Ascoltare, capire, partecipare

Sabato mattina sarò al Teatro Quirino, a Roma, all’incontro che segna l’inizio di un percorso che spero porterà lontano.

Vado per ascoltare quello che avranno da dire le persone che lì si riuniscono. Che siano parlamentari, semplici cittadini, persone attive nella società, precari, insegnanti, amici, compagni.

Vado per capire se sia davvero finito il tempo delle ambiguità e per ascoltare parole chiare sui rapporti con il Partito Democratico.  Mi aspetto questo soprattutto dai compagni di SEL, ai quali mi sono rivolto nei giorni scorsi per chiedere loro, dal mio modestissimo osservatorio, di fare scelte coraggiose e coerenti. Sinceramente non vedo perché chi è uscito dal PD dovrebbe tornare a farsi il sangue amaro inseguendo improbabili alleanze. Sostenere questa tesi è solo gettare benzina su un fuoco di polemiche che andrebbero semplicemente evitate, se basate su illazioni e considerazioni di fantasia. Del resto lo schema nazionale mi sembra abbastanza chiaro: pur di fermare l’avanzata di M5S Renzi farà di tutto, dal cambiare nuovamente l’Italicum ad alleanze organiche e strutturali anche con Forza Italia, in nome di non so quale pericolo incombente  sulla Nazione. A meno che il pericolo non si chiami democrazia.

Vado per partecipare, con il mio umilissimo e piccolissimo contributo di cittadino, ad un progetto al quale tengo da tempo e che nasce da una esigenza che non è più eludibile, visto anche il fallimento del progetto del PD: dare voce, forza, rappresentanza, nel nostro Paese, nelle nostre comunità, alla sinistra. Semplicemente. Sui temi della legalità, dell’uguaglianza, della giustizia, dei diritti, dell’ambiente, del lavoro, della mobilità, del welfare.

È una sfida agli esiti incerti, difficile, difficilissima, che ha visto fallire molti in passato. Ma chi ha veramente a cuore la nascita di una forza di sinistra ampia, plurale, moderna, europea, aperta alla partecipazione e soprattutto che non aspiri a essere residuale ma ad essere forza di governo nel Paese e nelle città, non può che esserci, sabato mattina al Teatro Quirino. Non è, questo, il tempo dei distinguo, delle ripicche personali, dei processi alle intenzioni, dell’isolazionismo. Non mi interessano le sigle, le formule. Mi interessano i contenuti. I metodi. E va bene la costruzione dal basso che procede di pari passo con la costruzione dall’alto, se alto vuol dire dare maggiore voce anche in Parlamento, nelle Istituzioni alle battaglie che “il basso” discute, prepara, anima con passione e competenza. Dividersi ancora prima di partire è un errore. C’è tanto da fare. Tanta strada da percorrere e suole da consumare. Competenze, esperienze, idee da mettere a fattor comune. Personalmente vorrei che fossimo in molti, moltissimi, e che nessuno, almeno per ora, restasse indietro o pensasse di fare balzi in avanti in solitaria.

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