Archivio mensile:aprile 2013

L’interesse del Paese

Nasce il governo Letta. Il primo governo politico PD-PDL. Sarà un governo di legislatura. Troppo ambiziosi, nella loro vaghezza, i punti programmatici per pensare ad una durata inferiore. Nessuno ha parlato di emergenza, parole usate all’epoca delle formazione del governo Monti. Ciò lascia presagire un cambio di pelle del PD, che da forza di centrosinistra ancorata nella tradizione del socialismo europeo rischia di diventare una forza strutturalmente centrista e iper-moderata, l’esatto contrario di quanto abbiamo pensato di costruire con la fondazione del Partito Democratico. Una forza che fa delle larghe intese il suo stesso motivo di sopravvivenza. Fateci caso, nessuno parla più di mettere in campo politiche bipartisan per risolvere problemi specifici, per poi ri-confrontarsi  in una nuova tornata elettorale nella quale ciascuno si riappropria del suo specifico ruolo e si contrappone all’altra parte. Nulla di tutto ciò.

Non voglio ripercorrere le vicende che hanno portato alla formazione di questo governo. Dico solo che nella testa di molti, a partire dai 101 traditori ma non solo nella loro, si voleva arrivare esattamente a questo. E a questo si è arrivati.

In questi giorni nelle parole di molti si fa appello alla responsabilità, in virtù della quale si dovrebbe mettere da parte l’interesse di bottega (ossia del PD) per considerare l’interesse del Paese. Sono questioni collegate. Vorrei difatti capire quanto l’evoluzione (o, meglio, l’involuzione) del PD, che diventa una sorta di Democrazia Cristiana del terzo millennio, corrisponda all’interesse del Paese. Non parlo dell’interesse degli elettori del PD, ma dell’interesse del Paese.

Dicevamo del programma del governo Letta. Tanto generico quanto ambizioso e privo di coperture finanziarie per la rimodulazione/soppressione/restituzione dell’IMU piuttosto che per compensare il mancato aumento dell’IVA. Ma su questo possiamo stare tranquilli: piena continuità con il governo Monti, sacrifici per i soliti, tagli alle spese degli enti locali che si tradurranno in tagli a servizi ai cittadini. Una rivoluzione copernicana, senz’altro. In definitiva, ad oggi, gli otto punti di Bersani sono un pallido ricordo e il PDL gongola visto che il programma di governo si fitta in moltissimi punti al loro (Alfano: “Le parole di Letta sono musica per le nostre orecchie”).

Alcune delle priorità indicate dal PD in campagna elettorale, seppure in maniera ondivaga, sparite. La dico meglio: alcune delle priorità per il Paese sulle quali per anni gli elettori di centrosinistra e del PD in particolare hanno chiesto al Partito Democratico in particolare parole chiare e soluzioni definitive sono sparite.

Faccio qualche esempio.

Parliamo di conflitto di interessi. Per anni abbiamo usato l’argomento del conflitto di interessi come una clava contro Berlusconi. O meglio, abbiamo minacciato di usare l’argomento del conflitto di interessi come una clava contro Berlusconi senza mai muovere un dito. Di contro il PDL ha da sempre fatto quadrato attorno al suo Capo per difendere l’indifendibile, ossia il conflitto di un operatore economico, il più importante del Paese, che si è inventato politico minacciato di dover vendere le sue imprese o quantomeno di sciogliere l’intreccio tra politica e affari (suoi), come si fa in ogni paese civile. Ma nel nostro Paese il conflitto d’interesse non è solo Berlusconi. Per usare un termine di moda in questi giorni, quanto catoblepismo c’è nella struttura, nel corpo economico e sociale del nostro Paese? Prendiamo la commistione tra politica e fondazioni bancarie. La politica che attraverso le banche continua a garantire gli interessi di ristrette oligarchie e di imprenditori amici (capaci o incapaci fa lo stesso) piuttosto che essere da sprone affinché gli operatori economici sani, i giovani che vogliono fare impresa, le aziende che investono in ricerca e innovazione abbiano un più agevole accesso al credito. È conflitto di interessi, questo? Oppure: la presenza della politica nell’amministrazione della sanità, il vero buco nero delle regioni che riversano sullo stato i debiti e sui cittadini le inefficienze: il danno e la beffa. È conflitto di interessi, questo? Potrei continuare con altre vicende delle quali si è occupata L’Antitrust (ancora banche, e poi assicurazioni, carburanti, energia, telefonia, farmaci) e che segnano in maniera drammatica la condizione di arretratezza del nostro Paese che non sa e non vuole regolare conflitti che incidono sulla carne viva dei cittadini, tolgono risorse agli investimenti e ai consumi,  ingrassano spessissimo imprenditori incapaci, contribuiscono a mantenere in vita un diffuso parassitismo e a perpetuare il potere di chi già ce l’ha. Sarà in grado di sciogliere questi nodi il governo Letta? Ma secondo me nemmeno ci proveranno. È interesse del Paese, questo?

 Altro esempio. Parliamo di giustizia. Sono anni che si discute circa la necessità di riformare la giustizia, soprattutto quella civile, per dare certezze a cittadini ad imprenditori. Sono anni che ci si lamenta della lentezza del processo penale (salvo poi adottare tecniche dilatorie nei processi in cui si è coinvolti piuttosto che approvare leggi che, di fatto, tendono a far morire i processi per prescrizione. Ma questa è un’altra storia. Anzi, è storia). Al netto dei tecnicismi nei quali non mi addentro perché non sono un esperto del settore, credo che salti all’occhio immediatamente la necessità di mettere a disposizione della giustizia più risorse economiche. Per l’informatizzazione. Per l’assunzione di personale amministrativo che assicuri una più ampia calendarizzazione dei processi (per svolgere un’udienza servono i magistrati a anche i cancellieri, gli uscieri). Per la carta. In questi anni abbiamo assistito a tagli su tagli anche nel comparto della giustizia, e non parlo appositamente delle manifestazioni sotto i palazzi di giustizia o delle accuse alla magistratura di essere cancro e mafia nello stesso tempo. Avrà la capacità, ma soprattutto la volontà, di reperire risorse per efficientare la macchina della giustizia nel suo complesso piuttosto che continuare ad operare con tagli orizzontali, il governo Letta? Secondo me, no. È interesse del Paese, questo?

Altro esempio. Parliamo di ambiente. In senso lato. Con una piccolissima premessa: la scelta di Andrea Orlando al ministero dell’Ambiente è avvenuta in piena continuità con i metodi del passato. Quando si dice cambiamento. Nessuna competenza sulla materia e distribuzione di un posto ad una corrente del partito. Non male, davvero, considerando che il PD aveva escluso dalle liste di Camera e Senato Roberto della Seta e Francesco Ferrante, due esponenti eco-dem che nella passata legislatura si erano dati davvero da fare, su temi ambientali. Dicevamo ambiente in senso lato. È necessario continuare a consumare suolo, soprattutto nelle grandi città, per continuare a costruire case che nessuno compra e nessuno abita, case che finiscono per essere garanzia per le banche che hanno erogato prestiti per la loro costruzione? E intanto i soldi girano, e i costruttori sono sempre gli stessi, con i loro amici nella politica con i quali si garantiscono a vicenda ciascuno la propria sopravvivenza? È possibile parlare di abusivismo edilizio e recupero del territorio con chi ha fatto dell’abusivismo (non sto parlando di contrasto, eh) un cavallo di battaglia della campagna elettorale in una delle regioni maggiormente devastate da un fenomeno di illegalità tanto diffuso? È possibile parlare di mobilità sostenibile in luogo di infrastrutture faraoniche inutili? È possibile parlare di come salvaguardare realtà industriali tipo la IrisBus che potrebbero continuare a vivere producendo mezzi pubblici eco-compatibili se solo i Comuni fossero incentivati a rinnovare il proprio parco-vetture? È legittimo nutrire qualche dubbio su come si muoverà, su questo terreno il governo Letta? È interesse del Paese, questo?

Ulteriore esempio. I diritti. Degli immigrati. Delle coppie omosessuali. Delle coppie che desiderano un figlio. In Italia vige ancora la legge Bossi-Fini, e con tutta la stima per il Ministro Kyenge non credo basterà la sua presenza per cancellarla. In molti paese del mondo si moltiplicano provvedimenti di legge che consentono il matrimonio tra persone dello stesso sesso, che in questo modo acquisiscono medesimi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Provvedimenti che sanciscono uguaglianza e che non vanno in alcun modo a ledere i diritti e i doveri di chi non beneficerà di tali norme. Provvedimenti che rendono la società in cui viviamo semplicemente equa e capace di valorizzare le differenze, in un’ottica di benessere per tutti.  In sede di corte di giustizia europea, ma anche ricorrendo al sistema giudiziario italiano si moltiplicano le sentenze che sanciscono l’illegittimità della legge 40 sulla procreazione assistita. Una legge talebana che impedendo la diagnosi pre-impianto nega la possibilità di una maternità e paternità matura e consapevole a coppie in difficoltà, riducendo la donna ad utero vivente piuttosto che a madre. È un azzardo pensare che il governo Letta non metterà mano ad alcuno di questi problemi? ? È interesse del Paese, questo?

E infine, come si muoverà il governo Letta nella soluzione di crisi industriali in settori strategici (penso all’acciaio e al suo indotto) che soffrono non per l’incapacità di produrre beni di qualità ma per la delocalizzazione che mortifica le professionalità, toglie dignità ai lavoratori in un’ottica di puro profitto. Avrà la volontà di salvaguardare il lavoro e i lavoratori oppure dirà: è il mercato, baby? È interesse del Paese, questo?

Potrei continuare, ma mi fermo qui. Dico solo che nella drammaticità delle vicende politiche delle ultime settimane, degli ultimi giorni, sono emerse tutte le contraddizioni di un partito mai davvero nato perché non è mai stata definita la direzione da intraprendere, il progetto per il Paese, la visione della società da costruire da qui a vent’anni, per noi e per i nostri figli.

È ora di fare tutto questo. In un congresso che deve essere fondativo del PD. C’è chi dice che il PD, invece, deve essere ciò che sta diventando nelle ore del governo di larghe intese. Un partito fatto per collaborare a lungo termine con chi, fino a pochi giorni fa, era del tutto incompatibile con la nostra storia. E che in quest’ottica tradisce il suo manifesto dei valori. Legittimo. Ci confronteremo. E si capirà, finalmente, cosa dovrà essere il PD.

Noi ci saremo.

No al governissimo

Mentre Enrico Letta annuncia il programma di un governo di legislatura (che durerà finchè converrà all’azionista di riferimento di questo esecutivo, Silvio Berlusconi), si alza, dalla maggioranza, una sola voce di dissenso.

 

P.s. Alla Camera non ha votato la fiducia anche Davide Mattiello. Al Senato Lucrezia Ricchiuti.

Il partito nè-nè

L’analisi di Ilvo Diamanti, su La Repubblica di oggi. Il PD non riesce a liberarsi di Berlusconi….

…anche e soprattutto perché il Pd non è mai riuscito ad affermare una propria, specifica, identità. È un partito né-né. Né socialdemocratico né popolare. Semmai post. Dove coabitano, senza amore, postcomunisti e postdemocristiani (di sinistra). Un partito im-personale. Che utilizza le primarie per selezionare leader poco carismatici e lasciar fuori quelli più pop (olari). Un “partito ipotetico”, ha scritto Eddy Berselli nel 2008. Rassegnato a perdere, anche quando vince – o quasi. Perché coltiva il mito della sconfitta –  e dell’opposizione. In fondo, anche Berlusconi, per il Pd e la Sinistra, è un mito. Negativo, ma non importa. Perché i miti, si sa, non muoiono. Per non morire berlusconiani, dunque, non c’è alternativa. Occorre costruire un’alternativa: “senza” Berlusconi. “Oltre” Berlusconi. Solo a questa condizione è possibile sopravvivere a Berlusconi. Il Pd, per questo, deve cambiare in fretta. Individuare e comunicare una propria, specifica identità. Con poche parole e una leadership forte. Prima delle prossime elezioni. Non gli resta molto tempo.

Qui si fa la storia (e si muore)

Ma, dopotutto, perchè scandalizzarsi se Berlusconi indica se stesso come futuro presidente della convenzione per le riforme? Se patto PD-PDL deve essere, che sia completo. O no? Dopotutto è la storia e orientare i processi politici, e non il contrario. E la storia vuole tutto questo. E si proseguirà su questa strada. Qualcuno vede impedimenti nel nominare Berlusconi senatore a vita?

Compromessi al ribasso

La mia avversità al nascente (anzi, nato) governo Letta non sta nei nomi di chi ne fa parte. Anche quello, certo. La presenza di Emma Bonino o di Cecile Kyenge non può compensare altre figure pessime, senza alcuna competenza specifica, messe lì in un’ottica di suddivisione tra partiti e tra le correnti di un partito (il PD). Gridano vendetta Beatrice Lorenzin alla sanità, la moglie di Boccia all’agricoltura e Andrea Orlando all’ambiente. Pure Lupi alle infrastrutture non scherza. Dicevo, la mia avversità. Vedo un governo in totale continuità con il governo Monti. Il Paese aveva bisogno d’altro. Al di là della frammentazione in tre blocchi più o meno equivalenti il voto di febbraio ci ha detto che il 60% degli italiani voleva un cambiamento. Quali riforme epocali possono nascere da un accordo PD-PDL SC che è il simbolo stesso della conservazione di una classe dirigente completamente scollata dal Paese reale? Penso al welfare, alla scuola, alla ricerca scientifica, alle infrastrutture, alla sanità, alla macchina della giustizia, ai precari. Ditemi che sono pessimista, ma non verrà nulla di buono, dai veti incrociati imposti dalle anime inconciliabili che compongono questo governo. E se compromesso sarà, sarà al ribasso.

Il brutto deve ancora cominciare

La foto è tratta dall’Huffington Post.

Non so se i ministri saranno alcuni di quelli che si vedono ritratti. Ma se già abbiamo mal di pancia nell’accettare la formazione di un governo politico PD-PDL, la lista dei ministri rischia di provocarci veri e propri conati di vomito. E l’alternativa a questo schifo, considerato impossibile da realizzare dai massimi dirigenti del PD fino a pochissimi giorni fa, c’era.