Archivio mensile:luglio 2015

I sogni, il futuro e i Foo Fighters

“Italy is a country where dreams cannot easily come true. But it’s a land of passion and creativity. So what we did is a huge, huge miracle”.

Lo, so mi direte che i Foo Figthers con la politica ci azzeccano poco o nulla. Allora facciamo che c’azzeccano con la società, con le giovani generazioni, con i sogni che troppe, troppe volte nel nostro Paese sono così difficili da realizzare. Quanta creatività, quanta passione mortificate, in quel 44,2% di disoccupazione giovanile.

Mi sono emozionato, a guardare il video.

Per la musica, certo. Ma anche per il solo fatto di cogliere una luce nelle facce di quelle persone che cantavano, e suonavano. E pensavo che magari molti di loro stanno in quel 44,2%, senza prospettive, pronti a fare le valigie. Ma che chiedono solo di mettere al servizio del Paese la loro passione e la loro creatività, per compiere un altro miracolo.

Come ti ammazzo il sindacato

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La CGIL è il mio sindacato, sono iscritto da anni alla FILT ma riconosco tutti i limiti dell’azione della CGIL.

Ne parla anche oggi Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano, che lancia un’appello a Susanna Camusso e a Maurizio Landini:

“…colpisce il declino di un’organizzazione che da troppo tempo non è più capace di farsi carico, come si diceva una volta, degli interessi generali del Paese. Concentrata sulla difesa dei propri iscritti: pochi lavoratori produttivi e soprattutto pensionati e pubblico impiego. Rinchiusa nelle proprie roccaforti e indifferente al degrado della cosa pubblica. E adesso indicata come il male da cui liberarsi. Fate qualcosa.”

Ripongo le mie speranze in Landini. In Susanna Camusso molto ma molto meno.

E la presa di posizione di Susanna Camusso sui referendum proposti da Possibile non fa che rafforzare le mie critiche nei confronti dell’attuale dirigenza della CGIL.

Certo, lo strumento, negli ultimi anni, ha mostrato i suoi limiti. O quantomeno i cittadini hanno spesso dimostrato di non essere troppo disposti ad un coinvolgimento diretto nelle scelte che li riguardano. Misteri italici, visto che, di contro, sovente ci si lamenta di non poter scegliere direttamente. Ma se le firme si raccolgono raccogliendole, resta appunto l’incognita della partecipazione all’eventuale voto. E va da sé che il mancato raggiungimento del quorum sarebbe un bel problema, per tutta la sinistra.

Nutro qualche perplessità sul quesito che riguarda la scuola, non perché non ne condivida lo spirito e il fine, ma perché temo che possa essere utilizzato come referendum pro o contro gli insegnanti, di ogni ordine e grado. Scaricando su di loro le frustrazioni, motivate o meno, di genitori, cittadini, che vedono indistintamente nella classe docente dei nemici, dei fannulloni, dei privilegiati, senza entrare nel merito del quesito. Purtroppo Renzi è stato bravo, in questi mesi, a mettere pezzi di società contro.

Però evocare scenari di riforme dello statuto dei lavoratori o della scuola sui quali impegnarsi prioritariamente (quando? con quali tempi? con quali interlocutori?) come motivazione per non sostenere i referendum mi fa venire solo rabbia. Perché al di là del caso specifico in quelle parole intravedo la farraginosità dell’azione sindacale, i tempi lunghissimi, la sempiterna proposizione di riti che sanno di politica stantia, l’atavica difficoltà nel superare l’attrito di primo distacco, il non voler scardinare equilibri e collateralismi rispetto al governo amico che ancora resistono, come se pezzi di CGIL avessero ancora qualcosa da chiedere ai loro referenti politici che sono rimasti nel PD. A far cosa, nessuno lo sa.

Nelle parole della Camusso vedo il sindacato che resta sempre uguale a sé stesso, che non sa rappresentare le nuove generazioni, che non si intesta battaglie giuste solo perché non ne può rivendicare la primogenitura.  Il sindacato, e la CGIL, se vuole avere un futuro, deve mettere in atto un profondo cambiamento nei metodi e nelle persone.

Altrimenti si rischia di ammazzarlo, il sindacato.

Ma ancora hanno il coraggio di blaterare?

Qualcuno dovrebbe spiegare a tutti i cittadini di Roma quale autorevolezza abbia il PD Roma, e il suo commissario Orfini, e di conseguenza il segretario del PD Renzi, per imporre diktat al sindaco Marino. In base a cosa alcuni assesori dell’attuale giunta dovrebbero lasciare il loro posto a favore di fantomatici parlamentari del PD. Vedete geni in giro? Vedete potenzialità inespresse talmente indispensabili a giustificare tutto questo?

Ecco, io concepirei la supergiunta se entrassero, che so, Renzo Piano, Thomas Piketty, Umberto Eco. Se fosse lanciato un appello al mondo per far rinascere Roma, al di là dei partiti politici e soprattutto al dal là di Orfini. Ma non mi sembra che questo stia avvenendo.