare di martello. E poi c’è un gran bisogno, in questo Paese, di non alzare la voce. Di educazione, anche politica. C’è troppa gente in giro che non ha un cazzo da dire ma lo dice urlando, buttando tutto in caciara, in un pastone indigesto che confonde tutto e tutti. E soprattutto togliendo così la parola a che invece ha molto da dire ma, semplicemente, non si arrende all’ineluttabilità dell’urlo. Spero che in questi mesi ci sia modo di far emergere, anche in TV (perché servono anche i passaggi televisivi, per #occupyPD) il    Pippo-Style. Adesso vado, c’ho il ragù che mi si attacca.

Il Nostro Tempo – Gli interventi

Ilda Curti, fantastica, immensa. Luigi de Magistris, una conferma.

Ernesto Ruffini e Sara De Santis, il fisco della Prossima Italia. Un mondo possibile. Del resto, se lo fanno in Brasile…

Filippo Taddei e Pietro Modiano. Dove prendere le risorse che mancano allo Stato. E perchè la patrimoniale è sacrosanta.

Ivan Salfarotto, una persona eccezionale.

L’ha scritta con l’inchiostro simpatico (ma il culo lo faranno a noi)

Fatemi capire. Nei prossimi due mesi B. e il suo governo di cialtroni dovrebbero riuscire a fare tutto ciò che non hanno fatto in diciassette-anni-diciassette. Con una maggioranza arrepezzata. La lettera famigerata è un libro dei sogni, a Bruxelles non l’hanno sfanculato perché forse l’aspettano al varco sulle promesse, che puntualmente non saranno mantenute. Sono stati capaci di presentare un riassetto delle pensioni di anzianità peggiorativo anche rispetto a quanto previsto dalle normative vigenti. Il più grande monopolista mai esistito al mondo non metterà mai mano a vere liberalizzazioni. Intanto la pressione fiscale è ai massimi storici, ma ci sarà detto che all’ISTAT sono tutti comunisti. Minzolini ha già pronto il servizio. Per non parlare del resto. Un ominicchio ha legato il destino di una nazione al suo e ci farà affondare tutti. E allora saranno dolori. Per tutti noi. Altro che bund e bond e spread e BCE e Draghi e Bini Smaghi e chi non ce lo manda. Mi fa solo specie che ci sia qualcuno nel PD che reputa auspicabili le balle contenute nella letteronza, una sfida da raccogliere. Ma che ti sfidi, Tonini? Sui licenziamenti? Sulle chiacchiere che stanno a zero?Tonini!!!!

Aggiornamento PD Lazio

 Ce ne parla Cristiana.

Sono convinta che a pensarla come noi sono molti più di quelli che pensiamo. Tocca solo arrivare a loro in qualche modo.
In sostanza la maggior parte di noi accoglie il richiamo di Bersani alla responsabilità. Che non significa che non siamo più per le primarie.
 
In molta sintesi abbiamo deciso:
1) La stesura di un documento in cui, a prescindere da chi sarà segretario e come lo sarà, tenga il punto su alcune questioni che consideriamo fondamentali: primarie per camera e senato, trasparenza di bilancio, intervento drastico nei territori dove il PD si è spaccato e/o ha perso in modo disastroso, forte ripresa dell’attività di partito anche come controllo e contributo al lavoro degli eletti in consiglio regionale, stesura metodologia per le nomine (sempre che si decida di parteciparvi, ma almeno venga attuato un percorso politico che lo decide e poi le gestisce su base meritocratico).
2) di chiedere trasparenza sul processo di candidatura. Servono 40 firme in assemblea o 300/500 di iscritti in 3 coordinamenti. Iscritti fino a che data? Entro quando vanno consegnate le firme? Esiste un modulo preposto? Riteniamo che in ogni caso questo processo debba essere accessibile e trasparente, proprio per dimostrare che e’ aperto a tutti. .
 
3) Alcuni si sono incaricati di raccogliere i regolamenti già esistenti su primarie per camera e senato e di organizzare un incontro pubblico sul tema e comunque produrre del materiale per dare un contributo al PD Lazio e non farci dire che non c’è stato tempo di scriverlo. Oppure che se a livello nazionale non si decide per le primarie che il Lazio si impegni a farle.
Facciamo tutto questo per il bene del partito, perche’ pensiamo che la politica del ribasso e del compromesso questo Partito lo stia distruggendo.
Per lo meno ci stiamo provando.