Archivio mensile:aprile 2015

Riflessioni ai tempi delle quattro fiducie

Cosa dire di queste ore, di questi giorni, delle quattro fiducie che si aggiungono alle precedenti trentaepassa, degli strappi, dei ripensamenti, delle poltrone.

Renzi, segretario di un partito che da un po’ non è più il mio, ha distrutto un patrimonio umano e politico. Nella sua logica non esistono prigionieri, non esistono intelligenze da preservare. Esistono teste da far cadere, arnesi da ferrovecchio. Esiste il disprezzo degli anni che sono passati, e non lo dico con specifico riferimento a parte della vecchia classe dirigente del PD, quella che non si è piegato ai suoi autaut e che in passato ha commesso errori a pacchi, a nastro. Lo dico come forma mentis. Emerge il disprezzo per tutto ciò che non è del suo tempo e che non è plasmato a sua immagine e somiglianza. Il gettone telefonico, il cellulare grande, la macchina da scrivere. L’età, appunto. Come se i quattro giovani capre ignoranti di cui si è circondato fossero in grado di offrire una prospettiva culturale, politica, economica al Paese, A me questa cosa me l’hanno fatta capire (e mi dispiace esserci arrivato con un po’ di ritardo) i miei genitori, quando si sentivano offesi dalla parola “rottamazione”. CI fa sentire come una roba da buttar via, mi dicevano, quando invece vorremmo, potremmo ancora essere utili.

E poi c’è il disprezzo totale, il dileggio, la calunnia per chi non si conforma al pensiero unico. Tipo la storia di Letta e Prodi che criticano per vender libri. Che miserabile.

Renzi voleva arrivare esattamente dove è arrivato, poveri quelli che hanno sperato in qualcosa di diverso. E provo davvero una gran pena per chi ha deciso di sostenerlo per opportunismo, per splendere di luce riflessa, per guadagnare un posto o semplicemente per non perderlo.

E provo invece rabbia per l’inganno, gli inganni che si continuano a perpetrare. Il sommo inganno della necessità di riforme. Si sono fatte in questi anni riforme, come se non si sono fatte.

Riforme elettorali, almeno due.

Riforme delle pensioni, tre o quattro.

Riforme del lavoro.

Riforme della sanità.

Riforme della scuola, Berlinguer, Moratti, Gelmini.

Riforme della Costituzione.

Riforme della Giustizia, il giusto processo, le leggi ad personam.

Riforme del fisco.

Tante riforme, fatte da destra e sinistra. Ma riforme brutte, approvate a colpi di maggioranza, senza una condivisione nel paese. Esattamente come adesso. Esattamente.

E siccome non credo alle virtù messianiche di chicchessia, non vedo perché queste dovrebbero funzionare.

L’inganno di un consenso carpito in un congresso con proposte che sono opposte a quelle che si fanno adesso, e su questo inganno si è demolito un partito, una comunità di donne e uomini che non si riconoscono più, che si guardano in cagnesco esattamente come abbiamo fatto per anni con chi votava centrodestra. Probabilmente perché chi votava centrodestra ora sta nel PD, e noi siamo rimasti gli stessi.

Eventi e parole

Un senso di disagio mi pervade. Il disagio degli eventi e delle parole,

Gli eventi sono quelli che conosciamo tutti, in queste ore, in questi giorni, in questi mesi. In questi tempi bastardi. Esseri umani che perdono la vita a centinaia e centinaia. In barche che affondano, con bombe che esplodono, con armi che sparano. Mentre si scappa, si gioca, si lavora. Ovunque nel mondo.

E le parole, quelle abusate, quelle che si ripetono sempre uguali, quelle che non si trovano. Che poi queste ultime sono le migliori, per me. Perché davanti a certe cose forse la cosa più giusta, più rispettosa sarebbe il silenzio.

Mi sento a disagio davanti alla necessità di esternare a tutti i costi, come se le parole, belle o brutte, intelligenti o stupide, servissero ad esorcizzare il male, il dolore, la morte. Mentre il più delle volte mi appaiono come  guardare la vita attraverso il buco di una serratura.

Non sono un antropologo, né un sociologo, ma qualcuno un giorno guarderà a questi anni e cercherà di spiegare da dove sia nata la necessità di frequentare (me compreso) questa enorme piazza virtuale e comunicare tutto quello che ci passa per la testa. Nel bene e nel male. Nel frattempo qualche parola in meno non può che far bene.

L’autostrada Roma-Latina non si fa

E nemmeno la bretella Cisterna-Valmontone.

Con buona pace dei signorotti locali, della stragrande maggioranza del PD locale e di tutti quelli salutavano con favore queste opere inutili da un punto di vista economico, strategico, infrastrutturale e dannose per il patrimonio ambientale, culturale, artistico di interi territori.

Molti cittadini si sono da sempre opposti a questo scempio, proponendo soluzioni alternative, prima su tutte la messa in sicurezza della Pontina. Poi si sono aggiunti i dubbi degli stessi costruttori. Sul tema ci siamo personalmente spesi con l’amico Fabio all’interno del PD della provincia di Latina, con il Sindaco di Cori Tommaso Conti e pochissimi altri.

Adesso è il Governo a metterci una pietra sopra.

Leggete l’allegato al DEF, pag. 75, 76 e 77.

Bene così.

In tanti già scalpitano, fremono, sbraitano. Penso che sarebbe un paese di pulcinella quello in cui il primo che passa alza il telefono, chiama un ministro e fa cambiare documenti fondamentali per lo sviluppo di una nazione. Mi auguro di no, davvero.