Archivio mensile:marzo 2012

Un uomo allena l’Inter

Ieri ascoltavo per radio l’intervista ad un dirigente dell’Inter che parlava di Stramaccioni. Per il tizio Stramaccioni era “il ragazzo”. E allora, va bene l’inesperienza (hai allenato solo le giovanili), ma uno a trentasei anni si può sentire chiamare “ragazzo”? Ma la parola uomo ‘sto paese se l’è scordata? Forever young, insomma. E di conseguenza se vuoi avere un ruolo di responsabilità o sei un miracolato (avere Moratti come presidente ti aiuta, in questo senso) o aspetti, tanto sei un “ragazzo”. Nel calcio come nell’università, nella ricerca, nel mondo del lavoro, nella politica e in tutta la gerontocrazia italiana.

#GreenPD

Il congresso PD 2013 è già iniziato. E uno dei temi da discutere è senz’altro quello del Green-PD. E quindi della Green-Italy, nei lustri a venire. Perchè su ‘sta roba, a quanto pare, ci sta tanta ciccia, tipo quella che si ricaverebbe con una lotta all’evasione fiscale seria.  Un risparmio di denaro “anti-depressivo” (in tutti i sensi). Altro che tagli.

Se il datore di lavoro mente (foss’anche per motivi economici)

Ernesto ci dice con chiarezza perchè, nella sua formulazione attuale, la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non è accettabile.

In altre parole, se vengo illegittimamente licenziato per motivi economici – che poi il giudice scopre essere inesistenti e, quindi, inventati dal datore di lavoro al solo fine di licenziare un lavoratore – il giudice non potrà più ordinare il mio reintegro al posto di lavoro, ma solo ordinare all’azienda il pagamento di un indennizzo in mio favore.

I Giuovani Vecchi Democratici

Nascono oggi, i GVD. Battesimo del fuoco: gli attacchi a Martina Alice de Carli per un pezzo che li ha fatti infuriare, a dir poco.

O forse no. Sono nati proprio così. Vecchi dentro. Sempre attenti a non urtare la sensibilità dei “grandi”, che non si sa mai.  Senza un briciolo di quel coraggio rivoluzionario che dovrebbe essere connaturato all’età. Privi di sense of humour. In sintesi, uguali ai grandi.

p.s. Se ne parla anche qui, qui e qui.

Porcellum, maialinum, macellum, bersanellum. In sintesi, schifìum.

Della riforma-truffa della legge elettorale ne parla anche Pippo, qui.

Dal conflitto d’interessi, insomma, siamo passati alla convergenza di interessi. Ne beneficiano tutti: quelli in crisi di consenso (come Alfano), quelli dalla coalizione perennemente incerta (Bersani), quelli che si ritroveranno con pochi voti, come al solito, ma nelle condizioni di determinare gli equilibri del nuovo governo e di prendersi tutto il cucuzzaro (Casini).

Del resto, il ritorno in grande stile dei personaggi che hanno calcato le scene in questi anni, in tutti gli spazi disponibili, ci dice anche che nessuno crede a una legislatura di rigenerazione, ma piuttosto a una legislatura che si regga sul patto tra forze politiche già esistenti (e i loro attuali rappresentanti).

Perché siamo tornati indietro di vent’anni, è chiaro?

Quindi, niente più bipolarismo, niente revisione sostanziale del bicameralismo (si parla di un pasticciatissimo «bicameralismo eventuale»). Però i partiti potranno indicare sulla scheda il nome del candidato premier. Salvo poi sceglierne un altro, se nessuno dei partiti dovesse avere la maggioranza.

E pensare che il Pd era nato per un bipolarismo forte (addirittura un bipartitismo, in una prima fase), che non ci piaceva più l’indicazione del premier sul simbolo, che tenevamo moltissimo alla governabilità e che soprattutto volevamo offrire ai cittadini impegni chiari, nitidi e inequivocabili prima delle elezioni (non gli accordi di Palazzo dopo le consultazioni). E per quanto riguarda la nostra famosa linea, si rileva che in due anni siamo passati dall’uninominale a doppio turno, al modello ungherese, a quasi sostenere (ma senza troppa convinzione) il ritorno al Mattarellum e, infine, a un proporzionale leggermente corretto.

Quanto alle scelte dei cittadini rispetto ai loro rappresentanti, le liste saranno bloccate, e non ci saranno preferenze. Secondo voi, i candidati, chi li deciderà?

A sentire il Franceschini di ieri, e il suo violento attacco alle primarie per scegliere i parlamentari, saranno quelli come Franceschini.

Futuro passato

Un paese che non investe in ricerca, semplicemente, non ha futuro. L’hanno capito prima e meglio di noi, ad esempio, in Francia e in Germania, paesi nei quali anche in periodi di rallentamento dell’economia gli investimenti nella ricerca sono “addirittura” aumentati.

Per non parlare del futuro dei ricercatori, eh.

Con il cuore a Milano

Il mio amico Gianclaudio, con il quale condivido tante delusioni ma anche tante speranze. Io non parto come lui, ahimè. Ma è come se fossi in quella valigia. E in quel circolo magico di via Bellezza, dove tutto è partito.

Stanotte si parte. Per Milano, Circolo Arci Bellezza. Qualcosa di nuovo.

Partirò in treno. Con la valigia di cartone carica di speranza.

Sento di volermi occupare di politica sin da bambino, ma oggi sento anche di essere ad un punto di svolta definitiva.

Devo decidere se occuparmene a pieno o mollarla. A volte sento di non essere fatto per questa politica. Troppi interessi, troppe strategie. Troppi discorsi che faccio fatica ad accettare.

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