Archivio mensile:settembre 2012

Un gesto

Anzi un bel gesto. Se i consiglieri regionali uscenti del PD devolvessero in beneficenza l’indennità di fine mandato. Ad una casa famiglia, all’AISM, all’AIRC, alla Lega del Filo d’Oro o a chi vogliono loro. Un gesto pubblico.

Esterino Montino, Bruno Astorre, Francesco Dalia, Tonino D’Annibale, Marco Di Stefano, Enzo Foschi, Carlo Lucherini, Claudio Mancini, Claudio Moscardelli, Giuseppe Parroncini, Mario Perilli, Umberto Ponzo, Francesco Scalia, Daniela Valentini.

L’agenda. Punto.

Nei giorni scorsi Alessandro Gilioli ha punzecchiato Pippo Civati sulla frase “continuità a sinistra con Monti”, pronunciata nell’intervista rilasciata a Concita de Gregorio. Oggi Pippo precisa, e ditemi che non è questa, la giusta direzione.

Caro Alessandro,

leggo del gin con l’analcolico e faccio fatica a capire (a parte che il gin tonic non è poi così male, ma è il caso di non perdersi nell’analisi delle metafore).

La mia posizione sulla’«agenda Monti» (espressione sulla quale mi sono trovato spesso a ironizzare) è parecchio articolata, come ho scritto più volte, ad esempio qui.

Ci sono cose buone e altre meno, di questa esperienza di governo. C’è Barca e c’è Passera, per intenderci. Con l’impegno del primo a evitare sprechi e investimenti sbagliati (compresa la dispersione dei fondi europei, che vale decine di miliardi ogni anno) e c’è chi ha ancora in mente una ricetta che tutto sommato non è così distante da quelle seguite negli ultimi anni.

C’è la credibilità recuperata a livello internazionale e c’è però un’uguaglianza da recuperare, all’interno, perché le disuguaglianze sono diventate un tema fortissimo, in questi anni.

C’è una linea di rigore per me auspicabile – era quella di Prodi, che la sinistra faticò a capire – e c’è chi la regge che invece dovrebbe cambiare (per questo propongo da «prima di Monti» una patrimoniale per abbassare le tasse ai ceti medi e a chi rischia di più, in questa fase).

C’è la riforma delle pensioni, che non credo si debba mettere in discussione, e ci sono gli esodati, che si sarebbero dovuti affrontare con un atteggiamento diverso. E ci sono i giovani, della cui continuità contributiva in pochi si sono occupati (per altro, anche questo tema per noi precede cronologicamente Monti, perché ne parlammo già nell’ottobre del 2011 a Bologna, in quella piazza a cui anche tu partecipasti).

C’è una politica e delle infrastrutture che non funziona e che a tratti sembra ottocentesca e ci sono cose, ancora in nuce, sulla corruzione e sull’evasione fiscale che sicuramente segnano una netta discontinuità con gli anni precedenti. E sulle quali è necessario proseguire, non arretrare.

C’è una politica energetica che mi piace molto poco, e c’è un atteggiamento di serietà nei confronti delle istituzioni che è un miracolo avere recuperato, dopo vent’anni così.

C’è una sfida da lanciare, quella che abbiamo proposto con i 6 referendum che tu conosci, che riguarda per esempio il reddito di cittadinanza, una di quelle cose che l’Europa non ci chiede, ma che in tutta Europa si fanno.

E poi, certo, c’è una maggioranza improbabile, che è bloccata dalle differenze siderali che ancora – e fortunatamente – intercorrono tra le diverse forse politiche.

L’espressione che tu citi condensava in una frase tutte queste considerazioni.

Se vuoi la versione metaforica, a cui ho fatto ricorso qualche settimana fa, il Pd e il centrosinistra devono avere un’agenda loro, che tenga conto di Monti 2012, ma racconti l’Italia dei prossimi anni. E tra gli almanacchi d’anteguerra e la smemoranda, preferisco una moleskine da viaggio. Alla ricerca dell’unico tempo che non abbiamo perduto: quello che deve ancora venire.

E per quanto riguarda l’eterno dibattito tra socialdemocratici e liberisti, ho proposto una doppia mossa che per me è qualcosa di diverso, che risponde nel modo migliore alle questioni che si pongono all’Italia, ora e in futuro. La trovi qui.

Delle alleanze, infine, sono rimasto tra i pochi a pensare che più che a Macerata – ricordi, la città del modello? – si debba guardare a Milano, senza spingersi verso destra, e cercando di costruire un centrosinistra che si è però, in questi mesi, fino ad oggi, distinto per le distinzioni più che per il lavoro comune e la responsabilità di cui abbiamo bisogno.

Azzerare

Bene la raccolta firme per le dimissioni della Polverini. Ma non basta. Anche se non si raggiungesse la maggioranza dei componenti del consiglio regionale, sarebbe bene che i consiglieri del PD si dimettessero ugualmente. Subito. Immediatamente. E visto che hanno partecipato alla spartizione dei compensi, foss’anche per fini istituzionali, sarebbe bene che non si ricandidassero. Occorre una nuova classe dirigente, più sobria, più attenta. Altro che rottamazione.

Bella presa per il culo (con sottofondo classista)

“Gli mettono dei microfoni sotto il naso, lo intervistano in televisione (ah, la televisione… sai ti ho visto in televisione…), piazzano la sua foto sui giornali e chi prima faceva tutt’altro (magazziniere, cameriere, fiorista, impiegato di banca… con tutto il rispetto dei magazzinieri e dei camerieri e dei fioristi e degli impiegati di banca) diventa un politico che si occupa di questioni come il concetto di democrazia, il principio di rappresentanza, l’eterogenesi dei fini, spesso con un piccolo accenno a Schopenhauer e Lev Trotsky, ai filososofi greci e a Paperoga”.

Ma scusa, Beppe Grillo: non eri tu quello della democrazia diretta? Del ricambio della classe politica. Del via tutti? E adesso ti lamenti perchè il magazziniere, il cameriere, il fiorista, il bancario fanno politica? Ma sparati con una gazzosa, va.

Forma e sostanza

Le 10 cose buone.

E-mail per Bersani

Ho inviato al segretario questa:

Segretario, leggo dai giornali che Migliavacca e Reggi stanno trattando per le modifiche da apportare allo statuto in vista delle primarie. Ti ricordo che esiste una commissione statuto che non mi sembra sia mai stata investita dalla questione. Possibile che le regole debbano essere un fatto privato tra due contendenti e che il Partito debba essere escluso da una decisione tanto importante? Sinceramente trovo tutto questo scandaloso.
Un abbraccio e buon lavoro.
Raffaele Viglianti – Direzione Provinciale PD Latina

Le regole che non ci sono

Tutto previsto, da mesi. Ora, nel PD, si accorgono che mancano le regole per lo svolgimento delle primarie. Qualcuno glielo sta facendo notare da un pò. Ma c’è il rischio che le soluzioni siano peggiori dell’assenza di regole. Soluzioni che, tra l’altro, Migliavacca (Bersani) sta trattando con Roberto Reggi (Renzi), come se le regole riguardassero solo i due contendenti principali e non l’intero partito, secondo la logica del caminetto. Ma non esiste una commissione, per questo? A dir poco vergognoso. E poi la confusione che regna sovrana: 10.000 firme in 10 regioni? No, meglio 20.000 firme in 20 regioni. No, anzi, meglio raccogliere  il 15% degli iscritti 2011, che fa circa 90.000 firme (che poi bisognerebbe sapere dove andarli a prendere gli iscritti, dato che il tesseramento 2012, in molte parti del Paese, non è nemmeno iniziato). No, dai, facciamo il 30% dei membri dell’Assemblea Nazionale. Chi sono i 1.400 lo sappiamo, basta solo andarli a prendere uno ad uno, una sorta di accompagnamento coatto, visto che quando l’Assemblea viene convocata si presentano un terzo o al massimo la metà dei componenti. Ah, e poi la deroga allo statuto che consentirebbe a Renzi ed eventualmente altri di candidarsi dovrebbe essere votata con il 50%+1 dei membri della stessa Assemblea Nazionale. Prenotate un posto bello capiente, per il 6 ottobre. Nella speranza che si riempia. Altrimenti niente deroga. E poi ti risiedi al tavolo con Vendola, con Nencini (!), con Tabacci, con Rutigliano (!!) e decidi con loro se serve il registro o no, se la preiscrizione va fatta prima o il giorno stesso delle primarie. Se il turno è unico o doppio.

Il tutto a due mesi dalle primarie. Secondo me lo fanno apposta.