Archivio mensile:settembre 2014

Le falsità di Renzi sui magistrati

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Basterebbe un sano contraddittorio perché fossero smascherate. Ma il nemico va additato, il facile consenso perseguito. Chi si oppone va distrutto, annientato, anche con le menzogne.

Leggiamo insieme:

Le retribuzioni. In un comunicato l’Associazione aggiunge di vedersi “pertanto costretta a ricordare a tutti, con estrema fermezza”, di non aver “mai dichiarato che l’introduzione di un tetto massimo alle retribuzioni di 240.000 euro annuali sia un attentato alla libertà o all’indipendenza della magistratura. Chi sostiene il contrario è invitato a dimostrare, una volta per tutte, quando e come l’Associazione avrebbe fatto una simile affermazione”. E ricorda che “tale tetto è raggiunto solo dai massimi vertici della Corte di Cassazione e della relativa Procura generale e che la retribuzione media dei magistrati è enormemente inferiore a quella cifra”.

Le ferie. Subito dopo l’Anm affronta la spinosa questione del taglio delle ferie per i magistrati e della polemica con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Gli uffici giudiziari – continua l’Anm – non chiudono mai e l’Anm non ha mai dichiarato che la riduzione della sospensione feriale e delle ferie (realizzata con il decreto legge n. 132/2014) sia un attentato ai magistrati. In realtà, l’istituto della sospensione dei termini processuali in periodo feriale – fino ad oggi fissato dal primo agosto al 15 settembre – è destinato ad assicurare il concreto esercizio del diritto di difesa (art. 24 Cost.), al fine di evitare il decorso dei termini processuali nei processi ordinari, in un tempo che i cittadini tradizionalmente dedicano al riposo annuale”. Quanto alle ferie, “finora determinate in 45 giorni, in tale periodo i magistrati erano comunque tenuti al deposito dei provvedimenti, non essendo prevista alcuna sospensione dei relativi termini. Dunque, il numero dei provvedimenti emessi è indipendente dalle ferie godute, la cui riduzione non potrà determinare alcun incremento di produttività. 

Partita persa

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Oggi la direzione nazionale del PD sancirà ciò che è già sancito. Sull’articolo 18 e sul jobs-act il Segretario-Premier non ammette dissenso. Il partito nemmeno gli serve più, parla direttamente ai lavoratori, Lui. E la prova di forza servirà ad annichilire le minoranze interne o, in subordine, a costringerle alla fuga. Fuga da un leader che conduce il PD, e il Paese, verso direzioni che non ci fanno più sentire a casa nostra. Impressionante, ieri sera in TV. Nel suo ambiente naturale, quello della disintermediazione per eccellenza. Parla “della sinistra” come fossero altri, altro da sé stesso, dal suo partito. E mi sembrava di sentire Berlusconi quando parlava dei “comunisti”. E diceva cose per me atroci, tipo che un imprenditore può fare ciò che vuole dei suoi lavoratori, e dopotutto qualsiasi cosa può essere monetizzata, anche un diritto.

Il lato triste della storia è che Renzi ha già vinto. Per quanto possa essere giusta la battaglia per il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa (che è un falso problema, per il mercato del lavoro italiano, non ho sentito ieri sera Renzi parlare di corruzione) chi se la intesta appare, purtroppo, conservatore agli occhi dell’opinione pubblica. Non si entra nemmeno nel merito delle questioni, dei provvedimenti contenuti nel jobs-act. O della possibilità che un licenziamento discriminatorio sia mascherato da esigenze produttive e che quindi è giusto che decida un giudice, come accade già in Italia e in altri Paesi. Si attaccano i sindacati, che hanno le loro colpe ma esistono ed esisteranno sempre. Si attacca il simbolo, perché sui simboli si fanno le battaglie politiche più importanti. E demolendo i simboli si costruisce una società diversa, che va in altre direzioni rispetto alla storia politica e personale di molti di noi.

Resta l’incognita del voto parlamentare, ma non mi attendo grosse sorprese. Da un lato l’istinto di sopravvivenza dei singoli, dall’altro la consapevolezza che se anche si va a votare con il proporzionale, la prossima alleanza con NCD e Forza Italia è già cosa fatta. Sono alleati affidabili. Anche sui territori, e allora perché non riproporre stabilmente lo schema a livello nazionale, lasciando al loro destino la sinistra conservatrice, che rompe i cabasisi con i diritti, con le ideologie?

Leopolda dimenticata

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C’ero anch’io a Firenze. Alla prima Leopolda. Quella messa nel cassetto.

Ce lo ricorda oggi Alessandro. Magistrale.

Oh, amici e compagni della prima Leopolda che oggi state al governo o giù di lì, sì, dico a voi: visto che quattro anni fa di questi tempi si era insieme a preparare quella cosa, adesso che voi siete potere state pure serenissimi, e divertitevi, ma abbiate almeno ben chiara una cosa: siete voi ad avere voltato gabbana, pratiche e parole eh. Non io, non noi: voi.

Siete voi che siete andati al governo senza elezioni e senza primarie, quando tutti si diceva che nessun governo mai doveva nascere da manovre di palazzo e senza mandato dei cittadini.

Siete voi che state al governo con un pezzo di destra e state ridisegnando il Paese anche con l’altro pezzo, quello meno dicibile, quando tutti insieme si diceva mai più inciuci, mai più la bicamerale, shame on D’Alema.

Siete voi che state facendo una riforma costituzionale e un’altra elettorale che allontanano entrambe i rappresentanti dai rappresentati, i deleganti dai deleganti, quando tutti eravamo d’accordo che proprio la distanza tra Paese e Palazzo era uno dei primi problemi a cui mettere mano.

Siete voi che avete scordato i cancri mostruosi del paese – le mafie e la corruzione, spariti dai “mille giorni” – eppure a quella prima Leopolda s’era detto che era tema fondante, ricordate?

Siete voi che vi siete dimenticati anche i diritti civili, in nome di una real politik che ha i volti di Giovanardi e Fioroni, quelli che insieme sbeffeggiavamo, quattro anni fa, e ora sono i vostri paletti.

Siete voi, insomma, che avete abdicato all’idea di una sinistra plurale, radicale, laica, sociale e contemporanea, in nome di un ‘partito della nazione’ che è una notte in cui tutti i gatti sono bigi, però piace molto a Giuliano Ferrara – e vi fa sentire vincenti perché avete i numeri, sebbene abbiate decisamente e drammaticamente perso nel realizzare i vostri originari ideali.

Ora, amici miei, che l’abbiate fatto per impazienza o convenienza, per inesperienza o superficialità, a me importa poco.

Ed è probabile che se leggerete questo post, la vostra reazione sia quella del dagli al gufo e al rosicone, perché tra le cose che di quattro anni fa vi siete scordati c’è anche l’obbligo morale a parlare per contenuti e non per slogan imparati dal capo.

E va beh, pazienza.

Tanto un giorno ci si riparlerà, ne sono certo: come con un amico che per qualche anno non si è più visto perché faceva molta carriera e tirava qualche pista, ma poi ne è uscito, e nessuno vuole fargli pesare il tempo in cui era perso altrove.

Segreteria che va, segreteria che viene

Nuova segreteria del PD renziano.

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Quella passata sarà ricordata per un paio di alzatacce e per i panini di Eataly.

Questa? Boh.

La definizione giusta l’ha data stamane Andrea Sarubbi. Massimo rispetto per le persone che la compongono, ma sembra la squadra B del Real Madrid, quella che gioca in seconda divisione e dalla quale ogni tanto vengono presi i calciatori migliori. Se vince o perde non importa a nessuno, le attenzioni sono tutte per il Real.

Che poi un ruolo in segreteria sia sempre buono come trampolino di lancio per un sottosegretariato, per la presidenza di una commissione parlamentare, in virtù delle competenze (?) espresse nella (inutile) segreteria, è un altro paio di maniche.

 

Mancano le autostrade informatiche

Reti

Un servizio utile, che non parte perché in molte aree del paese le connessioni sono ancora troppo lente. Un F-35 in meno e (forse) si risolve il problema.

A ritardare il lancio in altre regioni, secondo l’indagine di Promofarma (società di Federfarma che si occupa di monitorare gli sviluppi della ricetta elettronica), sono due motivi: da una parte problemi tecnici (connessioni internet o piattaforme di gestione del sistema troppo lente, in certe zone) e dall’altra le difficoltà di coordinamento tra Asl e Regione.

Provvisorietà da 1000 giorni

Renzi conia nuovi ossimori.

E poi questa cosa del PdR devo averla già sentita da qualche parte.

Ilvo Diamanti ribadisce il concetto.

Renzi, dunque, per contrastare le difficoltà crescenti che minacciano la popolarità del suo governo, polemizza contro il mondo economico e politico. Di cui, tuttavia, anch’egli fa parte. Prende le distanze dalle caste e dai gruppi di interesse. Dalle categorie sociali “privilegiate”. Dall’establishment europeo e statale. Dagli “statali”. Anche dal Pd. Che Renzi ha trasformato in PdR. Renzi oggi è il leader di un post-partito e di un post- governo personale. Premier di un “popolo” di post-italiani. Che, come avvertiva Edmondo Berselli oltre 10 anni fa, abitano un “Paese provvisorio”. Da ciò il problema di Renzi. Perché è difficile correre veloce, da solo contro tutti, per mille giorni e oltre. Senza che la “provvisorietà”, più che un vizio, divenga uno stile narrativo necessario per governare il Paese. Dunque, uno stile di governo, visto che, in tempi di democrazia ibrida, la distanza fra narrazione e governo è molto sottile.

Dalle parole alle parole

Con qualche fatto alquanto inquietante.

Insomma, aggiungere promesse su promesse, al turbopremier, non è che faccia tanto bene. Soprattutto quando non si riesce a mantenerle perché non ci sono le coperture finanziarie, perché non c’è l’accordo con le altre forze che sostengono il governo, perché si sparano grosse. Ultima in ordine di apparizione: il blocco agli stipendi nella PA, e le conseguenze già sono sotto gli occhi di tutti.

Poi prendete il decreto Sblocca-Italia: a parte altre cose, appunto, inquietanti e sbagliate, anche qui promesse. Come sia possibile, ad esempio, aprire entro un anno cantieri per i quali ad oggi a malapena esiste un progetto preliminare (come per alcune tratte delle linee ferroviarie Napoli-Bari e Palermo-Messina-Catania) resta uno dei misteri di Firenze.

In una cosa però Renzi è bravo: additare nemici al popolo. Magistrati fannulloni (troppe ferie, se la giustizia non funziona è perchè sono in vacanza!), sindacalisti mangiapane (se l’economia non riparte è per i troppo distacchi!!!), insegnanti svogliati (premieremo chi starà a scuola 24 ore su 24!) tanto per alimentare il clima di coesione nazionale, forse nella (sua personale) consapevolezza che mettere gli uni contro gli altri, nel nostro Paese, porta benefici naturaliter. Effetti mediatici, il premier, ne potrà ottenere quanti ne vuole.

Ma la sostanza (poca) resta.

Lazio Possibile e l’Autostrada Roma-Latina

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Le notizie buone sono due: lo spostamento della presentazione delle offerte di gara e lo smottamento della graniticità con la quale il PD della provincia di Latina, Senatore Claudio Moscardelli in testa, ha sostenuto la realizzazione dell’opera.

Lazio Possibile chiede che il dibattito si riapra, con il comunicato che vi riporto di seguito.

Per chi potrà essere presente, vi segnalo un interessantissimo convegno promosso da ANCE Lazio: “Autostrada Roma-Latina: pro e contro” giovedì 11 settembre 2014, ore 15:30 presso l’Hotel Europa – Via Emanuele Filiberto n. 14 a Latina.

Nonostante l’iter amministrativo e progettuale del Corridoio Tirrenico Meridionale prosegua, seppur con lo spostamento della presentazione delle offerte di gara dal 16 settembre al 27 novembre 2014, si aggiungono nuove voci che manifestano il proprio dissenso rispetto alla realizzazione dell’opera.

Nelle settimane passate erano stati i costruttori laziali a manifestare tutto il loro scetticismo in merito al mantenimento di costi e tempi di realizzazione del complesso degli interventi (collegamento A12-Tor De’ Cenci, autostrada Roma-Latina, bretella Cisterna-Valmontone e opere connesse per un totale di circa 186 Km di asfalto, 2,7 miliardi di Euro e sette anni di lavori), indicando come soluzione alternativa e urgente la messa in sicurezza della Pontina utilizzando i 468 milioni di Euro già stanziati per l’opera.

In questi giorni anche tra i rappresentanti politici pontini serpeggia più di un dubbio sulla necessità di affrontare un impegno economico così gravoso per un’opera pubblica di incerta utilità, dalle tempistiche realizzative indefinibili al di là del cronoprogramma dei lavori ufficiale e che, pertanto, rischia di trasformarsi in una nuova Salerno-Reggio Calabria. 

Ultimi a manifestare il proprio scetticismo il Sindaco di Formia Sandro Bartolomeo e la consigliera Regionale Rosa Giancola, che si aggiungono ad autorevoli rappresentanti del PD pontino che già si sono detti contrari al progetto, amministratori locali, ai comitati sorti a difesa del territorio e dei beni comuni.

Si intravede quindi la possibilità di riaprire una discussione tanto nel Partito Democratico della Provincia di Latina, quanto nella maggioranza che sostiene il Presidente della Regione Lazio Zingaretti. Discussione che deve vertere non solo sull’opportunità di costruire nuove infrastrutture che hanno un impatto devastante sul territorio, ma, come da più parti ribadito, sul modello di sviluppo verso il quale tendere nell’immediato futuro, a maggior ragione in un periodo nel quale il governo incontra non poche difficoltà nel reperire risorse da dedicare all’ammodernamento infrastrutturale del Paese, come la discussione in atto in questi giorni sui contenuti del decreto Sblocca-Italia dimostra in tutta la sua drammaticità.

Lazio Possibile, costola regionale dell’associazione promossa da Giuseppe Civati al Politicamp di Livorno dello scorso luglio, pensa che sia giunto il momento di riaprire un confronto tra movimenti, cittadini, partiti e istituzioni per giungere ad una soluzione condivisa che consenta un reale ammodernamento della rete infrastrutturale territoriale tenendo insieme esigenze di mobilità di persone e merci, compatibilità ambientale e valorizzazione del territorio.

Queste, per Lazio Possibile, le proposte da cui ripartire:

  • Messa in sicurezza della Pontina.
  • Realizzazione di una Metro leggera di superficie sull’asse Latina-Roma.
  • Realizzazione della gronda merci di Roma che libererebbe tracce per i treni sul reticolo ferroviario romano per i treni passeggeri.
  • Chiusura dell’anello ferroviario di Roma.
  • Utilizzazione dell’asse AV/AC Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno per il trasporto merci in orario notturno).
  • Valorizzazione delle bellezze artistiche, culturali, paesaggistiche dell’agro romano e dell’agro pontino.
  • Realizzazione di autostrade informatiche per mettere in contatto domanda e offerta di cultura, in tutti i sensi.