Archivi categoria: Bestialità

Chi l’ha detto?

«Perché vedete, e vorrei sottolinearlo, sarebbe del tutto infondato il sostenere o il lasciar intendere che nel passato il Parlamento sia rimasto chiuso in un atteggiamento di pura conservazione, di statica e retorica difesa della Costituzione del 1948».

«Il contrasto che ha preso corpo in Parlamento da due anni a questa parte e che si proporrà agli elettori chiamati a pronunciarsi prossimamente nel referendum confermativo non è tra passato e futuro, tra conservazione e innovazione, come si vorrebbe far credere, ma tra due antitetiche versioni della riforma dell’ordinamento della Repubblica: la prima, dominata da una logica di estrema personalizzazione della politica e del potere e da un deteriore compromesso tra calcoli di parte, a prezzo di una disarticolazione del tessuto istituzionale; la seconda, rispondente a un’idea di coerente ed efficace riassetto dei poteri e degli equilibri istituzionali nel rispetto di fondamentali principi e valori democratici.

La rottura che c’è stata rispetto al metodo della paziente ricerca di una larga intesa, il ricorso alla forza dei numeri della sola maggioranza per l’approvazione di una riforma non più parziale, come nel 2001, ma globale della Parte II della Costituzione, fanno oggi apparire problematica e ardua, in prospettiva, la ripresa di un cammino costruttivo sul terreno costituzionale; un cammino che bisognerà pur riprendere, nelle forme che risulteranno possibili e più efficaci, una volta che si sia con il referendum sgombrato il campo dalla legge che ha provocato un così radicale conflitto».

Potete scoprirlo qui.

Ignazio Marino persona per bene

Sulla vicenda Marino all’epoca M5S hanno fatto gli sciacalli, roba che se tanto mi da tanto Paola Muraro starebbe a casa da un pezzo (anzi, nemmeno avrebbero dovuto nominarla assessore). Il PD, invece, ha mostrato tutta la pochezza dei suoi dirigenti cittadini (quanto sangue amaro quei pochi militanti che hanno sempre lottato per un partito diverso!) e la spregiudicatezza di Renzi. Che ha ordinato ai consiglieri di recarsi dal notaio (pena la mancata ricandidatura) e defenestrare Marino per un bieco calcolo: provare a far vincere M5S nella speranza che dimostrassero la loro incapacità a governare per poi giocarsi i loro (eventuali) fallimenti sulla scena nazionale (nella peggiore delle ipotesi avrebbe vinto Giachetti). Mi sa che si è fatto male i calcoli. Il tutto sulla pelle di Roma e dei Romani. Che statista, veh?

La bellezza violentata di Bagheria (e non solo)

Trascorro buona parte delle mie ferie in Sicilia, principalmente a Bagheria ma non solo, dal 2011. Ho la fortuna di avere la moglie che ha qui tutta la sua famiglia, persone generose, amorevoli e cordiali come ne ho incontrate molte, qui e in tutto il sud Italia.

Parlo di sud, e di Sicilia, e di Bagheria, perché sembra quasi che più la natura abbia concesso a queste terre bellezze sconfinate, più questa stessa bellezza sia destinata a combattere tra brutture, miserie, indifferenza.
Dal 2011 ho visto all’opera a Bagheria amministrazioni di centrodestra, centrosinistra e del M5S. Ma la sensazione di tristezza che mi pervade quando percorro le sue strade è la medesima da sei anni a questa parte. In un Comune complesso come Bagheria posso immaginare che i problemi siano innumerevoli, al pari di tanti comuni, del sud, del centro e del nord: disuguaglianze crescenti, mancanza di fondi per il sociale e per i servizi essenziali, scuole e strutture pubbliche fatiscenti, manutenzione ordinaria degli spazi comuni al limite dell’impossibile. Quindi la mancanza di pulizia nelle strade e la carenza nella raccolta dei rifiuti sono disservizi che si sommano ad altri disservizi che probabilmente hanno un impatto ancora più negativo sulla comunità bagherese. Però proprio perché la sporcizia finisci per avercela sempre sotto gli occhi, e costituisce quel manto che ricopre tutta la bellezza che ha baciato queste terre, allora ti chiedi come è possibile che non si riesca nemmeno a spazzare le strade.

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Conosco la storia del Coinres, degli affidamenti diretti del servizio di raccolta dei rifiuti appellandosi al 152 e non è mia intenzione esprimere giudizi sulla bontà o meno dei provvedimenti dell’amministrazione comunale. Tra qualche giorno inizierà la raccolta porta a porta e questo è sicuramente un bel segnale. Voglio sperare che si lavorerà di pari passo tanto per raccogliere i rifiuti prodotti nelle case dei cittadini quanto per dare alle strade della città quel decoro che Bagheria merita. Mi si dirà che le persone sono “vastase”. Certo, vastasi ce ne sono, ma probabilmente c’è, in via prioritaria, l’esigenza di far riappropriare le persone, vastase o meno, dell’idea della bellezza. Perché qua sembra che al brutto si siano abituati tutti, ma proprio tutti. È normale zigzagare tra la sporcizia, come lo è vedere persone che guidano senza casco, come lo è costruire abusivamente su coste meravigliose o in campagne feconde di frutti, come lo è l’indifferenza nei confronti della mafia e delle sue attività imprenditoriali.
Bellezza e legalità, le due parole d’ordine per creare una nuova coscienza collettiva. Sono percorsi lunghi e tortuosi, che si compiono in lustri, in decenni. Ma i semi prima o poi vanno gettati.
Spero vivamente di poter constatare con i miei occhi, tornando qui negli anni prossimi, un cambiamento reale.

Questa terra, e con le tutte le persone per bene che la abitano, se lo merita.

p.s. Le foto ritraggono due strade a caso che percorro a piedi per andare in edicola la mattina. Ne avrei potute aggiungere molte altre, ma va bene così, purtroppo.

La conservazione dell’attuale modello di sviluppo (senza ricorrere a Freud)

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L’arrampicata sui vetri, con tanto di rumore di unghie che ti fanno drizzare i peli sulle braccia, appare come lo sport più praticato in certi ambienti turbo-renzian-democratici.

Prendete il referendum sulle trivelle. Loro stanno lì con il ditino alzato, e ti ricordano che non si tratta di fermare nuove trivellazioni (il fantasmagorico governo del fare ne ha già bloccate di nuove, oltre le 12 miglia!!!), ma semplicemente di non rinnovare la concessioni alla loro naturale scadenza per le prospezioni entro le 12 miglia. E ti ricordano che che le risorse che un domani non estrarremo dai nostri mari dovremo comunque acquistarle, e quindi la situazione globale dal punto di vista dell’impatto ambientale non cambia, anzi peggiorerà. La cosa più stupefacente è che lamentano la politicizzazione del referendum, cosa che abbaglierebbe le masse distogliendole dal merito del quesito. Ora, che i più strenui difensori del premier che più nella storia sta politicizzando un quesito referendario (quello sulla riforma Costituzionale), per legare il suo destino ad un passaggio democratico che allontana i riflettori dal merito della riforma, vengano a formulare una tale osservazione, beh, è davvero tragicomico. Ma si sa. I turborenziani perdono qualsiasi freno inibitore, quando si tratta di difendere le scelte del loro capo.

Lamentano, udite udite, la possibile nascita di una grande coalizione sociale che si batta per le fonti di energia rinnovabili. Come sei i referendum, storicamente, non abbiano contribuito a creare una coscienza collettiva, un dibattito nel Paese che ha consentito di mutare i paradigmi sui quali si fondava la società fino al loro svolgimento, tipo i quesiti su aborto e divorzio.

E quindi? Ben venga che i referendum NO-Triv, al di là del merito del quesito, contribuiscano a definire verso quale modello di sviluppo vogliono tendere, con le loro scelte, i cittadini. E non mi sembra nemmeno una questione troppo tecnica, dopotutto. Il senso del referendum è rinnovabili si, rinnovabili no. Come fu per il referendum sull’acqua pubblica. Si o no. Che poi decidiate anche voi di fregarvene del voto degli italiani, beh, non mi stupisce.

Infine, si dice che il SI al referendum comporterebbe l’acquisto di risorse energetiche non estratte dai giacimenti italiani d altre parti, per 5 miliardi di Euro. Ecco, forse sarebbe il caso investire davvero in fonti rinnovabili per evitare di dover ricorrere ancora a petrolio o gas per soddisfare i nostri bisogni energetici. Tipo iniziando ad installare il fotovoltaico sugli edifici pubblici cercando di non consumare suolo agricolo per l’installazione di nuovi impianti.

Troppo difficile per chi ha seppellito, con il PD, anche qualsiasi riferimento alla difesa dell’ambiente. Prendetene atto, risparmiatevi le sedute dallo psicanalista. Siete diventato questo: una forza conservatrice.

Sanders, Clinton e la pena di morte

L’essere favorevoli alla pena di morte, per i sostenitori italiani di Hillary Clinton che affollano anche il Partito Democratico, è del tutto irrilevante. La pena di morte continua ad essere un argomento che si preferisce non toccare, da parte degli alleati fedeli. Evidentemente per loro va bene così.

Le scelte epocali che cambiano il mondo richiedono coraggio. Sanders ne ha da vendere.

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Delirio Delrio

Qui le dichiarazione del Ministro sulla privatizzazione del Gruppo FSI.

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Ci spieghi il Ministro quale dovrebbe essere l’interesse dell’investitore privato, o dell’azionariato diffuso, a sostenere economicamente la linea Sulmona-Carpinone, o l’Intercity Night Roma-Torino. Ci porti esempi, il Ministro, di privatizzazioni, anche nel settore ferroviario, che abbiano portato ad un miglioramento del servizio senza salassi per gli utenti. Ci spieghi il Ministro che senso abbia parlare di trasporto merci su ferro se non esiste un piano nazionale dei trasporti, un’idea di sviluppo della portualità. Ci spieghi il Ministro se ritiene essere un problema o meno la sicurezza dei lavoratori nel mondo dei subappalti nelle attività di manutenzione. Le frecce sono il fiore all’occhiello del gruppo FSI, e sicuramente rappresentano la parte più appetibile nel caso di privatizzazione. Ma cosa fare del trasporto regionale? Cosa dei treni a lunga percorrenza? Chi si accollerà la bad-company? Non esiste altra soluzione che lasciare in mano pubblica quei servizi che per definizione devono essere garantiti a tutti. Aumentando i trasferimenti alle regioni affinché possano stipulare contratti di servizio che assicurino una migliore qualità dell’offerta. Non è con lo spezzatino del gruppo FSI che si risolvono i problemi della mobilità del Paese.

 

Il cane morde sempre in culo allo stracciato

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Si scopre (?) in questi giorni la grande truffa sull’olio. E poi c’è quella sul vino, sulle mozzarelle, sul tonno, sul formaggio, sulla carne, sulla maggior parte dei cibi che mangiamo. Nessuno sano di mente può pensare che un litro di olio extravergine di provenienza italiana possa costare 4 € al litro, o vino decente 1,5 € al litro. Però poi questi prodotti sugli scaffali ci stanno, e al di là di quello che si trova scritto sulle etichette, in maniera più o meno comprensibile, della tracciabilità e di tutto il resto, i consumatori comprano. Con la crescita delle disuguaglianze socio-economiche nel Paese non si fa fatica a capire chi, nella maggior parte dei casi, sia diventato il maggior consumatore di prodotti a basso costo (e bassissima qualità). In sostanza chi sta bene economicamente mangia meglio di chi ha difficoltà. E quindi oltre al danno di vedere eroso il proprio potere di spesa, la beffa di essere costretto a nutrirsi di prodotti scadenti. Non siamo al junk-food ma poco ci manca.

Come potremmo chiamarlo, food-divide?

Capitale morale?

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Sinceramente non mi interessa contribuire alla discussione sulla diatriba Roma-Milano. I problemi di Roma li conosciamo tutti. Milano, per chi ci è stato ultimamente, dà l’idea di essere una città accogliente, pulita, efficiente. Insomma, hanno la nebbia ma pure una qualità della vita soddisfacente. Immagino che pure Milano abbia le sue contraddizioni, che le periferie, anche lì, non siano il posto migliore per vivere. E che sei povero, disoccupato, pensionato al minimo, precario, senzatetto, cassintegrato, Milano e Roma non è che facciano tutta ‘sta differenza. Però quello che non mi va è la definizione di Milano capitale morale d’Italia. Ma capitale morale de che? Digitate le parole arresti, corruzione, manette, tangenti insieme a Milano e vedete cosa vi esce fuori. Una sfilza di notizie che la metà basta. E, con tutto il rispetto per il lavoro dell’ANAC, le bacchette magiche non le hanno ancora inventate.

Sicurezza cenerentola, come sempre

A construction worker or foreman at a construction site observing the progress of construction job or project, with copy space

Ieri il Senato ha approvato il disegno di legge delega n° 1678 che porterà alla riscrittura del codice degli appalti (D.Lgs. 163/06).

Sono state introdotte importanti novità, da dettagliare nel decreto delegato, che si propongono, tra l’altro, di correggere alcune delle storture portatrici di fenomeni corruttivi a tutti noti.

Tra queste la legge delega prevede che negli appalti affidati con la formula del Contraente Generale (parliamo di realizzazione delle linee AV, della Metro C di Roma, della Salerno-Reggio Calabria, per capirci), sia “vietata l’attribuzione del compito di responsabile o direttore dei lavori allo stesso contraente generale” (art. 1 comma p del DDL 1678).

Inoltre si stabilisce la “creazione di un albo nazionale, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei soggetti che possono ricoprire rispettivamente i ruoli di responsabile dei lavori, di direttore dei lavori e di collaudatore negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale, prevedendo specifici requisiti di moralità, di competenza e di professionalità e la loro nomina nelle procedure di appalto mediante pubblico sorteggio da una lista di candidati indicati alle stazioni appaltanti che ne facciano richiesta in numero almeno triplo per ciascun ruolo da ricoprire​”​ (art. 1 comma p-bis del DDL 1678).

In pratica si​ indicano alla stazione appaltante tre nomi presi nell’albo ​nazionale ​ e il direttore lavori, il responsabile dei lavori e il collaudatori ​sono estratti a sorte​. In ​questo modo si dovrebbe garantire l’assoluta indipendenza di figure professionali fondamentali per la corretta realizzazione di un’opera.

Viene sancito un principio giusto (il controllato non può pagare il controllore) ma con una formulazione in parte errata e a mio avviso incompleta.

Perdonatemi se entro in questioni tecniche, ma è necessario.

Il Responsabile dei Lavori (RdL) è una figura presente nel Titolo IV del D.Lgs. 81/08 (il cosiddetto Testo Unico del Sicurezza) ed è una figura specifica della sicurezza che, nel caso di appalti pubblici, coincide con il Responsabile Unico del Procedimento (RUP).

Il RUP è il garante verso il Committente della corretta attuazione degli iter procedimentali previsti dalla normativa e dal rapporto contrattuale con chi esegue l’opera.

Il Direttore Lavori (DL) è il soggetto responsabile dell’esecuzione dei lavori in termini di qualità, tempi e costi secondo le previsioni normative e secondo il rapporto contrattuale. Sostanzialmente, come dice un mio collega, il DL è il “contratto fatto uomo”.

Quindi già al comma p) con quella “o” tra le parole “responsabile” (dei lavori?) e “direttore dei lavori” (il diavolo sta nei dettagli, si sa) c’è un errore.

La formulazione corretta, se l’intento è quello di creare un albo di soggetti indipendenti da sottrarre al controllo diretto del CG, sarebbe: “…vietata l’attribuzione del compito di responsabile dei lavori e direttore dei lavori allo stesso contraente generale” .

Ma, come dicevo, il comma p è a mio avviso anche incompleto.

Il RdL è un soggetto specifico della sicurezza, portatore di obblighi e di responsabilità sia in fase di progettazione sia in fase di esecuzione delle opere. Tra i suoi numerosi obblighi, ha quello di nominare, nei casi previsti dalla legge, due ulteriori soggetti fondamentali per la sicurezza, ossia il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) e il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE).

Il CSP è colui il quale redige il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), ossia il progetto della sicurezza di un’opera.

Il CSE è, invece, il soggetto che affianca il Direttore dei Lavori per il controllo dell’attuazione delle misure di sicurezza contenute nel progetto della sicurezza.

Nelle formulazioni dei commi p e p-bis dell’articolo 1 del DDL 1678 queste due figure mancano. Ed è una mancanza grave, perché secondo me nasconde, nella migliore delle ipotesi, un’ignoranza del legislatore riguardo all’organizzazione della sicurezza in fase di progetto e in fase di esecuzione. Nella peggiore delle ipotesi una mancanza di sensibilità riguardo la sicurezza sul lavoro, che resta una priorità solo a chiacchiere.

Per avere un’idea, dall’inizio dell’anno i morti sul lavoro sono 274, ai quali se aggiungono almeno 580 deceduti in itinere. Il conto lo tiene Carlo Soricelli sul suo sito, Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro.

Nell’attuale formulazione dei commi p e p-bis, fatte le dovute differenze, è come se dal punto di vista della gestione dei lavori sparisse il Direttore dei Lavori e si facesse riferimento solo alla figura del RUP.

In definitiva la formulazione corretta del comma p dovrebbe essere:

…vietata l’attribuzione del compito di responsabile dei lavori, del coordinatore in fase di progettazione, del coordinatore in fase di esecuzione e direttore dei lavori allo stesso contraente generale” .

Ne deriva che anche CSP e CSE dovrebbero avere un loro albo nazionale al quale attingere i tre nomi da sorteggiare, e quindi la formulazione corretta del comma p-bis dovrebbe essere:

creazione di un albo nazionale, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei soggetti che possono ricoprire rispettivamente i ruoli di responsabile dei lavori, di coordinatore in fase di progettazione, di coordinatore in fase di esecuzione di direttore dei lavori e di collaudatore negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale,..”

Spero ci sia modo di presentare e approvare questi emendamenti nella discussone alla Camera.

Il silenzio che uccide

Forse quello strano sono io. Oppure mi sono perso qualcosa, oppure mi sono informato male.

Però, davvero, credo che di fronte all’omicidio di Mario Piccolino avvenuto qualche giorno fa il silenzio dei componenti pontini della commissione parlamentare antimafia sia assordante.

Certo non mi aspetto dichiarazioni di fuoco contro le infiltrazioni malavitose da parte di Claudio Fazzone, però ricordo a tutti che in commissione siede anche Claudio Moscardelli, del Partito Democratico. E fino ad oggi non ha trovato il tempo per dire una parola che sia una su questo omicidio che o è stato commesso da un pazzo oppure è un’esecuzione di mafia vera e propria.

Aspettiamo fiduciosi una voce dall’istituzione, mica dall’uomo.