Archivio mensile:giugno 2012

La partita truccata

Bersani dice – ed è un passo avanti importante – che per eleggere il leader dello schieramento di centrosinistra si faranno le primarie, ovvero non sarà automaticamente lui. Il problema è che non ci sono ancora le regole. È un po’ come se la squadra più forte annunciasse un nuovo campionato, cui possono partecipare anche squadre delle serie minori, ma dicendo che le regole le scriverà, più avanti, la squadra più forte. E che tutto l’apparato tecnico di funzionamento del campionato lavorerà per la squadra più forte. Chiaro che c’è un problema.

È questo che non si è ancora capito, a sinistra come a destra. Le primarie servono a trovare i candidati migliori, al di là delle logiche partitiche (che hanno mostrato tutti i loro limiti di selezione del ceto politico), non a legittimare i leader esistenti. Se lo scopo è trovare il candidato migliore, occorre metterli alla prova, alla pari, misurandone il rispettivo consenso. Nel caso del Pd già oggi si sa, per definizione, che qualunque sia il o la competitor, una parte degli elettori e degli iscritti non voterà il segretario (altrimenti non avrebbe nemmeno senso farle, le primarie). Se la macchina del partito – i suoi dipendenti, i siti, la stampa, le risorse finanziarie – lavoreranno solo per il candidato segretario, e non lealmente per tutti, vorrà dire che si tratta di una competizione truccata, e che gli iscritti e gli elettori che pensano che ci siano candidati migliori non hanno la stessa dignità e gli stessi diritti degli altri: il loro voto non conta e non pesa allo stesso modo. Il che spingerà molti ad andarsene, anziché a partecipare. La situazione rischia di essere peggiore a livello locale, per le primarie dei parlamentari. La macchina del partito, il suo personale, le sue finanze, i suoi spazi – legati in cordata agli eletti – a lavorare per la riconferma dell’esistente, e tutti i possibili competitor visti come potenziali nemici, perché portatori di cambiamento delle leadership. Ecco perché le regole sono cruciali. Se i partiti che credono nelle primarie vareranno regolamenti equi, in cui spazi e risorse serviranno per far conoscere i vari candidati e candidate, e non per promuovere l’uno o l’altro, lasciandoli selezionare, come è nella logica delle primarie, agli elettori, sarà una partita di straordinario interesse per il rinnovamento del Paese. Se sarà un match truccato produrrà un’ulteriore emorragia di iscritti e di consenso elettorale. Nel primo caso, i partiti renderanno un servizio al Paese. Nel secondo, il ceto politico si sarà servito dei partiti per rendere un servizio a se stesso. Una buona notizia per la vecchia classe dirigente, che non avrà più competitor interni, e riuscirà a garantirsi meglio le sue rendite, finché ci saranno. Una pessima notizia per il Paese.

Stefano Allievi, qui. E grazie a Fabian per la segnalazione.

Giulia

“Per me certe persone hanno troppa paura per pensare che le cose possono essere diverse e, insomma, il mondo, il mondo non è tutto quanto… merda… ma credo che sia difficile per certa gente che è abituata alle cose così come sono, anche se sono brutte, cambiare, e le persone si arrendono.. e quando lo fanno poi tutti, tutti ci perdono”.

Sarà che comincio ad essere troppo focalizzato sulla situazione del Paese e del PD in particolare. Immaginare scenari, fare i conti con la propria coscienza. Mettere in discussione le proprie certezze e subito dopo sentirsi forti per esse. Interpretare, condividere, scrivere, ragionare, ascoltare, confrontarsi. E quindi tutto, o quasi, quello che ti passa tra le mani, sotto gli occhi, quello che ascolti, lo filtri e lo interpetri in chiave politica. E così oggi in azienda è girata una e-mail di una collega che il mese scorso ha perso l’unica figlia, una ragazza di vent’anni. E per ricordarla ha inviato qualche rigo, che conteneva la frase che avete letto all’inizio di questo post. Ve l’ho girata così, con un bel pò di commozione, perchè l’ho trovata bella e attuale.  Ciao Giulia.

I bookmakers la davano a 1

Pier Luigi Bersani saluta con favore l’apertura di Pier Ferdinando Casini a un patto moderati-progressisti. “Ognuno vede che questo è un passo importante, credo sia un’intervista che ha un significato politicamente di grande rilievo”. “Credo – dice il leader Pd – diventi sempre più evidente che il problema è costruire un patto tra le forze riformiste e democratico-costituzionali contro una destra risucchiata da tentazioni populistiche. E’ la logica delle cose che porta a un patto di questo genere”.

 

Rinunci a Satana?

Ecco, quando leggo queste cose di Pierferdi rabbrividisco. In primis, perchè per il principio di causa ed effetto subito si alzerà qualcuno nel PD pronto a rilanciare sull’alleanza con l’UDC. E giù polemiche, con gli elettori del PD disorientati sempre di più. Poi, perchè Casini è un arnese della politica talmente vecchio che il solo pensare di potersi presentare in maniera credibile agli elettori con il suo faccione è una bestemmia. Soprattutto di questi tempi. Comunque, se proprio Casini crede alla necessità di una alleanza progressisti-moderati, potrebbe presentarsi alle primarie del centrosinistra, che dite? E magari potrebbe anche uscire da tutte le amministrazioni con il PDL. Qualcuno glielo chiederebbe? Ma dai, scherzo! Ponti d’oro per Pierferdi Caltagirone.

Lotta alla corruzione e trasparenza amministrativa (a Minturno)

Durante la scorsa campagna elettorale avevo evidenziato più volte come la maggior parte dei candidati stesse mostrando uno scarso rispetto per la Città di Minturno, ricoperta di manifesti abusivi che, oltre a deturpare l’ambiente, denotavano anche un dispendio di risorse economiche sicuramente non in sintonia con le difficoltà che strati sempre più vasti  della cittadinanza continuano a soffrire sulla propria pelle. Avevo quindi formulato l’auspicio che, terminate le elezioni, fossero resi pubblici i rendiconti delle spese sostenute dai candidati alla carica di Sindaco e di consigliere comunale. Tale auspicio, peraltro, aveva raccolto il consenso di più di un candidato, evidentemente sensibile nell’assicurare la dovuta trasparenza tanto nei finanziamenti ricevuti quanto nella corretta fatturazione delle spese sostenute. A poche settimane dall’insediamento del rinnovato Consiglio Comunale della nuova Giunta Comunale chiedo quindi al Sindaco, agli assessori, ai consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione di rendere pubblici, sul sito del Comune, i dati relativi alle spese sostenute durante la campagna elettorale appena conclusasi. Chiedo inoltre che siano rese pubbliche le dichiarazioni dei redditi degli amministratori Comunali nonchè dei consiglieri di maggioranza e di opposizione. Infine, in ottemperanza a quanto previsto dal Protocollo di Canossa, un documento redatto al termine di una giornata di studio e confronto sul tema della corruzione e della trasparenza amministrativa organizzato da Prossima Italia nel mese di Marzo, chiedo di rendere pubblici, attraverso il sito del Comune, consulenze, collaborazioni, appalti e subappalti e che sia promossa la nascita di una whitelist di operatori economici dotati dei necessari requisiti di moralità professionale e quindi di condizionare l’aggiudicazione degli appalti al rispetto di detti requisiti: i soggetti dovranno, cioè, comunicare in modo trasparente la composizione della compagine societaria, compreso il casellario giudiziario dei titolari e dei soci, i bilanci dell’ultimo anno di attività, l’elenco di tutti i fornitori e subappaltatori.  Assicurare la trasparenza degli atti amministrativi e porre in essere quei controlli atti a prevenire qualsiasi forma di fenomeno corruttivo è una necessità non più eludibile per chi si occupa della cosa pubblica, se davvero si vuole provare a recuperare la fiducia dei cittadini nei riguardi politica, fiducia mai a livelli così bassi come nel tempo che stiamo vivendo.

 

Tra i due litiganti

Mentre è in atto il primo round (o forse siamo già all’ennesimo) della sfida a distanza tra Bersani e Renzi, tra convention dei circoli e big bang degli amministratori, qualche riflessione sorge spontanea. Primo: la radicalizzazione dello scontro farà solo morti e feriti. Non sono un renziano, ho aderito con entusiasmo alla Prima Leopolda pur avendo ben presente il fatto che la personalità di Renzi, più portato a giocare in prima persona che di squadra, avrebbe potuto causare dei problemi al sodalizio con Prossima Italia. Problemi che effettivamente ci sono stati e che hanno portato Matteo e Pippo a dividere le proprie strade. Ma, al di là dei problemi personali tra dirigenti emergenti del PD, la proposta politica di Renzi, pur contenendo alcune idee condivisibili, si fa portatrice di un modello a mio avviso di stampo neo-liberal-socialista, un Blairismo in salsa fiorentina che rischia di acuire quei conflitti presenti in seno alla società italiana (vedi alla voce Marchionne, alla voce dipendenti pubblici) che vanno regolati con senno e non con l’accetta. Da non-renziano, però, trovo indecente la campagna di denigrazione che Renzi sta subendo, completamente incentrata su questioni che nulla hanno a che vedere con il confronto politico. Insulti, insinuazioni, accuse di flirtare con il centrodestra. E via dicendo. Ma qualcuno che si occupi di discutere delle sue proposte, da contrapporre, eventualmente, al modello “conservatore” Bersaniano? Meglio di no. Meglio aggredire chi non si riconosce nella linea del segretario con espressioni del tipo traditori, mentecatti, fighetti, rosiconi. A distanza di 5 anni dalla sua fondazione ecco cosa rischia di rimanere, del PD. Fazioni che si scontrano a botta di insulti, pezzi di partito che stanno sotto lo stesso tetto ma vivono da separati in casa. Che desolazione. Tutto ciò rende evidente, a mio avviso, la necessità di proporre una terza via.  Che abbandoni le titubanze di questi anni e le sirene neoliberiste. Una terza via che rappresenti, semplicemente, quello che molti cittadini speravano quando hanno contibuito a fondare il PD. E che riesca ad abbassare i toni e a parlare di politica.

Cornuti e mazziati

Ricevo e pubblico dagli ex lavoratori ThyssenKrupp.

In data odierna, nel corso del presidio antistante il Comune di Torino, si è svolto un incontro tra gli ex lavoratori ThyssenKrupp e il Vice Sindaco T. Dealessandri.

Durante tale incontro, ad un anno circa dall’ultimo avuto con il Sindaco Fassino, vengono meno tutti gli impegni presi da Palazzo Civico nella ricollocazione degli ex lavoratori ThyssenKrupp.

Già mediante l’invio di una lettera al Presidente della Repubblica G. Napolitano venivano evidenziati i precedenti e vani tentativi di esprimere al Comune di Torino il nostro disagio e la nostra difficoltà nel cercare una occupazione dignitosa, accentuata da una oggettiva discriminazione per esserci costituiti Parti Civili nel processo.

In seguito, nel mese di luglio 2011 il neo eletto Sindaco Fassino esprimeva il dovere assoluto di farsi carico della questione dei suddetti lavoratori e di garantire loro, all’interno della mobilità, una ricollocazione nelle municipalizzate quali GTT, Amiat e Smat.

Si conveniva tra le parti che tale percorso sarebbe iniziato a settembre 2011 con la ricollocazione, nell’arco di un anno, di tutti i lavoratori.

Ad oggi, ad un anno esatto, nessun lavoratore è stato mai contattato per una possibile ricollocazione, nonostante le nostre pressioni per ricordare gli impegni presi.

Il Comune anzichè garantire maggiori servizi (di cui c’è gran bisogno) creando così posti di lavoro (unica misura per contrastare gli effetti devastanti della crisi), preferisce diminuire i servizi (come trasporto pubblico e asili) e aumentare le tariffe di quelli esistenti (biglietti GTT) a danno dei cittadini.

Stante la situazione ci vediamo costretti a rivolgerci ad istanze superiori, non escludendo una richiesta di incontro con il Presidente G. Napolitano affinchè, come massima carica dello Stato e Garante del rispetto della Costituzione italiana, prenda posizione e si impegni concretamente a favore della ricollocazione dei lavoratori. Per questo siamo pronti a recarci a Roma per incontrarlo di persona.

Siamo molto delusi dall’abbandono da parte del Comune sulla questione del lavoro, ma come ci siamo battuti per ottenere giustizia nel processo contro i colpevoli della morte dei nostri compagni di lavoro, così ci batteremo per ottenere un posto di lavoro, salvaguardare la Costituzione, i diritti di noi lavoratori, il futuro delle nostre famiglie e dei nostri figli.

Torino, 15 giugno 2012

Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino