Archivio mensile:gennaio 2017

Chiediamoci il perchè

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Oggi tutti a sbeffeggiare M5S per quanto successo in nell’Europarlamento e a cimentarsi in dotte disquisizioni sull’incoerenza delle sue scelte. Ieri a sbeffeggiare M5S per il nuovo approccio rispetto agli inquisiti e a cimentarsi in dotte disquisizioni sull’incoerenza delle sue scelte. L’altro ieri qualcosa per sbeffeggiare e sul quale cimentarsi in dotte disquisizioni sull’incoerenza delle sue scelte ci sarà pur stato.

Trump durante la campagna elettorale fece scandalo quando disse che sarebbe potuto scendere in strada e puntare la pistola contro qualcuno e la cosa non avrebbe spostato di un millimetro le sue possibilità di vittoria. Con M5S è la stessa cosa, temo. Tanto è al colmo la sopportazione di molti elettori nei confronti dello status quo. Tanta è la mancanza di fiducia nelle capacità di risolvere i problemi del Paese espresse della stragrande maggioranza della classe politica, tanta la disaffezione verso le forme di partecipazione democratica “classiche” rappresentate dai partiti politici.

Non servirà lo sberleffo, la risata, la sottolineatura dell’incoerenza se non verremo prima a capo delle nostre mancanze di questi anni che hanno generato a loro volta sberleffo, risate, incoerenza e soprattutto emorragia di consensi.

Chi vota M5S se ne frega delle incoerenze, di Farage, di Ukip, di Alde, di Verhodstadt, dell’Europrlamento, dell’avviso di garanzia, delle diatribe interne, del tribunale del popolo per i giornalisti. Sono cose che non spostano di un millimetro le possibilità di successo del movimento. E soprattutto non spostano consensi verso la sinistra, che anziché sbertucciare l’avversario dovrebbe interrogarsi sui perché.

Forse l’unico fattore che potrebbe mettere in crisi il movimento è il fattore V, come Virginia. E lo sa lo stesso Grillo. Ma questa è un’altra storia che vedremo come sarà scritta.

Guardate e vergognatevi (se ne siete capaci)

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Questo bambino non è Mohammad, e nemmeno Alan. È semplicemente uno dei 6 bambini che muore di fame ogni minuto, il tempo che leggiate le prime righe di questo post. Anche se oggi sentiremo parlare di Mohammad morto in Birmania, e ci commuoveremo a guardare la sua immagine a viso riverso nel fango, così come ci siamo commossi a vedere il volto di Alan riverso nella sabbia. E abbiamo tutti pensato che non si può morire così, e ci siamo indignati, e ci siamo convinti che bisogna fare qualcosa per questi disperati. E poi però il tempo lava tutto, e si va oltre.

Continuo a pensare che gli immigrati economici abbiano lo stesso identico diritto dei migranti politici (meglio conosciuti come profughi), ossia quello di perseguire la speranza di vivere una esistenza dignitosa, bambini, adulti, mamma, papà, figli, in qualsiasi paese del mondo che non sia il loro. Che non può essere momentaneamente il loro per motivi che possono essere la guerra come la fame.

I governi dei paesi che stanno bene hanno il dovere di accogliere tutti, ciascuno secondo le proprie possibilità, non fosse altro se non per restituire quello che abbiamo tolto ai poveri del mondo in termini di armi vendute ai loro dittatori, di risorse naturali depredate, di manodopera a basso costo sfruttata in loco, di aziende che delocalizzano fottendosene dei diritti dei lavoratori.

E quindi mi indigno sentendo parlare di espulsioni, di nuovi CIE, di rimpatri forzati. Andrebbero rimpatriati solo i delinquenti condannati in via definitiva per i reati previsti dal codice penale (eccetto che per il reato di immigrazione clandestina). Rimpatri poi, si fa presto a parlare di rimpatri per compiacere l’opinione pubblica, quando esistono accordi bilaterali con un pugno di paesi che rendono impossibile mettere le persone su un aereo e via.

Mi indigno perché i governi non possono piangere lacrime di coccodrillo davanti alle foto dei bambini morti e poi propagandare le espulsioni di massa dei migranti economici. Mi indigno perché si ascolta la pancia della gente, mentre chi governa, se illuminato, dovrebbe avere il coraggio di prendere provvedimenti probabilmente impopolari ma giusti, anziché inseguire i fasciogrillino di turno, o il fascioleghista di turno. Che poi finisci per diventare come loro senza nemmeno accorgertene. O forse ‘sto schifo lo celavi dentro, dal 2007, e dovevi solo tirarlo fuori.