Archivio mensile:gennaio 2014

Leader o caporali

Riforma elettorale: Renzi tenta l?intesa con Berlusconi

In questi giorni si celebrano (!) i vent’anni di Berlusconi in politica. Pensavo bastassero e avanzassero, ma evidentemente non è così. È alquanto sconfortante notare come Berlusconi e Renzi, suo alter ego dalla parte opposta della barricata (fatte le dovute differenze), si stiano giocando i loro destini di leader sulle spalle del Paese. Le modalità con le quali si stanno conducendo le trattative per arrivare ad una nuova legge elettorale sono oscene.

Berlusconi non ha problemi particolari nel suo simil-partito: ordina e si esegue. Anche perché, parliamoci chiaro, questa pseudo-riforma della legge elettorale fa bene solo a lui, che riunirà tutto il mondo del centrodestra, magari con la Lega al seguito, pur di arrivare al fatidico 37%. E in quella partita si giocherà tutto il suo futuro, alla soglia degli ottant’anni e da pregiudicato.

Dall’altra parte Renzi, che pur di passare alla storia come il leader (?) capace di portare a termine un percorso di riforme è disposto a far approvare qualsiasi riforma, buona o pessima che sia. Ed è disposto a portare alle estreme conseguenze lo scontro interno al PD (e se non sono d’accordo che fai, mi cacci?), forte del consenso delle primarie dell’otto dicembre, interpretato come una delega in bianco.

Ecco, tutto ciò serve ai leader (?), ma non al Paese. Nella migliore delle ipotesi, se andasse a votare l’80% degli aventi diritti, con una legge come quella sulla quale si deve prendere o lasciare  si potrebbe formare una maggioranza di governo con una coalizione che racimola il 37,1% dei consensi. Questo significa che governerebbe una coalizione che gode del consenso del 30% del Paese.

Il buon senso suggerirebbe di fermarsi. In una recente trasmissione radiofonica un politologo (non mi ricordo chi) asseriva che in tempi come quelli che stiamo attraversando è inevitabile sacrificare la rappresentatività per la governabilità. Io penso che se l’Italia è arrivata al punto in cui si trova è proprio per assenza di rappresentatività di buona parte dell’attuale classe dirigente. E continuare su questa china significherà perpetuare un meccanismo perverso che alimenterà ulteriormente il disagio, l’insofferenza, la disaffezione.

Tutti hanno tuonato (e molti hanno finto) contro le liste bloccate. Se passa la riforma Renzi-Berlusconi ce le ritroveremo tali e quali a prima, e magari riabiliteremo anche Calderoli. Come dicevo c’è un problema di premio di maggioranza, e anche la nuova legge rischia di essere incostituzionale. C’è il problema delle soglie di sbarramento. C’è il problema della ridefinizione dei collegi. C’è il problema di come tutto questo si sposa con la riforma del Senato , in generale, del Titolo V della Costituzione.

E c’è il problema, piccolo piccolo, di rimettere in campo, per l’ennesima volta, Berlusconi.

Insomma, ce n’è abbastanza per prendere in considerazione un modello diverso. DI legge elettorale e di percorso politico. Merito e metodo.

Proposte alternative non mancano. Si riparta da lì e si cerchi il consenso in Parlamento.

Per il bene del Paese e non per la gloria dei leader. Vecchi e nuovi. Abbiamo già dato.

 

Franca

Stamattina ho accostato la macchina e scattato questa foto, ad un incrocio che potrebbe essere sotto casa di chiunque, a Roma come in qualsiasi altra città.

20140128_073628

E’ sfocata, è vero. Ma guardandola ho pensato che fosse giusto così.

I fiori sono per Franca (il nome l’ho scoperto solo in questi giorni), che potevi incontrare quasi tutte le mattine mentre chiedeva l’elemosina. E così era diventata un’immagine sfocata nelle nostre vite.

Presente. Quasi una certezza vederla lì, al passaggio.

E poi il moto perpetuo che mette fuori fuoco molto di ciò che ci circonda, al passaggio.

 

Florence hold’em

20140127-155550.jpg

Quello del sindaho non può che essere un bluff, bro’. Le minacce di andare a votare subito non possono che cadere nel vuoto. Alzare la posta con il governo Letta, arrivare al riequilibrio (non chiamatelo rimpasto, mi raccomando) tanto atteso e provare ad incidere sull’agenda politico-economica del Paese. Nel frattempo mettere nero su bianco il jobs-act e tirar fuori uno straccio di testo per la riforma del titolo V e capire cosa si vuol fare del Senato. Che poi, tra l’altro, che riforma elettorale fai se non si sa cosa ne sarà del Senato? Perché Napolitano non scioglierà le Camere tanto facilmente. E poi, tornare a votare con il proporzionale puro e le preferenze costringerebbe anche Renzi ad allearsi con pezzi di centrodestra, così come se decidesse di provare a diventare premier subito, senza passare dalle urne. E dopo la campagna delle primarie, sarebbe la più grande bugia da non perdonare, mai più.

Marco Guglielmo per il PD Lazio

Di congresso in congresso, adesso si parte (al volo) per scegliere il nuovo assetto del PD Lazio. Nota metodologica: visto che i candidati sono solo tre sarà saltato il passaggio nei circoli, il nuovo segretario sarà scelto con le primarie aperte e quindi potranno votare TUTTI.

L’area Civati c’è. Marco Guglielmo sfiderà Fabio Melilli e Lorenza Bonaccorsi per la segreteria regionale.

gug civ

Le dinamiche interne al PD Lazio sono difficili a morire, insomma il verso non si cambia. Fabio Melilli, deputato reatino, si presenta come neorenziano, appoggiato da AreaDem, Bettiniani, Zingarettiani, Giovani Turchi e chi più ne ha più ne metta. Insomma, i capibastone sono già al lavoro, vicesegreterie assegnate a Giraldi e Moscardelli, sulla fiducia. Lorenza Bonaccorsi, già assistente di Paolo Gentiloni (!) e deputata si ritiene, invece, depositaria del marchio “Renziana-DOC”, o protorenziana che dir si voglia. E quindi sfida l’arrogante Melilli per contendersi lo scettro del renzismo in regione. E’ questo ciò che serve al PD Lazio? No.

Per questo siamo in campo. Perché nelle tre settimane che ci separano dal voto del 16 febbraio vogliamo parlare con tutti. Nel PD e fuori del PD. Con chi non è mai stato favorevole alle intese a fisarmonica (che si allargano e restringono a seconda della convenienza del momento), con chi ha dato una delega in bianco a Renzi e s’è ritrovato Berlusconi (di nuovo) al proprio fianco, con chi pensa che il PD non possa essere il partito dell’uomo solo al comando che dice prendere o lasciare, con chi pensa che gli occupanti del carro del vincitore non debbano più fare i propri comodi sui territori (e li conosciamo bene i Moscardelli, gli Astorre, i De Angelis, i Fioroni, i Vincenzi) e lasciare tutto com’è. Vogliamo parlare a chi s’è scandalizzato per l’utilizzo dei fondi del gruppo regionale del PD Lazio nella passata consiliatura, e i protagonisti di quella storia invece di restare fermi un giro e chiedere scusa  sono stati tutti promossi, chi in Senato, chi alla Camera, chi a al Comune di Roma. Vogliamo parlare a chi pensa che ci sia bisogno di incalzare le amministrazioni, anche quelle amiche, a partire da Zingaretti e Marino, da sinistra. Vogliamo parlare di sanità, di ambiente, di rifiuti, di politiche per il lavoro, di difesa del territorio, di consumo del suolo, di trasporti, di diritti.

È una sfida difficile, Marco ci mette la faccia, la passione, la forza di credere in un PD rinnovato. Noi con lui, e con chiunque voglia darci una mano.

p.s. dedicato ai miei amici cuperliani (e non solo a loro) del PD della provincia di Latina: sicuri di votare per Moscardelli vicesegretario oppure per una Renziana DOC? O di non scegliere davanti ad una prospettiva del genere? Dopo aver appena terminato la battaglia per l’elezione di Mansutti alla presidenza dell’assemblea provinciale?

Bis in idem

Ma dopotutto una legge elettorale ce l’abbiamo. Proporzionale puro con una sola preferenza. Siamo proprio sicuri che serva una legge nuova? Nella situazione attuale nessuno dei tre blocchi avrebbe la maggioranza dei voti degli italiani, e quindi le larghe intese sarebbero l’unica soluzione possibile, ovviamente gradita al Presidente della Repubblica. E credo che anche nel PD a molti una soluzione del genere non dispiacerebbe. Il Parlamento non è riuscito a fare la riforma della Costituzione? E che sarà mai, sono anni che si rimanda, ce ne faremo una ragione. In fondo, per dirla alla Walter Tocci, la “sua” generazione non ha autorevolezza per cambiare la Costituzione. Meglio niente rispetto ai pasticci che si prefiguravano grazie ai padri costituenti Violante e Quagliariello.

Certo, Renzi non sarebbe proprio contento. Un conto è diventare (nel caso) premier in un sistema maggioritario nel quale in qualche modo gli elettori fanno una scelta sul tuo nome e hai una maggioranza autonoma in Parlamento, altro è mettersi a capo di una alleanza “contronatura” alla quale ti obbliga il Presidente della Repubblica. Ma tant’è, aver lisciato il pelo ai 101 porta anche a questo.

A meno che.

A meno che non si decida di cambiare schema, assumersi la responsabilità di presentare al Parlamento una legge elettorale che tenga conto delle indicazioni della Corte Costituzionale (assegnare il premio di maggioranza a chi supera una certa soglia ed eventualmente utilizzare liste bloccate su collegi piccoli), accettare il fatto che il governo cada un minuto dopo e tornare a votare. Anche per questo alcune ricostruzioni giornalistiche mi lasciano un pò perplesso.

Legalizzare le droghe leggere

Io credo che la legalizzazione, e non la liberalizzazione, sia l’unica strada. Due termini simili che spesso vengono confusi, ma che indicano due visioni completamente diverse. Legalizzare significa spostare tutto quanto riguarda la produzione, la distribuzione e la vendita di stupefacenti sotto il controllo dello Stato. Significa creare un tessuto di regole, diritti e doveri. Liberalizzazione è tutt’altro. È privare il commercio e l’uso di ogni significatività giuridica, lasciarlo senza vincoli, disinteressarsi del problema, zona franca. Invece legalizzare è l’unico modo per fermare quel silenzioso, smisurato, violento potere che oggi condiziona tutto il mondo: il narco-capitalismo

Leggete Roberto Saviano, qui.

Per ripartire

Mettere in sicurezza le scuole. Mettere in sicurezza il territorio tramite un piano nazionale di recupero delle aree critiche dal punti di vista dissesto idrogeologico. Mettere in sicurezza le strade, i boschi. Tappare le buche. Mettere in sicurezza gli ospedali. Mettere in sicurezza gli edifici pubblici e dotarli tutti, ove possibile, di impianti fotovoltaici. Sostituire i mezzi pubblici inquinanti con mezzi pubblici elettrici, o comunque meno inquinanti. Mettere in sicurezza Pompei e tutti i siti archeologici e culturali e i musei del paese. Finanziare la ricerca in ambito universitario, al di là delle esigenze specifiche delle industrie.

Aumentando la spesa pubblica? Si, aumentando la spesa pubblica.

Favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, che una volta bastava il rapporto di fiducia con il direttore della filiale che conosceva la tua storia per filo e per segno,per non finire capasotto. Favorire l’accesso al credito per l’acquisto della casa. E per la start-up innovative.

Ecco le riforme che servono.