Archivio mensile:agosto 2017

Il nostro dovere nei confronti dei martiri di mafia

Non sono riuscito a trattenere le lacrime nel visitare, stamattina, le stanze del Tribunale di Palermo nelle quali hanno lavorato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e uno dei loro collaboratori, Giovanni Paparcuri, che ci ha fatto da cicerone. Dotazioni informatiche, lettere, faldoni, bobine, assegni, papere, calendari, borse, appunti, fotografie, aneddoti e un tenerissimo biglietto che Francesca Morvillo scrisse al suo Giovanni e che il suo amato non ha fatto in tempo a leggere.

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L’ingresso del bunker

 

 

La scrivania di Giovanni Falcone

La scrivania di Giovanni Falcone

La scrivania di Paolo Borsellino

La scrivania di Paolo Borsellino

A volte penso che non siamo stati capaci di meritarcelo il sacrificio di Falcone, Borsellino, Costa, Chinnici, Giuliano, Montana, Cassarà, Livatino, Scopelliti, Fava, Impastato, Grassi, Vassallo, e di tutti gli uomini delle forze dell’ordine, delle istituzioni, o semplici cittadini che hanno dato la vita per fare il proprio dovere.

Andateci a visitare questi luoghi, e tenete viva la loro memoria.

Noi non possiamo fare altro, oltre che seguire il loro esempio.

La vita delle persone prima di tutto

2223913_1423648611963Beh mettiamoci d’accordo sul significato della frase: “Avere contatti con gli scafisti”.

Perché se una ONG ha contatti con gli scafisti, o chi per essi, per avere indicazioni su dove andare incontro ai barconi per evitare che si allunghi il viaggio e di conseguenza aumentino i rischi della traversata, e allora ben vengano i contatti. Posso anche capire il fatto che una ONG non si curi degli scafisti (non sono né polizia né esercito) e di sequestrare le imbarcazioni (che fanno, se le portano al traino?).

Perché, in definitiva, davvero le ONG fanno quello che l’Europa non fa.

Salvare vite umane. Punto.

Mentre ci si preoccupa di sparare la minchiata demagogica più grossa (“pugno di ferro”, “aiutiamoli a casa loro”, che tra un po’ si vota), e guarda caso demagogia e destra convergono sempre di più. Nemmeno si  ha il coraggio, in Italia e in Europa, di dire le cose come stanno, di assumersi le proprie responsabilità, di capire perché non è possibile aiutarli a casa loro prima di rischiare di imbarcarsi in un altro conflitto.