Archivio mensile:marzo 2013

L’impossibile che diventa possibile

A questo punto, probabilmente, qualcuno inizierà a sostenere che Bersani parlasse a titolo del tutto personale quando ribadiva il suo #mai ad un governo con il PDL. Altrimenti un bel pò di persone dovranno spiegare come sia possibile ipotizzare e attuare, senza Bersani, ciò che era nè ipotizzabile nè attuabile, senza Bersani. Tempo fa, nemmeno troppo, scrissi di persone pronte a brutalizzare il segretario (nel senso di tu quoque Brute). Appunto. Ce ne sono un bel pò, in giro.

Fuori Sassoli dalle primarie

Mi associo senza indugi alla richiesta di Cristiana di escludere David Sassoli dalle primarie per la scelta del candidato a sindaco del centrosinistra a Roma, ai sensi del regolamento che lo stesso Sassoli, al pari degli altri candidati, si è impegnato a rispettare. Non faccio parte della direzione regionale e non sono tesserato del PD a Roma, ma da residente nella capitale dico che lo scempio dei manifesti elettorali, peraltro abusivi, deve finire. Per rispetto alla città e per rispetto a chi chiede alla politica, e in particolar modo al PD, di dare il buon esempio nel seguire le regole e nello spendere meno denaro rispetto a quanto è stato fatto fino ad ora.

NO al PDL SI al cambiamento, sottoscrivi l’appello di #prossimalatina

Il nostro Paese è in una situazione politica tra le più drammatiche della storia repubblicana. L’esito del voto ha sancito l’esistenza di tre blocchi contrapposti che, sostanzialmente, si annullano l’uno con l’altro, ma il voto degli elettori ha anche certificato, semmai ce ne fosse stato bisogno, la necessità impellente e non più procrastinabile di un cambiamento radicale e definitivo della scena politica italiana in quanto a metodi e persone. I tentativi in atto da parte del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani vanno in questa direzione, e riteniamo incomprensibile la posizione dei parlamentari del M5S che, oggi, hanno la possibilità concreta di realizzare quel cambiamento in nome del quale sono riusciti ad essere eletti come rappresentanti della seconda forza politica del Paese. Come tutte le forze politiche dovranno risponderne anche loro ai propri elettori.  In queste ore si conoscerà l’esito del tentativo di Bersani al quale va tutto il nostro sostegno, ma riteniamo inaccettabile qualsiasi soluzione che sia altra rispetto ad una collaborazione tra la coalizione Italia Bene Comune e M5S e che, magari, preveda baratti indecenti di cariche istituzionali che vanno preservate e tutelate come un bene prezioso  di tutti i cittadini. Ci opponiamo con forza, quindi, ad un’ipotesi di governo con il PDL e con altre forze politiche con le quali, invano, il Partito Democratico ha cercato di riformare le istituzioni del nostro Paese durante la passata legislatura. Tale soluzione sancirebbe l’abbandono definitivo di qualsiasi speranza di cambiamento e risulterebbe essere la mazzata definitiva per il Partito Democratico, già in notevole sofferenza dal punto di vista del consenso tra i cittadini. Mai come stavolta i rappresentanti istituzionali del Partito Democratico hanno l’obbligo di ascoltare la voce dei propri elettori, nettamente contrari a qualsiasi ipotesi di governissimo, piuttosto che assumere posizioni o, peggio, decisioni senza aver tenuto conto del sentire di chi li ha eletti in Parlamento su ciascun territorio di riferimento. Il Partito Democratico della provincia di Latina, eternamente squassato dalle solite lotte intestine che si ripropongono puntualmente ad ogni tornata elettorale, non può più permettersi di parlare con la voce dei singoli, a maggior ragione se sostanzialmente privo di una guida che si dedichi al partito a tempo pieno. Tra l’altro non possiamo fare a meno di notare come la mancanza di una linea politica chiara e riconoscibile a livello provinciale crei notevoli  problemi nelle realtà che a maggio saranno chiamate a scegliere i propri amministratori, soprattutto laddove l’attivismo dei singoli fa si che vengano prese decisioni che passano sopra la testa stessa dei circoli e in spregio a quanto definito in sede di direzione regionale. Chiediamo quindi la convocazione urgente degli organismi dirigenti affinché il partito provinciale, nella sua interezza, possa discutere ed esprimersi in merito alle vicende politiche nazionali e affinché anche i tanto decantati territori possano far sentire la propria voce in una situazione tanto delicata per il futuro di noi tutti.

Chi volesse aderire a questo appello può scrivere all’indirizzo e-mail:

prossimalatina@gmail.com

Crocetta rimpasta la giunta

Non bastavano le “troie” di Battiato (ha usato termini eccessivi, il Maestro, ma a ben guardare ce ne sono state e ce ne stanno in parlamento, nelle giunte regionali, “troie” politiche e “troie” di fatto, ce lo siamo detto per mesi), adesso pure i raggi cosmici di Zichichi.

 

 

Arrivare a C senza passare da A e B

Sia chiaro, io spero che Bersani ce la faccia a fare un governo. Non un governo qualsiasi, che si regga su un pezzo preso di quà, tre pezzi presi di là, una mezza astensione, quattro che abbandonano l’aula ed è fatta. Questo sarebbe il modo migliore per consegnare il Paese a M5S, che avrebbe gioco facile nell’additarci ancora come uguali agli altri, ai quali chiediamo la non-sfiducia per vivacchiare (perchè di questo si tratterebbe, puro galleggiamento). Sono per un governo del firmamento, altro che 5 Stelle. Un governo che faccia le cose che vanno fatte e che sono state spesso colpevolmente rimandate per anni, attingendo ciò che c’è di buono nel programma di M5S, e sfidando i parlamentari di Grillo a dire no. Solo loro (e se qualcun altro votasse la fiducia ad un governo del genere sarebbero fatti loro).  Poi però questi pensieri si mescolano alle immagini della direzione nazionale del PD che si è svolta ieri sera. Riunione inutile come non mai. Cercavo di decifrare le parole della Franco, o di Letta. Pensavo al cittadino comune che stava guardando la diretta streaming e a quanto dovessero sembrare alieni scollati dalla realtà quelli che parlavano. E ho pensato che se fossimo stati un paese normale il giorno dopo le elezioni Bersani e tutto il gruppo dirigente del PD avrebbero rassegnato le proprie dimissioni dicendo: abbiamo dato, abbiamo fallito, abbiamo perso, ora tocca a qualcun altro. Non impediremo in alcun modo la formazione di un governo di vero cambiamento. E credo che in questo modo saremmo arrivati a C con meno angoscia e con più speranza per il futuro. Per noi e per il paese.

Non è successo

A leggere i giornali, oggi, c’è da rabbrividire. I canali da tenere aperti, i governi di scopo, i nomi ai quali non si può dire di no. Violante. Marini. Letta vecchio e Letta giovanevecchio. Delrio. Le riforme da fare insieme al PDL, perchè stavolta è diverso, possiamo farcela (si, vabbè). La Lega (!) forse si forse no. Angelino Alfano, che non mettereri nemmeno alla guida di un condominio con un solo abitante, possibile presidente di una bicamerale (ancora co’ sta cazzo di bicamerale??). Tranquilli ragazzi, il 24 e 25 febbraio non è successo niente. NON È SUCCESSO NIENTE.

Non ci inventiamo niente

Oggi Bersani riceverà l’incarico. Per un mandato esplorativo. Come ci siamo detti e ridetti, il passaggio è strettissimo. Speriamo tutti in un esito positivo perchè il Paese ha bisogno di un governo. Ma non di qualsiasi governo. Per essere chiari: a mio avviso non è ipotizzabile alcuna collaborazione con il PDL. Il percorso per Bersani (o chi per lui) è: si fa un governo PD-M5S (al limite con Scelta Civica) che duri il tempo di fare poche cose condivise. O un governo M5S-PD se ci fanno la grazia di far sapere al mondo chi sarebbe il loro Presidente del Consiglio da incaricare. Punto. Se non ce la si fa, si torni al voto.

Quello che siamo e quello che vorremmo si realizzasse

Ho conosciuto Pippo nel giugno del 2009, a Roma. il giorno della presentazione della candidatura di Ignazio Marino per il congresso del 2009. Doppio colpo, direi, perchè quel giorno conobbi anche Cristiana. Non sto qui a menarvela sugli incontri pubblici di Albinea, Firenze, Bologna, Milano. Prossima Italia e il Nostro Tempo. Grazie a Pippo e agli amici prossimi ho trovato una motivazione per impegnarmi, con tutti i miei limiti, nel rendere il PD migliore rispetto a quello nel quale militiamo, spesso, con frustrazione, rabbia, senso di impotenza. Anche a me hanno chiesto più volte cosa siete, cosa volete. Sentendomi rispondere: ho capito, un’altra corrente. Ecco, credo che queste parole riassumano un pò il lavoro di questi anni, e anche la strada che vorremmo si percorresse tutti insieme.

Prendendo spunto da Hemingway, quello che propongo al Pd è di riconoscere l’esistenza di una corrente mobile (e nobile), che appunto nobiliti il ruolo di chi è stato eletto con le primarie, di chi non è ancora affiliato a nessun club e che attende con un’impazienza crescente di vedere valorizzate le proprie qualità. Senza immaginare di assorbirli in una corrente o in una parrocchia, né di portarli tutte le sere in trattoria a parlare tra loro. Privilegiando l’attività legislativa e di relazione con gli elettori, all’attività di retroscena e di relazione tra le correnti, per cui, tra l’altro, ci vuole un dottorato di ricerca lungo quanto una legislatura.

La corrente mobile è una corrente che può avere ragione o torto, vincere o perdere, ma secondo me farebbe vincere il Pd. Così, a occhio.

Lo studente si applica (ed è anche un pò strafottente), ma i risultati…

Noi non votiamo nessuno dei vostri perchè ci fate schifo (tanto schifo da non stringere nemmeno la mano a chi vorrebbe conoscerci, tiè!), però voi dovete votare i nostri perchè siamo la gggggente.

Una posizione politicamente matura nonché ineccepibile da un punto di vista strettamente democratico. Intanto le chiacchiere come i disegni di legge presentati stanno a zero. Dai ragazzi, potete fare di più.

p.s. dimenticavo: alle conferenze stampa non si fanno domande eh…

La mossa del cavallo

Popolino riassume in poche righe lo spirito necessario ad affrontare le prossime settimane:

“…Ma è questa la sfida, è questo lo scenario. Conquistarsi il voto ogni giorno come chi non ha più niente da perdere, e quindi non ha più paura di niente: come in uno stallo alla messicana, e chi ha visto il film lo sa, che dei tre è meglio essere il Buono. Puntando non su soluzioni di compromesso, ma su soluzioni presentabili: presentabili al Paese, non al Palazzo. E poi lasciare che il Palazzo voti come vuole, presunti esegeti delle istituzioni e gruppettari scatenati, senza distinzioni: con la preoccupazione di fare le cose giuste messa molto davanti a quella di esser spediti a casa, ma soprattutto messa davanti a tutti coloro che avranno la responsabilità di approvarle o bocciarle, favorire l’interesse comune o il proprio. Buttare la palla dall’altra parte del campo, una buona volta, e vedere che succede. Se non funziona, avere la coscienza a posto, che già sarebbe una bella novità…”