Archivio mensile:dicembre 2014

A Natale regala un Sacconi

Un Sacconi è per sempre, del resto. Come resteranno per sempre, a futura memoria, gli scempi compiuti a danno dei lavoratori neoassunti (i più deboli e ricattabili), spacciati per progresso. Andatelo a dire a chi perderà il lavoro perché licenziato ingiustamente che il Jobs-Act creerà lavoro. Perché questo succederà. Mani libere alle aziende. Tutto monetizzato, anche la dignità del lavoro.

La buona scuola?

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Only 10 percent of Italy’s primary schools have a broadband connection, scrive il NYT.

Più in generale Il New York Times ci dice (e lo sappiamo bene) che la questione dell’accesso a Internet è uno dei problemi più urgenti dell’Italia e che l’Italia è un paese in cui circa la metà del territorio è montuoso, in cui il segnale non viaggia facilmente e in cui l’installazione di cavi in fibra ottica è costosa: è insomma un paese in cui è molto accentuato il cosiddetto “digital divide”, il divario tra chi ha accesso effettivo a computer e Internet e chi invece ne è escluso. Ma l’Italia è lontana anche dalla gran parte del resto d’Europa (e degli Stati Uniti): ha infatti uno dei tassi più bassi in Europa per quanto riguarda la connessione a una banda larga ultraveloce, la metà per esempio rispetto alla Svizzera.

Un esempio di come risolvere la questione.

A proposito di strade comunali (anziché autostrade) informatiche.

Il Jobs Act, per quello che è

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Dall’intervista di Luciano Gallino a Micromega.

Scusi professore, lei parla di un progetto vecchio eppure il governo – che del nuovismo ha fatto un cavallo di battaglia – lo sponsorizza proprio per modernizzare il Paese. Dov’è l’imbroglio? 

Nel Jobs Act non vi è alcun elemento né innovativo né rivoluzionario, tutto già visto 15-20 anni fa. E’ una creatura del passato che getta le proprie basi nella riforma del mercato anglosassone di stampo blairiano, nell’agenda sul lavoro del 2003 in Germania e, più in generale, nelle ricerche dell’Ocse della metà anni ’90. Inoltre si tratta di una legge delega, un grosso contenitore semivuoto che sarà riempito nei prossimi mesi o chissà quando. Non mi sembra un provvedimento che arginerà la piaga della precarietà né che rilancerà l’occupazione nel Paese. 

Una bocciatura netta. E del premier che giudizio esprime, molti iniziano a considerare il renzismo come il compimento del berlusconismo. E’ d’accordo? 

Per certi aspetti sì, il Jobs Act potrebbe tranquillamente esser stato scritto da un ministro di un passato governo Berlusconi. Non a caso Maurizio Sacconi è uno dei politici più entusiasti. Renzi continua nel solco di politiche di destra impostate sul taglio ai diritti sul lavoro, sulla compressione salariale e sulla possibilità di un maggiore controllo delle imprese sui dipendenti, vedi l’uso delle telecamere. 

In un recente editoriale su Repubblica ha contrapposto alla Leopolda renziana, la piazza della Cgil. Eppure in altre occasioni passate aveva espresso dubbi sull’organizzazione di Susanna Camusso, accusandola di aver “appannato la bandiera del sindacato”. Ha cambiato idea? 

Negli ultimi mesi ad esser cambiata è la Cgil. In diversi frangenti non ha contrastato i nefasti provvedimenti avanzati dai governi, come nel caso della riforma pensionistica. Ha accettato supinamente leggi micidiali e lo smantellamento del nostro welfare. SulJobs Act è stata incisiva mettendo in piedi una dura resistenza. E le divergenze tra Cgil e Fiom – che invece ha sempre mantenuto la barra dritta – ora sono minori, questo va salutato positivamente.