Archivio mensile:giugno 2014

La cronaca e lo schifo

quotidiani

Ma io vorrei dire a tutti i grandi direttori di giornale di stocazzo, ai Mauro, ai Calabresi, ai De Bortoli, ma non vi vergognate nemmeno un po’ delle pagine di nera che stanno uscendo sulle vostre testate in queste ore? Così piene di banalità, così morbose, così inutilmente enfatiche, così lesive della privacy e dalla dignità di minori? Lo schifo mi viene. Lo schifo.

A voi no?

Il mio (non) intervento in Assemblea Nazionale

Sul tema della sicurezza sul lavoro. Consegnato brevi-manu al Segretario.

Caro segretario, cari componenti di questa assemblea

Quanto emerso nelle ultime settimane in merito alla gestione delle grandi opere pubbliche impone a tutti noi, al Partito Democratico, al Governo, un cambio di passo radicale che porti, finalmente, la legalità e la lotta alla corruzione al centro del dibattito pubblico nel nostro Paese, per chiudere definitivamente l’epoca delle leggi ad-personam e per vincere le titubanze che ci hanno contraddistinto in questi anni.

Da più parti è stato evidenziato come, nel tuo discorso di insediamento alle Camere, le parole criminalità, legalità, corruzione abbiano trovato solo in parte lo spazio che avrebbero meritato, ma confidiamo sul rinnovato impegno che si sta mettendo in campo nella lotta a quelle che sono vere e proprie piaghe sociali, politiche ed economiche e in questo senso la nomina di Raffaele Cantone a Commissario dell’Autorità Anticorruzione, se sarà messo nelle condizioni di operare al meglio, è una garanzia assoluta.

Mi permetto però, Segretario, di ricordare a te, al Partito, al Governo, a noi tutti, un’altra questione, un’altra piaga economica e sociale che alla legalità e alla realizzazione delle grandi opere è strettamente connessa, ma che sembra non interessare nessuno.

Varie volte, nel corso del suo mandato, il Presidente della Repubblica ha richiamato con forza l’attenzione sul problema della sicurezza sui luoghi di lavoro, ma sostanzialmente i suoi appelli sono rimasti sempre inascoltati e i buoni propositi enunciati a seguito dei suoi richiami sono, nella maggior parte dei casi, rimasti lettera morta. Anzi, pendono sul nostro Paese procedure di infrazione europee per avere, in taluni casi, ammorbidito la legislazione nazionale rispetto alla normativa comunitaria in materia di sicurezza.

Non sto qui a ribadire le statistiche, quei numeri freddi che riguardano invece persone in carne e ossa che ogni anno perdono la vita o subiscono danni permanenti o soffrono di malattie professionali. Sono cifre che trovate on-line, ad esempio sul sito dell’osservatorio indipendente di Bologna, e con l’occasione desidero ringraziare pubblicamente Carlo Soricelli per l’impegno meritorio nella sua opera quotidiana di divulgazione e sensibilizzazione.

Al netto dei miglioramenti rilevati negli ultimi anni, probabilmente imputabili anche alla diminuzione delle ore lavorate, è come se, più o meno, ogni anno sparisse questa assemblea.

E’ come se ogni anno ciascun componente dei questa assemblea non facesse ritorno a casa, dalla propria famiglia, semplicemente dopo esserne uscito per recarsi al lavoro, e non per andare in guerra.

Faccio questo richiamo perché a seguito delle inchieste su EXPO, soprattutto, si è giustamente detto che il progetto, la manifestazione non è in discussione e che quindi si inaugurerà il primo maggio del 2015, come da programma.

Ciò significa che bisognerà correre e non c’è lavoro, opera, infrastruttura, grande o piccola che sia, che possa essere realizzata in sicurezza, quando si va di corsa.

Chiedo quindi l’impegno del Segretario, del Presidente del Consiglio, del Governo non solo perché siano messe in campo tutte le risorse per mantenere una soglia di attenzione altissima durante la realizzazione di opere prioritarie per lo sviluppo del Paese, ma anche perché si dia il via, su tutto il territorio nazionale, sui mezzi di informazione, nelle scuole,  ad una inedita e martellante campagna di sensibilizzazione e informazione sul tema della sicurezza nelle fabbriche, nei piccoli e grandi cantieri, ovunque ci sia un lavoratore.

Facciamo si che anche la sicurezza sul lavoro, con i suoi risvolti economici e sociali che riguardano la vita di tutti noi, diventi un tema prioritario ed un fattore di crescita e sviluppo per il nostro Paese.

Grazie.

A passata memoria

Di fronte all’arroganza politica di chi non ammette alcun tipo di dissenso, non può che tornarmi alla mente ciò che invece i protorenziani sostenevano quando Renzi sfrantecava i coglioni a Bersani ogni santissimo giorno che il Padreterno mandava. E se qualcuno, dalla maggioranza del tempo, provava a dirgli che c’era stato un congresso, le primarie e blablabla, proprio come si fa oggi, apriti cielo. Passa il tempo, cambiano le idee. E nel frattempo so’ diventati tutti renziani. E tutti soldatini. Ma questa è un’altra storia.

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25 anni senza democrazia

Conservo gelosamente la tessera della FGCI del 1990.
Sul retro c’era questa frase, bellissima, pronunciata dagli studenti di piazza Tien An Men:
La democrazia è un ideale della vita umana, come la libertà e il diritto. Ora, per ottenerli, noi dobbiamo sacrificare le nostre giovani vite. È questo l’orgoglio della nazione cinese? Lo sciopero della fame è la scelta di chi non ha scelta. Stiamo combattendo per la vita con il coraggio di morire. Ma siamo ancora dei ragazzi.
Sono passati 25 anni da quei giorni, e quella frase mi ritorna spesso in mente, quando il coraggio non è abbastanza. E la tengo con me, a futura memoria, e per i ragazzi, appena potranno capire.

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L’Expo e la sicurezza sul lavoro

morti sul lavoro

Non starò a ribadire i numeri, che potete trovare tranquillamente in rete, qui o qui, ad esempio.

Nonostante il trend degli ultimi anni sia in miglioramento (e sarebbe interessante analizzare il perché e mi riprometto di farlo), i morti sul lavoro in Italia continuano ed essere tanti, troppi.

Immaginate l’intero Parlamento, le Camere riunite in seduta congiunta. O tutti i Garibaldini partiti da Quarto. O tutti gli occupanti di un treno pendolari che arriva la mattina a Roma Termini o a Milano Centrale.

1000 persone o giù di lì, 1000 uomini e donne, giovani e meno giovani, italiani e stranieri, dipendenti, partite IVA, cottimisti, precari, invisibili che non tornano a casa dopo essere usciti di casa per andare a lavorare, mica in guerra.

Più volte il Presidente della Repubblica ha lanciato l’allarme su questa tragedia nazionale ma a quanto sembra non è che sia stato poi tanto ascoltato.

E non sono valse le procedure di infrazione europee, visto che a quanto pare nel nostro Paese al fare si accompagna spesso un ammorbidimento di controlli, procedure, sanzioni.

Più le situazioni rivestono il carattere di emergenza, poi, maggiore sarà la tentazione di omettere qualche controllo affinché nessuno possa dire che non si è fatto.

Prendete l’Expo 2015, ad esempio. Ne parlavo nei giorni scorsi qui, e ci tengo a ribadire un concetto. Velocità di esecuzione delle opere e sicurezza sul lavoro durante la loro realizzazione sono inversamente proporzionali.

All’inaugurazione dell’evento manca meno di un anno, e i lavori sono in fortissimo ritardo. Ecco, vorrei che allo sdegno per le deroghe al Codice degli Appalti si aggiungesse l’allarme per la sicurezza in fase di esecuzione delle opere, per non aggiungere sdegno a sdegno, magari quando sarà troppo tardi per salvare qualche vita umana.

Forse sarebbe meglio pensare per tempo anche alla sicurezza. Che è comunque legalità.

L’ennesima analisi del voto

Beh due parole sulle elezioni Europee vanno pur dette, no? Il PD al 40,8% è un sogno di molti di noi, si è andati oltre le più rosee aspettative e probabilmente nemmeno Veltroni avrebbe mai immaginato di arrivare a tanto.

In termini percentuali, s’intende, visto che il 33% del 2008 corrispondeva ad un numero maggiore di voti rispetto al 40,8 odierno. Ma tant’è, la disaffezione al voto sarà un problema che anche il PD dovrà affrontare ma ad oggi di certo non inficia il meraviglioso successo dell’ultima tornata elettorale.

Politici, politologi, analisti, commentatori, giornalisti, sociologi, antropologi e pseudo-tuttiquellidiprima hanno già dato la loro chiave di lettura. Cittadini, militanti, avversari hanno fatto altrettanto, il web se ne cade di analisi del voto e anche io, che non sono nessuno, aggiungo qualche considerazione. Io credo che il risultato della settimana scorsa sia prima di tutto un voto di speranza. Nel senso che molti di quelli che hanno scelto di tornare a votare per il PD (lo zoccolo duro c’è sempre) o lo hanno votato per la prima volta sperano davvero che Renzi e il PD possano dare un futuro a questo Paese. Un voto che non sarà eterno, dunque, ma che potrà essere ribadito solo se le speranze non andranno deluse. Un voto in prestito, insomma, pronto ad andar verso altri lidi un’altra volta. In questo gli italiani sono maestri, diciamo.

Poi ci sono quelli che vogliono rifare la DC, quelli che vogliono un leader forte, quelli che si sono spaventati dalla deriva fascista di Grillo, quelli che votavano Forza Italia e Scelta Civica e UDC e pensano che il PD Renziano possa essere la loro nuova casa (dove magari entrano e mettono i piedi sul tavolo).

Poi ci sono quelli di sinistra, che vedono nel PD l’unico modo di dare peso alla sinistra, che esiste ancora, in questo Paese. Fortunatamente.

Un successo di tutto il PD, perché non mi sembra che ci siano stati amici e compagni che si sono risparmiati, in questa campagna elettorale. E aver convinto a votare PD anche chi era ed è critico nei confronti del PD è comunque un atto di fiducia verso chi fa di tutto affinché il Partito Democratico continui a parlare di ambiente, di diritti, di conflitto di interessi, di consumo di suolo, di lavoro, di precari. E i risultati si sono visti.

Renzi c’ha messo del suo, è indubbio e gliene va dato atto. Però occorre far buon uso del consenso enorme ricevuto. Pensare di comandare, non consentendo alle minoranze di apportare un contributo fecondo al dibattito nel Paese e nel Parlamento sarebbe un errore gravissimo. E sarebbe anche molto poco democratico. A dirla tutta, Renzi del PD fino ad ora si è occupato davvero poco. E i capi e capetti locali, quelli che, per dire, hanno ridotto il PD di Roma in un coacervo di interessi personali che si intrecciano e si mescolano a seconda delle convenienze del momento non riuscendo ad elaborare uno straccio di proposta politica e programmatica per la città, sono saliti tutti sul carro del vincitore.

Poi, peseranno i fatti. I provvedimenti. E saranno solo quelli a dirci quale sarà la direzione intrapresa dal PD. Se prevarrà l’istinto della balena o se il PD diventerà la casa comune di tutti i progressisti italiani, come auspicavamo quando abbiamo contribuito a fondarlo.

Non ve lo nascondo, un po’ sono preoccupato. Morire centrista proprio non mi piacerebbe, ecco. E allora l’impegno a tirare il PD a sinistra si rinnova. Con tutti i miei compagni di viaggio.