Archivio mensile:aprile 2019

Semplificare (ma non troppo)

Oggi pomeriggio ascoltavo Nicola Fratoianni da Lucia Annunziata.

Parole di buon senso sulla situazione economica del Paese, sulle prospettive della sinistra, sul valore del 25 aprile, sui fatti di Torre Maura, sullo sfruttamento dei lavoratori, sugli errori del passato e sui limiti della classe politica della sinistra, anche dei suoi personali.

Nulla di sconvolgente, e nulla di particolarmente complicato. Nel suo caso mi sembrava che le sue parole fossero anche abbastanza distanti da qualsiasi “vocazione pedagogica”, per usare un’espressione di Marco Damilano. Vocazione pedagogica che sicuramente in altre, innumerevoli occasioni, a sinistra molti hanno avuto e continuano ad avere.

E però una cosa mi ha colpito del suo intervento, così come mi colpisce spessissimo ascoltando le parole di altre personalità di sinistra, ossia il fatto che in quest’epoca l’analisi, il ragionamento, il tentativo di rispondere in maniera più o meno articolata e complessa a questioni che a loro volta sono sicuramente articolate e complesse, non paga. Non è vincente, e soprattutto non è convincente. Non sto dicendo che occorra parlare esclusivamente alla pancia,  a suon di slogan, cosa che peraltro riesce molto meglio a destra. Dico che però, probabilmente, senza rinunciare alla fatica dell’analisi, della comprensione, occorre semplificare le questioni, i ragionamenti, e soprattutto provare a dare messaggi più diretti.

Euro si/Euro no.

Europa si/Europa no.

Patrimoniale si/patrimoniale no.

Diritto alla casa si/diritto alla casa no.

Diritti per tutti si/diritti per tutti no.

Sanità pubblica si/Sanità pubblica no.

Investimenti pubblici si/investimenti pubblici no.

Immigrazione si/immigrazione no.

Tutela dell’ambiente si/tutela dell’ambiente no.

Precarietà del lavoro si/precarietà del lavoro no.

Sono 10 questioni, se ne possono aggiungere altre.

Potrebbero, dovrebbero essere i temi sui quali qualsiasi forza di sinistra pronuncia parole chiare, con forza e convinzione, e le ripete fino allo sfinimento. Semplificando prima, per rendere chiari i concetti all’elettorato. Per definire il campo, la parte dalla quale si sta. E contestualmente però ri-complicare, ri-analizzare, scarnificare i problemi, trovare soluzioni. Per provare ad essere credibili prima e operativi dopo. 

I Rom e noi

“Io non sono razzista, però i Rom mi stanno sul cazzo”.

Quante volte avete sentito un’affermazione del genere? Io tante, penso anche voi.

Quella di Rom, Sinti e Caminanti è la più discriminata delle minoranze, di sicuro nel nostro Paese, probabilmente in tutto il Continente.

I luoghi comuni sui Rom si sprecano da sempre.

Rubano, ma non mi consta che esistano statistiche che indichino una percentuale più alta di condannati in via definitiva per furto tra i Rom rispetto al resto della popolazione.  Ruberanno né più né meno rispetto al resto degli italiani.

Rubano i bambini, ma non si è mai registrato alcun processo per sequestro di minori a carico di membri della comunità Rom.

È vero, in alcune situazioni può destare allarme il fenomeno dei borseggiatori sui mezzi pubblici, come è vero che in alcuni casi le esalazioni provocate dal bruciare la plastica per ricavare il rame da rivendere siano un problema per la salute pubblica.

Però proviamo a pensare cosa vuol dire vivere nei campi, sia regolari sia irregolari, nei quali sono stati relegati a vivere nelle nostre periferie. Senza che, nella stragrande maggioranza dei casi, le istituzioni abbiano provato a mettere in piedi uno straccio di progetto di integrazione, lasciando al solito alle associazioni di volontariato il compito di assistere, le persone, i bambini, di avviare progetti di scolarizzazione per i minori.  E non è un caso che nei Paesi dove invece si è investito di più in integrazione, come in Spagna, sia minore il tasso di discriminazione.

Senza poi contare il fatto che secondo stime consolidate circa il 50% dei Rom presenti sul territorio italiano sono cittadini Italiani. Non è che hanno acquisito la cittadinanza italiana. No, sono proprio italiani di etnia Rom. Italiani come noi. Però italiani poveri. Italiani Rom poveri.

E allora, pur ammettendo per assurdo (ovviamente non lo penso affatto, non è che si possa impedire ad un cittadino Europeo povero, che non ha commesso reati di alcun tipo, di girare libero per l’Europa ) che tutti i Rom non italiani debbano tornare al loro paese d’origine, semmai ne abbiano uno (Macedonia, Romania, Spagna, o altro), con i Rom Italiani, poveri, che stanno in Italia che ci facciamo?

I campi sono una vergogna, e a detta di molti andrebbero chiusi. Sono d’accordo. Occorre però trovare altre soluzioni abitative. Quando si cercano altre soluzioni abitative, necessarie per poter provare ad immaginare percorsi di integrazione, succedono i casini come quelli di questi giorni a Torre Maura (non voglio entrare nel merito di quanto successo, quello delle periferie degradate di Roma e di altre città italiane è un fenomeno complesso).

In generale, per molti, moltissimi, almeno tutti quelli che dicono “non sono razzista ma i Rom mi stanno sul cazzo”, i Rom semplicemente dovrebbero sparire, volatilizzarsi, non esistere. Magari andrebbero sterminati. O deportati. O quantomeno incarcerati per il solo fatto di essere Rom, in una chiamata in correità per qualsiasi nefandezza e per il solo fatto di essere Rom. Ecco, tutto questo a casa mia si chiama razzismo.

L’Art. 3 della Costituzione stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Discriminare un gruppo di persone per razza o condizioni sociali, come recita la nostra Costituzione, è la definizione esatta di razzismo. Punto.