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Il mondo perfetto

Sarà un complotto dei soliti noti, sarà l’economia che, in assenza di regole socialmente sostenibili, si regola da sé e quindi volge naturalmente verso l’aumento costante del divario tra ricchi e poveri, una sorta di entropia delle disuguaglianze, ma sta di fatto che la guerra tra poveri alla quale assistiamo ormai da anni coinvolge tutto e tutti e sembra non aver fine. Che poi sentirsi minacciati da chi sta peggio di te è un attimo, e allora dagli all’immigrato, al bracciante, all’ambulante, al baraccato, al Rom, all’accattone, al musicista di strada, al clochard, al lavavetri, alla prostituta, al bangladino, al rifugiato. La cui condizione di povertà è alimentata da chi non se la passa benissimo.

Uno spaccato della situazione lo offre questo articolo di Internazionale. 

Generalmente al discount è più facile incontrare persone che hanno capacità di spesa inferiore alla media, in cerca di offerte e di prezzi vantaggiosi. A scapito di chi? Dei produttori, che pur di prendere commesse dalla grande distribuzione lavorano in perdita. E su chi si rifanno i produttori? Sugli utenti, con un prodotto di peggiore qualità, e su chi raccoglie e lavora il prodotto, vittima di dumping salariale senza fine. Il povero che fotte il povero.

Altro esempio nell’abbigliamento. I negozi più affollati sono ormai da tempo H&M, Bershka, Pull&Bear, Zara. Compri a poco roba già di suo abbastanza scadente, e come per il cibo se una maglietta costa 10€ qualcuno l’avrà prodotta con paghe da fame, visto che il margine per le aziende c’è sempre. E poi c’è la distribuzione, il trasporto. Tutti strozzati.

Tutti poveri che si fottono tra di loro.

C’è ancora speranza a Minturno

Mentre tra i candidati a Sindaco di Minturno c’è chi è contrario a qualsiasi forma di accoglienza e solidarietà nei confronti dei migranti, una figlia di Minturno, Sabrina Yousfi, si sta impegnando in prima persona per portare aiuti a bambini, donne, uomini costretti a vivere in condizioni disumane nel campo di Idomeni. Qui trovate una sua intervista.

Il ruggito dei conigli

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Il Vecchio

Pretendere qualcosa da lui è impensabile. Ma, considerando l’estrazione liberal-fascio-clericale di quello che rimane del blocco sociale di Forza italia, la libertà di coscienza sul DDL Cirinnà è il massimo che si possa pretendere. Minimal rabbit.

Il Giovane

Alle prese con la fronda catto-oscurantista del PD, la scelta della libertà di coscienza è l’unico modo per tenere insieme il PD. Che poi la libertà di coscienza venga evocata solo per i temi eticamente sensibili, beh, è un segno dei tempi che non cambiano. Anzi, del verso che non cambia. Rabbit number 1.

Il Buffone

Quello che si gioca, sulle spalle di persone, bambini, coppie che attendono semplicemente di vedere riconosciuti i propri diritti, la possibilità di dare una spallatina al governo. Facendo incazzare pure la sua base. Master of rabbits. O semplicemente master of paraculi.

E tra tanti conigli ci stanno quelli che il DDL Cirinnà lo votano così com’è, nonostante sia un compromesso al ribasso. E nonostante questo trovano lo stesso le ragioni per non stare insieme, nel Parlamento, nel Paese. Adducendo, il più delle volte, motivazioni puerili a dir poco. Con quello lì? Giammai! Con quell’altro? Ma che sei pazzo?

Io so’ meglio, e tu nun sei un cazzo.

Appello alle famiglie che partecipano al Family Day

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Lanciato da AGEDO, qui.

Cari manifestanti del Family Day,
come soci dell’A.GE.D.O. (Associazione di genitori, parenti e amici di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender ) vogliamo, insieme alle altre associazioni (Lgbt e non) che firmano questo appello, lanciarvi un messaggio a poche ore dall’avvio del vostro corteo.
Noi, prima di essere attivisti, siamo madri e padri che, ad un certo momento della loro vita, hanno dovuto fare i conti con l’orientamento sessuale o con l’identità di genere dei propri figli. Per alcuni il coming out dei propri ragazzi e ragazze è stato un momento di gioia, per altri di disorientamento, per altri ancora di disagio, paura e vergogna ed è stato necessario un cammino a volte anche lungo per comprendere . Per tutti è, o dovrebbe essere, il momento in cui un genitore fa sapere al proprio figlio che sarà sempre amato per quello che è.
Oggi sarete in piazza in migliaia; nonostante facciate fatica ad immaginarlo, è statisticamente sicuro che tra i vostri figli vi siano molti ragazzi e ragazze che, anche se non vi hanno mai confidato nulla, sono gay, lesbiche, bisessuali e transgender e che, in questo momento, si stanno chiedendo se avranno una vita felice come tutti i loro fratelli e amici, oppure no.
Quali stati d’animo pensiate possano prevalere quando vi sentiranno urlare in piazza che c’è una sola famiglia e che essere omosessuali, bisessuali, transessuali, “non è naturale”? Da anni una delle principali attività del nostro movimento è combattere contro il bullismo nelle scuole: pensiamo che quella dei giovani che soffrono e in qualche caso arrivano al suicidio perché vittime di pregiudizi sia una realtà intollerabile che dovrebbe scandalizzarci e mobilitarci tutti. È molto difficile però intervenire a sostegno di ragazzi e ragazze che non possono raccontare ai genitori cosa subiscono perché temono che i sentimenti che provano vengano giudicati sbagliati, perversi, da condannare.
Per questo vi diciamo oggi: se come dite voi volete difendere i vostri figli, astenetevi dal chiedere allo Stato di negare la possibilità ai giovani gay, lesbiche, bisessuali e transgender di avere gli stessi diritti dei loro coetanei eterosessuali. Sono parole che non fanno male solo a noi, ma, prima di tutto, fanno male alle migliaia di giovani italiani che ancora non hanno il coraggio di dichiararsi nelle loro famiglie e non riescono a vivere serenamente e alla luce del sole la loro affettività.
Voi siete in piazza perché dite di difendere la famiglia tradizionale. Noi vorremmo che tutte le famiglie che ci sono oggi, concretamente, in Italia, fossero rispettate per quello che sono. Per voi domani è il Family Day, per noi ogni giorno è buono per far crescere il rispetto e la comprensione dentro ogni famiglia e per ogni famiglia.

Agedo
Famiglie Arcobaleno
Arcigay
ARC Cagliari
Cild
Condividilove
Arci
Gay Center
Rete Genitori Rainbow
Gaynet Italia
Certi Diritti
Coordinamento Torino Pride
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Azione gay e lesbica
Equality Italia
Edge
La Fenice gay
Ireos
Circolo Tondelli
Anddoss

 

I conti si fanno alla fine

Anzi, fra tre anni. Tanto bisogna aspettare per capire quale sarà stato l’impatto del jobs-act sul mondo del lavoro italiano. E sul precariato.

I 79.000 (ricordate questo numero, diventerà un mantra come 40,8) assunti grazie alle decontribuzioni introdotte nella legge di stabilità e quelli che verranno con il contratto a tutele crescenti sono una buona notizia ma, consentitemi, anche un’ovvietà. Se lo strumento prevalente (non unico, lo sappiamo) è quello del contratto a tutele crescenti, e soprattutto se è conveniente per le aziende, è ovvio che i nuovi assunti (oppure le altre forme contrattuali preesistenti che sono trasformate nel nuovo contratto) usufruiscano di quella tipologia di contratto.

Penso alla mia azienda. i 5 entrati nelle ultime settimane invece del contratto interinale avranno il contratto del jobs-act. Ma sempre precari sono, per i prossimi tre anni.

Il 27 marzo del 2018 sapremo se avranno meritato l’agognato contratto a tempo indeterminato o se saranno rimasti precari.

Il tempo, come sempre, sarà galantuomo.images

Io discrimino, tu discrimini, egli discrimina

Le ho sentite le motivazioni di Scalfarotto, a giustificazione della non applicabilità del ddl sulle unioni civili alle coppie eterosessuali. Ma non mi hanno convinto.

C’è il matrimonio civile per loro, dice Scalfarotto. C’era da sanare una discriminazione, continua il sottosegretario. E che fai, sani una discriminazione con un’altra discriminazione? Ma non è meglio allargare, estendere i diritti, piuttosto che circoscrivere le fattispecie?

E poi, utilizzando lo stesso (validissimo) argomento a favore dei matrimoni tra coppie dello stesso sesso: ma a te, cosa viene tolto se una coppia eterosessuale usufruisce della legge sulle coppie di fatto?

L’Italia vista dagli occhi di un bambino siriano

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Save the Children ha raccolto i disegni dei bambini siriani arrivati nel nostro Paese.

In questo disegno mi ha colpito la parola “ciao”, i colori, le espressioni abbozzate ma sorridenti di chi arriva e di chi accoglie. E pensavo che dopotutto il nostro Paese non può che essere questo. Una porta sul Mediterraneo, aperta all’accoglienza di chi fugge dalla guerra, dalla  miseria.

Le tutele di chi

Oggi entra in vigore il jobs-act. Fra tre anni avremo la conferma del suo fallimento, quando sarà evidente il numero di contratti a tutele crescenti ancora in vigore. Quanti, insomma, avranno passato la soglia dei tre anni. Saremo stati gufi indovini.

Intanto il principio è stato sancito: la tutela crescente. Tocca solo vedere la tutela di chi. Il CUI nella formulazione Boeri-Garibaldi ripreso nel DDL Nerozzi durante la scorsa legislatura, pur non essendo un provvedimento perfetto, stabiliva la tutela crescente del lavoratore. Nel corso della sua applicazione il soggetto tutelato era comunque il lavoratore, e si rendeva sconveniente per l’impresa liberarsene. Con il jobs-act il principio è rovesciato. Il soggetto tutelato è il datore di lavoro, che ha tutta la convenienza a liberarsi della lavoratore visto che alla fine dei tre anni il saldo tra sgravi fiscali e indennizzo è sbilanciato a suo favore. Calcio nel culo e ricomincia la giostra con un altro.

Quindi, dalle tutele crescenti del lavoratore, soggetto debole nel rapporto di lavoro, alle tutele crescenti del datore di lavoro.  Una cosa di sinistra, insomma.

Cose semplici e banali

Che poi uno dice dov’è che s’è consumato lo strappo, dov’è che s’è capito che un gruppo di giovani dirigenti del PD che, passando da Piombino, iMille, Albinea, Bologna e fino alla Leopolda 1 sembravano poter marciare uniti contro la vecchia classe dirigente e invece erano, in definitiva,  del tutto incompatibili.

Ecco dove s’è consumato lo strappo:

AAA

Quando si è scelto di stare dalla parte di un altro capitano coraggioso, di chi porta la sede della propria società all’estero per pagare meno tasse, di chi vive il ruolo del sindacato come un fastidio, di chi comprime diritti, di chi costringe a firmare contratti con la pistola puntata alla tempia, invece di scegliere gli operai.

Forse è l’ora di alzare il culo dalla sedia, in occidente

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E fare qualcosa di concreto per non ammazzare definitivamente la speranza di tanti giovani musulmani di vivere in un paese normale.

Perché un uomo come Hafez, che oggi ha 40 anni, è nato, vissuto e cresciuto con una certezza: l’assenza di alternative. “In Siria, nel 2011, ci abbiamo creduto. Non lo nego, anche se oggi mi sento un ingenuo. Ho immaginato che una grande onda si fosse sollevata, che milioni di giovani arabi avessero preso in mano il loro futuro. Lo ricordate il discorso di Obama all’università del Cairo nel 2009? In fondo era quello che ci diceva: non faremo più gli errori del passato, non useremo la forza per la nostra agenda, ma vi sosterremo se ci proverete da soli. E lo abbiamo fatto, facendoci massacrare. Le parole d’ordine sono semplici, forse troppo per voi che siete abituati alla filosofia. Per noi era solo immaginare una vita senza corruzione, dove un lavoro lo trovi se sai fare qualcosa e non se tuo padre è nelle grazie del clan al potere. Dove, in un caffé, puoi dir la tua senza sparire nella notte. Dove le risorse dei paesi arabi non siano il conto privato all’estero di famiglie di satrapi, ritenuti grandi statisti, ma vengano distribuite a tutta la popolazione. Ho fallito ancora: nessuno ha appoggiato la rivoluzione siriana dell’inizio, lasciandola sprofondare in un incubo sanguinoso. Ho deciso che non posso più buttare la mia vita, ho colto l’unica opportunità che mi restava: farmi profugo, farmi esule. Perché altre opportunità non me ne hanno date”.

Il resto qui.