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Il grande inganno

Nel silenzio quasi assoluto dei media e delle cronache e nel segreto delle trattative tra governo e regioni si sta consumando il più distruttivo degli inganni mascherato da riforma costituzionale. L’autonomia che si sta per concedere a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna equivale alla disgregazione della Repubblica per come è stata concepita dai padri costituenti nel ’48.  La secessione delle regioni ricche, in virtù del principio perverso del mantenimento  nei territori del 90%  degli introiti fiscali mette fine al principio di perequazione tra regioni di uno stesso stato nonché al principio di solidarietà. Chi è ricco sarà più ricco perché nelle menti razziste, classiste e becere dei proponenti la riforma chi ha tanto merita sempre di più, e chi ha poco deve arrangiarsi. In questo senso le parole infami del Ministro dell’Istruzione non lasciano  spazio a dubbi e mette ancora una volta in evidenza il principio disgregatore dello Stato che muove la Lega sin dalle sue origini. In mezzo, le popolazioni del Sud Italia che hanno affidato le proprie sorti al ministro della malavita e a M5S sperando di raccattare le briciole di provvedimenti di carattere neo-assistenzialistici e si troveranno con una mano davanti e una di dietro, tra servizi sempre più scadenti e clientelismo, camorra e mafia sempre più pervasive, perché saranno le uniche a garantire la presenza che lo Stato non potrà più garantire.

Colpisce, tra tutti, l’atteggiamento del PD e del presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini, che porta nel baratro una tradizione di buon governo che sapeva farsi carico dei più deboli senza egoismi e che invece si fa carnefice di chi, scontando responsabilità non sue, è rimasto indietro. Povera Emilia Romagna.

E del resto tutto nasce dal governo Gentiloni che ha concesso alla trattativa con le regioni quanto nemmeno la controriforma costituzionale di Renzi aveva osato concedere.

Questa la battaglia delle prossime settimane, che deve riguardar tutti, cittadini, sindacati, associazioni, uomini e donne che credono ancora nella solidarietà tra pezzi di uno stesso Stato.

La segregazione razziale a Lodi. A.D. 2018

Sia chiaro, a Lodi, nella civilissima Lombardia, nella civilissima Italia, non si sta combattendo, sulla pelle dei bambini, una guerra ai furbetti, come dice il ministro della malavita, che non pagano la mensa scolastica.

No.

Sta accadendo che pur di introdurre la segregazione razziale la Sindaca,  e già il fatto che sia una donna a mettere in atto questo schifo mi fa ancora più schifo, ha ordinato che i figli dei migranti che frequentano la scuola debbano sottostare a regole assurde. Premessa d’obbligo è che se un migrante manda i figli a scuola significa che è una persona che lavora, che ha una casa, che produce un reddito regolare, certificato.  È una famiglia che sta provando ad integrarsi nel nostro paese. Quindi a Lodi ai migranti, ai fini del calcolo ISEE, si chiede anche di produrre certificazione che attesti il fatto che nei loro paesi di origine non abbiano altri redditi o immobili. Come se sia pensabile, con tutto il rispetto, che in Senegal, in Congo, in Eritrea, esistano degli uffici funzionanti che possano rilasciare tali attestazioni. E quindi, senza documentazione, alle famiglie di migranti viene applicata la tariffa più alta prevista per usufruire della mensa. E siccome queste famiglie non possono permetterselo, allora i loro figli sono costretti a portarsi il pasto da casa, e a consumarlo separatamente dai bambini italiani.

Una barbarie totale. Sulla pelle dei bambini.

All’ospedale Bambin Gesù di Roma, che ultimamante mi capita di frequentare, c’è una cartello che recita così: il grado di civiltà di un Paese si misura da come si occupa dei bambini.

Ecco, l’Italia sta diventando un paese incivile, Razzista. Xenofobo. Fascista. Nazista.

Padroni a casa nostra (ma con le pezze al culo)

Checché ne dicano gli esponenti di M5S, che giorno dopo giorno negli equilibri del governo continuano a contare meno dello sputo di un lama in un lago andino, il disegno  leghista appare abbastanza chiaro. Il sempre più stretto legame tra il fascista Salvini e la nazista Le Pen, che lanciano l’ossimoro sovranista internazionale, ha come unico scopo quello di far saltare l’Europa e l’Euro per tornare alle monete nazionali, alle banche degli stati, all’autarchia economica, politica e finanziaria.

Tutti bravi, nella compagine governativa, a sbraitare contro i mercati che non capiscono, che speculano, che affossano. Accomunando, tra l’altro, istituzioni europee e mercati finanziari, come se fossero un’unica entità. Forse molti, invece, non hanno capito, o fanno finta di non capire, che anche le monete nazionali sarebbero esposte ai mercati. Non è che esci dall’Euro e puff, come per miracolo, i mercati non esistono più.

Chi sono i mercati? Ci sono banche, investitori istituzionali, fondi pensione, speculatori. Cosa fanno? Investono, comprano titoli, e soprattutto finanziano il debito dei Paesi tipo l’Italia che hanno bisogno di soldi per funzionare. Se ritengono che il soggetto al quale hanno prestato i soldi abbia difficoltà a restituirli, i soldi te li danno lo stesso ma chi riceve dovrà pagare interessi maggiori. Questi sono i mercati. Come si può ovviare a questa semplice regola di economia che anche i bambini capiscono? I soldi te li fabbrichi in casa. Stampi moneta. Eliminata la BCE, le banche nazionali iniziano a immettere liquidità. a vagonate. E per la legge della domanda e dell’offerta, se in giro c’è molta disponibilità di un bene, qual bene vale meno. Ecco che la nostra Lira, Liretta, si svaluta, l’inflazione sale, il potere d’acquisto scende, ma che ce frega? Padroni a casa nostra. Sicuri? Potrebbe anche arrivare qualche amico che ti dice: tranquillo, i soldi te li do io. Un personaggetto alla Putin, per dire. Amico degli amici. Oppure i tanto odiati cinesi (signora mia se stanno a compra’ tutto!), che magari col tempo potrebbero acquisire a prezzi stracciati pezzi dello stato (asset, imprese), pare che fanno qualcosa per niente, quelli.

Insomma, vedo in giro nostalgici delle tempeste monetarie, della svalutazione del 1992, del debito pubblico esploso, del volemose bene, del fàmo come cazzo ci pare. Saranno guai per tutti, e soprattutto per le generazioni future.

Il mondo perfetto

Sarà un complotto dei soliti noti, sarà l’economia che, in assenza di regole socialmente sostenibili, si regola da sé e quindi volge naturalmente verso l’aumento costante del divario tra ricchi e poveri, una sorta di entropia delle disuguaglianze, ma sta di fatto che la guerra tra poveri alla quale assistiamo ormai da anni coinvolge tutto e tutti e sembra non aver fine. Che poi sentirsi minacciati da chi sta peggio di te è un attimo, e allora dagli all’immigrato, al bracciante, all’ambulante, al baraccato, al Rom, all’accattone, al musicista di strada, al clochard, al lavavetri, alla prostituta, al bangladino, al rifugiato. La cui condizione di povertà è alimentata da chi non se la passa benissimo.

Uno spaccato della situazione lo offre questo articolo di Internazionale. 

Generalmente al discount è più facile incontrare persone che hanno capacità di spesa inferiore alla media, in cerca di offerte e di prezzi vantaggiosi. A scapito di chi? Dei produttori, che pur di prendere commesse dalla grande distribuzione lavorano in perdita. E su chi si rifanno i produttori? Sugli utenti, con un prodotto di peggiore qualità, e su chi raccoglie e lavora il prodotto, vittima di dumping salariale senza fine. Il povero che fotte il povero.

Altro esempio nell’abbigliamento. I negozi più affollati sono ormai da tempo H&M, Bershka, Pull&Bear, Zara. Compri a poco roba già di suo abbastanza scadente, e come per il cibo se una maglietta costa 10€ qualcuno l’avrà prodotta con paghe da fame, visto che il margine per le aziende c’è sempre. E poi c’è la distribuzione, il trasporto. Tutti strozzati.

Tutti poveri che si fottono tra di loro.

Il mostro. Il nero. Il buio nella mente.

 

Venerdì sera ho perso un amico.
Ma sto perdendo qualcosa di più importante.
Sto perdendo la fiducia nella gente.
La gente per la strada, negli uffici, nelle fabbriche, la gente.
Il popolo del Paese in cui vivo sta diventando un mostro

Parlavo, nei giorni scorsi, del dolore fisico che mi pervade. Latente, non lancinante, non acuto, ma sta là, tutto quanto. Diffuso. Un misto di questo dolore e di paura. Anche di paura. Si, paura di scoprire cose che immagino, di capire meglio cose che so, che rifuggo, che non voglio sapere, scoprire, approfondire. Di quelli che mi stanno attorno. Quelli di cui parla Pierpaolo Capovilla.

 

Spazzati via, a breve

M5S saranno pure inaffidabili, ipocriti, opportunisti, quaquaraqua. Ma l’irresponsabilità che ha dimostrato ancora una volta Renzi non ha eguali. Non contento di aver già sperimentato il tanto peggio tanto meglio a Roma, dove la sua decisione di far cadere la giunta Marino con la firma dal notaio dei consiglieri comunali infami, traditori, vigliacchi la sta pagando sulla carne viva tutta la città, trasporta la stessa dottrina sul piano nazionale. L’apoteosi della deresponsabilizzazione, del cinismo politico, del parassitismo. Per cosa, poi? Come ha fatto male i suoi conti a Roma, Renzi fa male i suoi conti sulle spalle del Paese intero. E per favore finiamola anche con la favoletta di Renzi mal consigliato. Si è coltivato una corte dei miracoli che ragiona, parla, scrive, agisce a sua completa immagine e somiglianza. Pensiero e azione sono un tutt’uno per Renzi e gli scherani del turborenzismo. L’unica cosa che non hanno capito è che saranno spazzati via, come polvere sugli stivali, non appena gli italiani saranno chiamati nuovamente alle urne.

Di lotta e di governo

Ricordo, qualche anno fa, le feroci critiche rivolte ad un ministro, mi sembra Diliberto, che andava in piazza nelle manifestazioni organizzate contro il governo di cui lui stesso faceva parte.
Pur condividendo i nobili intenti, ma il ministro, e tutti quelli del PD, che fanno lo sciopero della fame per lo ius soli, come li inquadriamo? Di lotta e di governo pure loro?
Gli suggerirei di insistere con il loro segretario affinché costringa il governo a porre la questione di fiducia sul provvedimento senza scaricare la responsabilità su altri.
Altrimenti siamo all’ipocrisia, e della miglior specie.

La vita delle persone prima di tutto

2223913_1423648611963Beh mettiamoci d’accordo sul significato della frase: “Avere contatti con gli scafisti”.

Perché se una ONG ha contatti con gli scafisti, o chi per essi, per avere indicazioni su dove andare incontro ai barconi per evitare che si allunghi il viaggio e di conseguenza aumentino i rischi della traversata, e allora ben vengano i contatti. Posso anche capire il fatto che una ONG non si curi degli scafisti (non sono né polizia né esercito) e di sequestrare le imbarcazioni (che fanno, se le portano al traino?).

Perché, in definitiva, davvero le ONG fanno quello che l’Europa non fa.

Salvare vite umane. Punto.

Mentre ci si preoccupa di sparare la minchiata demagogica più grossa (“pugno di ferro”, “aiutiamoli a casa loro”, che tra un po’ si vota), e guarda caso demagogia e destra convergono sempre di più. Nemmeno si  ha il coraggio, in Italia e in Europa, di dire le cose come stanno, di assumersi le proprie responsabilità, di capire perché non è possibile aiutarli a casa loro prima di rischiare di imbarcarsi in un altro conflitto.

Renziani con la faccia come il Renzo

Mi ricordo, si mi ricordo del 2009, 2010, e anche dopo quando si facevano le battaglie per un PD diverso.

Mi ricordo, si mi ricordo quando erano battaglie contro i congressi farlocchi, i tesseramenti gonfiati, le truppe cammellate, per il rispetto dello statuto, per la meritocrazia e contro le filiere e i capibastone.

Mi ricordo, si mi ricordo, l’essere minoranza ed essere visti come i marziani, gli idealisti, lasciate la politica a chi sa come si fa, le prese per il culo, le commissioni di garanzia che tutto erano meno che di garanzia.

Poi succede che acqua ne scorre sotto i ponti, e la coscienza di molti impone di cercare altre strade perché altrimenti dovresti solo riempire di sputi lo specchio nel quale ti guardi la mattina appena alzato.

E però invece la coscienza di molti non è così schizzinosa, e allora capita che la minoranza di un tempo diventi maggioranza di adesso e allora vanno bene i congressi farlocchi, le discussioni inesistenti, le filiere, le truppe cammellate, i capibastone, le tessere gonfiate. L’importante è aver sostituito il 60% della ditta con il 60% loro. Che il resto si fottesse.

Mi viene in mente Ciro di Gomorra, quando dice alla moglie disperata, che si accorge di non avere alcun futuro da offrire alla propria figlia: “Amm’ vinciut’. SImm’ ‘e chiù fort’.”

Si, avete vinto sopra le macerie, dopo aver contribuito a distuggere una comunità politica, una storia, un’idea. Quella che voi chiamavate ditta ha le sue colpe, ma voi vi siete mostrati infinitamente peggiori di loro, perché vi presentavate come il cambiamento e invece avete rigenerato gli stessi metodi, le stesse storture, le stesse aberrazioni che dicevate di voler combattere. Non avrete mai il mio personale perdono politico, per quello che vale. Mai.

Minniti:Orlando=Bossi:Fini

12/12/2016 Roma, Quirnale, giuramento del governo Gentiloni, nella foto Andrea Orlando e Marco Minniti

Una proporzione matematica che diventa equivalenza politica e sociale, nei suoi effetti.

Mi direte che i medi, gli estremi, non sono fatti della stessa pasta. Ripeto: gli effetti sono i medesimi. Criminalizzare la povertà è semplicemente aberrante. Come a suo tempo era (e resta) aberrante criminalizzare l’immigrazione. Possono bastare le parole di Roberto Viviani, del Baobab.

Poi mi sfugge, sarà un mio limite certo, come l’argomento non sia oggetto di rimostranze da parte dei sostenitori della candidatura di Andrea Orlando alla segreteria del PD, soprattutto quelli-che-vorrebbero-un-PD-più-a-sinistra-e-quindi-sosteniamo-Orlando-contro-Renzi-così-sarà-salva-l’unità-del-PD-e-finalmente-diverremo-un-partito-di-sinistra.

Come ha detto Pippo Civati ieri sera, destra è chi destra fa. Fatevene una ragione.