Archivio mensile:giugno 2013

Parlamm’ e nun ce capimm’

Lo diceva (tra gia altri), anche Francesco Paolantoni, in una gag abbastanza sguaiata. Ecco, mi è venuta in mente questa massima, leggendo la cronaca della vicenda F-35. Nella votazione delle mozioni di ieri tutto si è giocato su un aggettivo: “ulteriore”. Ulteriore acquisizione. Per alcuni (PDL) significa che il Parlamento potrà mettere parola solo su altri acquisti, e non su quelli già fatti. Per altri (PD) invece significa che per ora ci teniamo i tre acquistati, per gli altri si vedrà. La cosa è ambigua, non c’è che dire. La soluzione c’era: votare la risoluzione SEL-M5S. E l’unico a votare a favore, nel PD, è stato Enrico Gasbarra. Bravo.

#altrimenticadeilgoverno?

Nel gruppo parlamentare del PD i no agli F-35 sono in aumento. Che siano una spesa inutile, c’è chi lo sostiene da tempo. Spero solo che ci sia modo di discuterne, e che non passi la linea “effetrentacinquestrumentodipace”. E che il governo non ponga la questione di fiducia.

Nessun condono edilizio, grazie

In Campania (ma non solo in Campania), le elezioni di vincono e si perdono sul tema dell’abusivismo edilizio. Anche le ultime politiche. Il PDL aveva apertamente sponsorizzato un condono che avrebbe sanato migliaia di abusi. E loro hanno vinto. Uno dei territori più devastati d’Europa, tra case abusive, discariche di rifiuti abusive, cave abusive. Colpisce, quindi la notizia di un disegno di legge a firma del deputato PD Mario Cuomo (che avevo imparato a conoscere in un incontro organizzato a Napoli un paio di anni fa, sindaco all’avanguardia sulla raccolta differenziata dei rifiuti nel suo comune, Portici) che vorrebbe, in Campania, la sospensione delle demolizioni, la riapertura dei termini del condono per i fabbricati realizzati fino al 31 marzo 2003 e concedere al massimo due anni di tempo per i Comuni per decidere, pena lo scioglimento dell’amministrazione, se accogliere o respingere le istanze di sanatoria non ancora esaminate. La denuncia è dei due ex senatori del PD Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, sulle pagine del sito Greenreport.it. Il ripristino della legalità, la salvaguardia del territorio, il risanamento delle aree edificate abusivamente: queste le priorità. Altro che condono.

TuParlamento

 

Dal sito di TuParlamento, piattaforma LiquidFeedBack che i cittadini possono utilizzare per proporre e discutere direttamente proposte da portare in Parlamento: 

Un gruppo di parlamentari di diverse formazioni politiche su iniziativa della senatrice Laura Puppato, ha promosso l’uso della piattaforma TuParlamento, che  permette ai cittadini di avanzare proposte al Parlamento per affrontare le emergenze politiche, economiche e sociali del paese. Queste proposte vengono rivolte direttamente ai parlamentari delle forze politiche presenti in Parlamento che si sentono impegnati a valorizzare la democrazia partecipativa come fattore di  rinnovamento del Paese e della politica.

La partecipazione è aperta a tutti i cittadini di qualsiasi orientamento ed appartenenza politica. Il Patto Partecipativo è ciò che impegna reciprocamente i cittadini che partecipano e i parlamentari che si registrano e  sottoscrivono  il Patto.  In particolare  l’impegno dei parlamentari consiste nel portare le proposte approvate dai cittadini sulla piattaforma all’interno della loro attività parlamentare e legislativa dandone pubblico riscontro nel Diario della Partecipazione.

Questione di prospettive

Popolino centra il punto:

Con un certo tipo di leader, un Pd che parla ai delusi della destra può valere il 40 per cento, dicono i sondaggi. Io penso che, con un altro tipo di leader, un Pd che – banalmente – fa il Pd può valere il 40 per cento senza per questo dover attirare i delusi della destra: perché li recupera lì dove li ha più vicini, a sinistra, come il risultato di Grillo ha dimostrato: e io non penso davvero che alle ultime elezioni il Pd non abbia vinto perché non ha parlato agli ex elettori del Pdl, penso che non abbia vinto perché è stato vaghissimo sulla sua idea di Paese, perché si è fatto fregare da sinistra tutti temi che ha sottovalutato, e semmai perché non è stato sufficientemente alternativo ai suoi avversari.

Ho cambiato canale

Mi è bastata la prima domanda di Lilli Gruber a Bersani. O forse la seconda, non so.  Se la sente di fare la parte dello sconfitto, o roba simile. E quale poteva essere la risposta? Perché, del resto, il PD non ha perso le elezioni. Le ha non-vinte. E il governo con il PDL è un successo. Un enorme successo. Ho cambiato canale. SOS Tata, Violetta, I Griffin, Io me e Simone, Megafabbriche. Qualsiasi cosa, pure di non ascoltare, per l’ennesima volta e dall’ennesima persona, una mancata assunzione di responsabilità. Perché quello che è mancato, in questo Paese, è l’umiltà per assumersi la responsabilità degli errori fatti. E quelli di Bersani, che da segretario del PD aveva e ha l’obbligo morale e politico di assumersi il peso di una SCONFITTA ELETTORALE EPOCALE DEL PD, stanno tutti là. La sottovalutazione dei segnali di insofferenza e disaffezione, miliardi di segnali che arrivavano dalla base, dai cittadini, dal Paese. I referendum. La campagna elettorale, il giaguaro, le correnti, i giovanivecchi, le otto-proposte, il passo indietro fatto a metà. Marini. I 101 (anche 150) dei quali VOGLIAMO I NOMI, CAZZO. Il ritorno. A dettare regole che ammazzerebbero definitivamente il PD, a fomentare il correntismo. A prendere rivincite. Non ce l’ho fatta.

W il telecomando.

In Parlamento si parla

Il Parlamento, dovrebbe essere, per definizione, il luogo nel quale si parla, si dialoga. Altimenti si sarebbe chiamato, che so, Silenziamento. O Diffidamento. Per alcuni, si potrebbe chiamare tranquillamente Tradimento. Ossia il luogo fisico nel quale si consuma il tradimento degli impegni presi con il proprio elettorato. E quale sarebbero questi impegni? Quelli, appunto, di non rivolgere la parola ad alcuno, di diffidare di chiunque si rivolga a te anche solo per fare due chiacchiere. Poi si passa a vedere complotti e complottisti ovunque. E poi si passa all’insulto.  E poi alle epurazioni. E così via. Senza peraltro sapere bene dove si va a finire.

Così ti puoi spiegare gli insulti, gratuiti, che oggi Pippo Civati s’è beccato dai democraticissimi fan del M5S, oltre a quelli del loro ducetto.

Ma il ragazzo ha stoffa, tranquilli.

 

Sempre sul PD della provincia di Latina

Il Partito Democratico della provincia di Latina è formalmente senza una guida da settimane, e sembra davvero lontana qualsiasi soluzione condivisa che restituisca al PD provinciale autorevolezza e credibilità. Nonostante ciò continuano nomine, spartizioni, annessioni, prese di posizione di singoli, analisi politiche a dir poco miopi, il tutto in assoluta continuità con la passata gestione e in assenza di un minimo di confronto pubblico. Sorprendono quindi le ipotesi di nomine all’ATER piuttosto che alla ASL, delle quali si discute senza tenere nel benché minimo conto competenze e professionalità e dalle quali ci dissociamo con fermezza. Sorprende la naturalezza con la quale, nel Comune di Pontinia, si allarga la maggioranza a pezzi dell’opposizione, come voler suggellare anche a livello locale l’asse PD-PDL, immemori di ciò che il PDL ha rappresentato nella nostra provincia. Non sorprendono più, invece, i toni inutilmente trionfalistici di chi ha co-gestito in maniera fallimentare il partito provinciale e cionondimeno si attribuisce il merito politico di vittorie di Pirro che lasciano sul campo, in moltissime realtà, un Partito Democratico ridotto a percentuali da prefisso telefonico o lacerato da lotte intestine che la segreteria uscente non ha saputo o voluto ricomporre, tanto da portare, anche recentemente, alla sparizione del simbolo stesso del PD. In definitiva, laddove il partito provinciale ha tentato di svolgere un ruolo di mediazione e direzione politica, come nei comuni di Aprilia, Sabaudia, Sonnino, i risultati sono stati a dir poco disastrosi, mentre il PD è risultato vincente dove è il partito locale è stato lasciato libero di scegliere autonomamente percorsi politici e alleanze. Come a Formia, dove Sandro Bartolomeo e la coalizione di centrosinistra hanno vinto nonostante il partito provinciale.

Il Partito Democratico della provincia di Latina ha bisogno di ripartire in netta discontinuità con il passato, tanto nei metodi quanto nel personale politico. Pertanto rinnoviamo l’invito a cercare un percorso comune che traghetti quanto prima il PD pontino ad un congresso aperto ad iscritti ed elettori, un congresso nel quale, finalmente, si possa discutere liberamente di temi, di idee, di proposte politiche per il Paese e per il territorio piuttosto che di nomi, di tessere e di formule che non riscuotono più alcun interesse da parte dei cittadini.