Archivio mensile:gennaio 2013

Ecodem-proposte per un futuro ecodem-compatibile

Tra i temi che questa campagna elettorale ancora non sta ancora affrontando a sufficienza c’è sicuramente quello ambientale. Diciamo anche che aver lasciato fuori dal Parlamento Roberto Della Seta e Francesco Ferrante non è stato un segnale di particolare attenzione nei riguardi delle tematiche ambientali. Ad ogni modo gli amici EcoDem hanno elaborato 10 proposte verdi per uscire dalla crisi, con le quali concordo e che sottopongo a lettori e candidati nel documento 10 proposte per l’Italia – ecodem.

Buona lettura.

Guardare oltre il 2013

Pensieri lunghi.

Come sarà l’Italia tra cinque anni? E come vorremmo che fosse?

Perché la campagna elettorale del 2013 è in realtà la campagna del 2018, anche se si vive sulla dichiarazione del giorno prima.

Tra cinque anni vorremo un Paese dei promettenti o dei conoscenti? Di sudditi-a-caste o di cittadini? Di soli uomini o di donne protagoniste (che poi lo sono già soli che non è loro riconosciuto)? Di alta formazione o di sotto cultura? Di una politica pervasiva (e invasiva) o capace di stare al proprio posto, che è “al servizio”? Di processi che durano più di una legislatura o di una giustizia che risponde in tempi certi e utili?

Voteremo per chi ci assicura di governare in una relazione quotidiana con gli elettori? Voteremo ancora per mille parlamentari scelti da qualcuno o cinquecento scelti da noi? Ci saranno ancora più di ottomila Comuni in regime di separazione o bacini amministrativi più efficienti e razionali? Ci sarà ancora la spending review o la spesa sarà stata rivista?

 

Fazzone sta sempre là

 

Si fa tanto parlare delle scelte del PDL di escludere Cosentino, Milanese, Dell’Utri, Papa. Io vorrei ricordare a tutti, e soprattutto agli elettori della provincia di Latina e del Sud Pontino, che al n° 3 delle liste del PDL al Senato, dopo B. e Gasparri (!) c’è Claudio Fazzone. Non c’è bisogno di spiegare chi sia Claudio Fazzone e cosa rappresenti nella nostra provincia. Il caso Fondi grida ancora vendetta, ancora di pochi giorni fa sono altri arresti di esponenti del clan dei casalesi che, insieme ad altri, hanno messo le mani sul MOF. E ricordiamoci sempre di ricordare di ringraziare Roberto Maroni, quello bravo, per aver salvato le chiappe all’amministrazione fondana e quindi a Fazzone stesso, mentre all’amico Bruno Fiore incendiavano la macchina e la giornalista Maria Sole Galeazzi veniva malmenata per le sue coraggiose inchieste giornalistiche. E ricordiamoci pure degli appoggi politici di cui ha goduto Fazzone in tutto il centrodestra, e di chi oggi vuole rifarsi una verginità, magari sotto l’ala protettrice del grande centro. Ricordiamo.

Lista non è un sostantivo femminile

Al netto dei Razzi e degli Scilipoti, “fottuti” in partenza dai loro nuovi compagni di viaggio (nemmeno un po’ di riconoscenza, diamine!), quello che colpisce delle liste PDL pubblicate è il numero irrisorio di donne presenti. Se ho letto bene nel collegio senatoriale della Lombardia per trovare il nome della prima donna bisogna arrivare alla posizione 22. E anche in altri collegi la storia non cambia. Fatti loro. Il PD porterá in parlamento una rappresentanza composta al 40% da donne. Ma tanto siamo tutti uguali, no?

Gli sconfitti

Tratto dal sito de La Repubblica

Tanta tristezza. Questo ha suscitato in me vedere le immagini del funerale di Prospero Gallinari. La tristezza delle persone sconfitte dalla vita e dalla storia. Gli sguardi sperduti vanno al di là della pena per l’amico scomparso. Ragazzi e ragazze che hanno usato male i loro vent’anni, che volevano portare l’attacco al cuore dello stato ma hanno finito con il trucidare innocenti. Valga su tutti il nome di Guido Rossa. Non so se l’oblio sarebbe il contrappasso giusto. La sconfitta nella sconfitta. Forse una dimensione sociale e pubblica i reduci del terrorismo possono ancora averla, al di là del loro impegno privato nel sociale (per chi ce l’ha) che è loro e soltanto loro. Ammettere gli errori, ammettere la sconfitta e farsi testimoni viventi della loro esperienza tragica, anche nelle scuole. Un monito in carne e ossa affinchè la notte della Repubblica non torni mai più. Senza autocelebrazioni, senza falsi miti. Monito e storia. Colpa e redenzione.

Un atto di generosità (e una questione di opportunità), diciamo – #tengofamiglia

La commissione nazionale di garanzia del PD è al lavoro per decidere definitivamente in merito ai cosiddetti “impresentabili” (Crisafulli, Capodicasa, Genovese, Papania, Caputo). La mia opinione è che nessuno di “impresentabile” dovrebbe presentarsi (a meno di Rosaria Capacchione per la quale mi sembra che la situazione sia leggermente diversa rispetto alle altre). Al di lá del codice etico, che sono sicuro Bersani fará applicare nel modo più rigoroso possibile, penso che ci siano dei motivi di opportunitá che dovrebbero spingere a compiere delle scelte. Se vuoi fare una campagna elettorale puntando il dito contro dei fenomeni che allargano la zona grigia nella quale spesso si muovono alcuni esponenti delle coalizioni avversarie e che a volte vedono coinvolti anche esponenti del PD, allora bisogna avere la forza di chiedere ai singoli un sacrificio personale di cui beneficerebbe tutto il partito. Stesso discorso andava fatto per i consiglieri uscenti della Regione Lazio che non si sono macchiati di alcun reato ma che portano su di sè la responsabilità politica di aver avallato un sistema di proliferazione delle spese dei gruppi consiliari. Persone “scartate” alla Regione, ma in parte “promosse”, non si sa con quale criterio (ah, i voti!) a Camera e Senato. E se non sono stati promossi in prima persona allora subentrano i parenti. E non lamentiamoci se poi ci scappa un ricorso sacrosanto. Come dice Giovanna Cosenza anche questa è comunicazione: sbagliata, ma sempre comunicazione.

Samu e il voto dilettevole

Beh, stamattina il post di Samuele ve lo ripropongo tutto, così com’è. E mi sento di abbracciare Samuele, a distanza. E di ringraziarlo per le sue parole.

Lo so, io non sono mai stato un cittadino comune nel mio rapporto con la politica. Mi ha sempre affascinato, mi è sempre piaciuta, mentre per la gran parte dei cittadini è un male necessario.

Però mi ricordo ancora quanto era bello avere diciotto anni e tre mesi e poter fare la croce sul quel simbolo, disegnato da Guttuso, che pochi mesi dopo sarebbe scomparso dalle schede. Che uno ci faceva la croce sopra e diceva: ah, bene!

Ah, bene! Pensai facendo la croce su l’Ulivo nel ’96, perché si sapeva che quella volta toccava a noi, toccava alla sinistra di andare al governo. Finalmente.

Ah, bene! Pensai, e forse mi scappò detto anche a voce alta nel 2006, perché 5 anni di Berlusconi erano stati davvero troppo per il nostro Paese, e si sperava di vincere, nonostante la battuta sull’ICI a tempo scaduto nel dibattito, nonostante l’ennesima promessa da marinaio di B. E poi vincemmo, ma di poco, l’urlo di vittoria ci si strozzò in gola.

Perché quando si da un voto, un voto importante come per le elezioni politiche, tutti vorremmo poter dire: Ah, bene! Col mio voto cambierò l’Italia, la renderò un paese migliore.

E stavolta per me vale anche di più, perché sono anche candidato, e lo sento come un onore, e sento anche il dovere di spiegare alla gente perché votare per il Partito Democratico, mettere idee per convincere la gente, far capire che se governiamo noi sappiamo come fare, sappiamo dove mettere le mani.

Per questo, il dibattito di questi giorni sul voto utile mi rimane sullo stomaco. Ma davvero abbiamo bisogno di agitare lo spettro di Berlusconi per convincere la gente a votare per il Partito Democratico? Davvero dobbiamo chiedere a Ingroia di non presentarsi al Senato in qualche Regione?

Per favore, smettiamola subito. Cominciamo a parlare di programmi, di proposte, di cosa faremo quando saremo al governo. Senza parlare di alleanze, senza parlare di Berlusconi.

Non chiediamo agli italiani di turarsi il naso e di votare per noi. Chiediamo agli italiani di leggere il nostro programma, il curriculum dei nostri candidati e di darci un voto per questo. Dimostriamo che siamo seri ed affidabili, e chiediamo il voto per questo.

Facciamo in modo che, dopo un anno di sospensione dalla politica torni la voglia di politica, che la gente possa entrare in cabina, fare una bella croce sul simbolo del Partito Democratico, e gli scappi detto, a mezza bocca: Ah, bene! E che la gente torni a casa soddisfatta (e magari anche orgogliosa) di averci votato.

Perché il voto al Partito Democratico non sia solo utile, ma anche e soprattutto dilettevole. Ah, bene!

Aspettiamo le liste altrui

Si poteva fare di più? Forse si, ma comunque è impensabile azzerare completamente una rappresentanza parlamentare da una legislatura all’altra. E comunque aspettiamo, davvero, quello che faranno gli altri. In termini di rinnovamento e termini di rappresentanza femminile.

Sarebbe stato

E adesso ne parlano tutti i giornali. I consiglieri regionali radicali che hanno contribuito in maniera decisiva a far esplodere il caso Fiorito vanno a casa. Alcuni dei consiglieri regionali del PD esclusi dalla Pisana ma promossi al Senato o alla Camera. In prima persona o i loro familiari. Personalmente avevo chiesto che i consiglieri regionali uscenti del PD stessero fermi un giro. Tutti. Sarebbe stato un gran segnale per il PD.