Archivio mensile:febbraio 2016

Cosmopoliticizziamoci!

Le imprese difficili sono quelle che hanno il fascino maggiore. Ti fanno buttare il sangue, e perdere la voce. Ti fanno mettere in discussione le certezze che hai, quelle che pensi di avere. Ti fanno conoscere persone nuove, e conoscere meglio chi frequenti da tempo. Ti rendono chiaro quello che sei e quello che vuoi.  E anche quello che non sei e non vuoi.

Fin dalla mia sofferta uscita dal PD, e da tempo prima, ho maturato la consapevolezza della necessità di costruire, anche in Italia, un nuovo soggetto di sinistra che andasse oltre quanto già esistente nel panorama politico nazionale. Un soggetto ampio il più possibile, nel quale far confluire le esperienze, le novità, le persone disposte a mettersi in discussione per dar voce alla sinistra. A questo ho dedicato le  mie limitatissime forze e capacità in questi mesi. Trovando compagni disposti ad ascoltare, con umiltà e desiderio di aprirsi a mondi tra i più diversi. Cosmopolitica dà il via ad un processo costituente al quale desidero dare il mio modesto contributo, e che spero sia il più partecipato possibile, da qui a fine anno. Dove si arriverà dipende da ciascuno di noi. Da chi esce dal proprio confine, più o meno limitato, e decide di mettersi a disposizione di un progetto più ampio. Con umiltà e coraggio.  Umiltà e coraggio.

Una soluzione semplice, se vogliamo

L’argomento è di quelli scivolosissimi, ma vorrei provare a dire la mia.

Utero in affitto, per i detrattori. O maternità surrogata. Come volete.

In Italia è e resta reato. La legge sulle unioni civili non introduce nulla. Non apre alcuna strada. Esistono Paesi nei quali tale pratica è consentita. Può piacere o meno ma è così. E parliamo di USA, Canada. Occorre capire cosa si intende quando si dice “comprare un bambino”.  Secondo me si compra un bambino quando quando una coppia, eterno o omo, si rivolge al di fuori dei circuiti legali delle adozioni oppure delle maternità surrogate. Perché non hanno superato i controlli psico-attitudinali imposti dal percorso che si intraprende con il tribunale dei minori, nel caso di coppie etero. O perché si tagliano i tempi, immagino, nel caso di coppie omo (attualmente non ho notizie di omosessuali che vanno in un villaggio sperduto in qualsiasi paese dell’Africa e tornano a casa con un figlio). Ecco, questo potrebbe configurarsi come una forzatura del concetto di “diritto alla maternità e alla paternità”. Le coppie eterosessuali che accedono al percorso di adozione, nel momento in cui pagano l’associazione che fa da intermediazione, pagano i funzionari corrotti dei paesi esteri perso i quali adottano, pagano l’istituto nel quale vive il loro bambino, stanno tecnicamente comprando un bambino? Nella accezione più larga del termine qualcuno potrebbe dire di sì. Invece da un pugno di vista legale non lo stanno facendo, perché stanno rispettando la legge del proprio o paese e del paese presso il quale adottano e nel contempo incappano in meccanismi di corruzione che sono costretti a subire. Cosa si dovrebbe fare, per evitare questo, rendere illegali le adozioni internazionali o creare un sistema di controllo serio sulle associazioni e sui relativi corrispondenti nei paesi esteri?

Tornando alla maternità surrogata, è innegabile che gli uomini, e quindi le coppie omosessuali composte da uomini, abbiano una difficoltà in più. Due uomini, tecnicamente, un figlio non possono averlo, da soli. Due donne invece si. Ricorrendo al seme di un donatore. Due uomini però, debitamente valutati, allo stesso modo, con lo stesso iter con il quale si decide se una coppia etero possa o meno adottare un figlio, potrebbero essere dichiarati idonei ad accedere ad una maternità surrogata nei paesi laddove tale pratica è regolamentata. Pagando non per comprare il figlio, ma per far fronte alle spese che una gravidanza di una donna (che all’interno di un circuito di legalità, opportunamente valutate le motivazioni per le quali sceglie di donare un figlio che porta in grembo) comportano.

Se si ritiene quella della maternità surrogata una pratica aberrante, pur con le garanzie di cui sopra, la soluzione potrebbe essere quella di consentire a tutte le coppie, omo o etero che siano, di accedere allo stesso modo all’adozione. Ci sono decine di migliaia di bambini che aspettano di essere amati, accolti in una famiglia comunque essa sia composta. Perché la famiglia esiste dove c’è amore.

Tutta la discussione in atto c’entra poco con la stepchild adoption, che non fa altro che prendere atto di legami affettivi che già esistono. Cito due casi estremi che vanno oltre le situazioni più comuni, ma  può capitare che una ragazza madre scopra la sua omosessualità. Come può capitare che un uomo vedovo con figli scopra la sua omosessualità. E che nel frattempo si sviluppi un rapporto affettivo tra il loro figlio e il nuovo partner. Come garantire la continuità affettiva del bambino nel caso in cui il genitore biologico viene meno? Questo regola la stepchild adoption. Situazioni, queste e altre, che sono attorno a noi, che esistono, che riguardano il nostro vicino di casa, il compagno di nostro figlio a scuola. Non vedere questo significa negare il desiderio consapevole di maternità e paternità di persone omosessuali. Quale soluzione per loro? La sterilizzazione? La castrazione chimica? Sostenere che solo nella famiglia tradizionale si possono sviluppare e in maniera sana i figli, oltre che sintomo di oscurantismo, bigottismo, moralismo vuol dire negare l’evidenza. Esistono papà vedovi che sono fanno da madre e da padre per i loro figli, e lo fanno in maniera splendida. Così come esistono ragazze madri che da sole si sono allevate i figli, facendo da padre e da madre. Cosa facciamo con loro, li obblighiamo a sposarsi perché solo con una madre ed un padre i figli crescono bene?

Siete gli stessi che preconizzavano la fine del mondo a causa del divorzio, e invece siamo ancora qui. La società esiste ancora. L’essere umano esiste ancora. Ed esisterà ancora finché ci sarà l’amore che guida la vita delle persone nell’educazione dei propri figli.

Fatevene una ragione

Il 19-20-21 febbraio ci sarà la tre giorni che darà l’avvio alla costituente del nuovo soggetto di sinistra. Tre giorni. Come altre tre giorni avrà la stessa dignità. Nessuno si senta superiore, nessuno si senta escluso. Nessuno di chi desidera dar voce alla sinistra nel nostro paese, con umiltà, senza primogeniture. Con la consapevolezza che nessuno, oggi, può bastare a sé stesso ma occorre allargare il campo quanto più possibile. Ai movimenti. Ai comitati. Alle conoscenze. Alle esperienze.

Sarà l’occasione per fare chiarezza definitivamente, a sinistra. non ce lo nascondiamo. Pezzi di SEL premono per un accordo con il PD. E se non ci fosse chi avesse proposto una alternativa, avrebbero avuto la strada spianata. Ma non è successo. Fatevene una ragione. Dal 21 febbraio in poi, e durante questo percorso, si capirà chi ci sta e chi no. E chi rimarrà fuori si prenderà le sue responsabilità. E ce ne faremo una ragione.

Il ruggito dei conigli

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Il Vecchio

Pretendere qualcosa da lui è impensabile. Ma, considerando l’estrazione liberal-fascio-clericale di quello che rimane del blocco sociale di Forza italia, la libertà di coscienza sul DDL Cirinnà è il massimo che si possa pretendere. Minimal rabbit.

Il Giovane

Alle prese con la fronda catto-oscurantista del PD, la scelta della libertà di coscienza è l’unico modo per tenere insieme il PD. Che poi la libertà di coscienza venga evocata solo per i temi eticamente sensibili, beh, è un segno dei tempi che non cambiano. Anzi, del verso che non cambia. Rabbit number 1.

Il Buffone

Quello che si gioca, sulle spalle di persone, bambini, coppie che attendono semplicemente di vedere riconosciuti i propri diritti, la possibilità di dare una spallatina al governo. Facendo incazzare pure la sua base. Master of rabbits. O semplicemente master of paraculi.

E tra tanti conigli ci stanno quelli che il DDL Cirinnà lo votano così com’è, nonostante sia un compromesso al ribasso. E nonostante questo trovano lo stesso le ragioni per non stare insieme, nel Parlamento, nel Paese. Adducendo, il più delle volte, motivazioni puerili a dir poco. Con quello lì? Giammai! Con quell’altro? Ma che sei pazzo?

Io so’ meglio, e tu nun sei un cazzo.