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Il nostro dovere nei confronti dei martiri di mafia

Non sono riuscito a trattenere le lacrime nel visitare, stamattina, le stanze del Tribunale di Palermo nelle quali hanno lavorato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e uno dei loro collaboratori, Giovanni Paparcuri, che ci ha fatto da cicerone. Dotazioni informatiche, lettere, faldoni, bobine, assegni, papere, calendari, borse, appunti, fotografie, aneddoti e un tenerissimo biglietto che Francesca Morvillo scrisse al suo Giovanni e che il suo amato non ha fatto in tempo a leggere.

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L’ingresso del bunker

 

 

La scrivania di Giovanni Falcone

La scrivania di Giovanni Falcone

La scrivania di Paolo Borsellino

La scrivania di Paolo Borsellino

A volte penso che non siamo stati capaci di meritarcelo il sacrificio di Falcone, Borsellino, Costa, Chinnici, Giuliano, Montana, Cassarà, Livatino, Scopelliti, Fava, Impastato, Grassi, Vassallo, e di tutti gli uomini delle forze dell’ordine, delle istituzioni, o semplici cittadini che hanno dato la vita per fare il proprio dovere.

Andateci a visitare questi luoghi, e tenete viva la loro memoria.

Noi non possiamo fare altro, oltre che seguire il loro esempio.

Scassaminchia costituzionale

E quindi? Quindi c’è un articolo della Costituzione (messa così male, ultimamente) che è l’articolo 4 e dice: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Insomma non essere scassaminchia è anticostituzionale, eh.

Giulio Cavalli rischia la vita per il suo essere scassaminchia nei confronti della mafia. E la mafia lo vorrebbe morto, per questo. Storie già sentite, e non per questo meno attuali e pericolose. Storie che dovrebbero occupare le prime pagine dei giornali e dei telegiornali e invece non fanno notizia, nemmeno in un’estate torrida persa appresso alle larghissime intese, appresso a vent’anni della nostra storia buttati nel cesso, al royal baby, alle creme solari e ai consigli per l’estate.

Ciascuno di noi può fare qualcosa, nel suo piccolissimo, per Giulio.

La camorra nel sud pontino

Esiste.

“È la prima volta che un tribunale romano certifica l’esistenza di un’associazione mafiosa camorristica nel Lazio e nella capitale, applicando il 416 bis”, sottolinea il procuratore capo Giuseppe Pignatone.

A dire il vero non è che se ne sia sentito parlare molto. Comunque, leggete qui, qui e qui.

Libera non si ferma

 

Ancora atti intimidatori contro il Villaggio della Legalità a Borgo Sabotino, gestito da Libera. Vetri in frantumi, telecamere sfasciate, tentativi di effrazione. Tutta la mia vicinanza a Libera e a chi, anche in provincia di Latina, si oppone alle infiltrazioni della criminalità.

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Quel giorno di vent’anni fa ero in Francia. Una settimana di vacanza con l’amico Fabio in un paesino al centro del Paese che si chiama Roanne. Una specie di scambio culturale, all’insegna dell’amicizia, della spensieratezza, del divertimento. Avevo appena fatto l’esame di Fisica I e partimmo la sera stessa. Non c’erano telefoni cellulari, all’epoca. Chiamavamo noi a casa, quando ce ne ricordavamo. Quindi nessuno ci avvisò. Ricordo che il mattino del 20, presso la sede dell’associazione, il responsabile dell’organizzazione mi mostrò il Corriere della Sera che aveva in prima pagina le foto della strage e mi disse: avete qualche problema, in Italia. Eravamo increduli, una mazzata in pieno stomaco, e corsi a chiamare i miei, come per condividere quel dolore che speravamo non avremmo dovuto provare mai più, dopo il 23 maggio. E invece la mafia, e un pezzo di Stato, s’era portato via anche Paolo Borsellino insieme agli uomini della sua scorta. 

La cosa più triste della sua vicenda è il fatto che, lui per primo, sapeva di non avere più molto tempo da vivere. Di non avere scampo. Dead man walking, si sarebbe detto se solo si avesse voluto avere il coraggio di capire quello che stava succedendo, dopo la morte di Giovanni Falcone. Invece, nella solitudine, Paolo Borsellino divenne un bersaglio troppo facile da colpire.

La storia è cambiata ancora una volta, da quel giorno. O forse no. Forse le cose sono davvero andate solo e sempre così, nel nostro Paese. Di sicuro Paolo Borsellino non ha vissuto questi vent’anni che avrebbero messo anche lui nel tritacarne dello scontro politica-magistratura, funzionale agli interessi personali di B. e dei suoi e al quale in molti non si sono sottratti per il solito fottuto, dannato, maledetto senso di responsabilità.

Sale slot, riciclaggio e politica

Cristiana lancia l’ennesimo allarme sulle mafie che continuano a prendersi pezzi di economia per riciclare denaro. A Minturno, come avevo già segnalato, negli ultimi mesi le sale giochi sorgono come funghi e praticamente sono le uniche attività commerciali che aprono. Vogliamo parlare della criminalità organizzata nel nostro Comune? Vogliamo dirlo che nella Provincia di Latina Fazzone e i suoi metodi contunuano a dominare la scena politica e gli accordi che si fanno nei comuni che andranno alle urne passano da lui?  Vogliamo dirlo che a Latina c’è un’amministrazione provinciale di centrodestra si regge grazie ad un pezzo di potere fazzoniano? E vogliamo dirlo che non è tollerabile che l’UDC provinciale governi contemporaneamente con Fazzone e con il PD?

Libera fa paura

Mentre ero a Bologna, sabato, mi arriva una e-mail di Maria Sole Galeazzi, una giovane e coraggiosissima giornalista. Maria Sole è in prima fila nella denuncia delle infiltrazione malavitose nel sud pontino e per i suoi articoli è stata minacciata, malmenata. Tra l’indifferenza delle istituzioni alle minacce ricevute, se l’è presa sotto la sua ala protettrice Antonio Turri, responsabile di Libera per il Lazio. Maria Sole mi scrive per dirmi che è stato distrutto, a Borgo Sabotino, il Villaggio della Legalità, struttura sorta su un bene confiscato.

Sono andati distrutti computer, impianti elettrici, amplificazioni, suppellettili. Le vetrate sono state distrutte a picconate con danni complessivi  per migliaia di euro. Nella giornata odierna Libera aveva organizzato nel Villaggio della Legalità  un’ iniziativa con la partecipazione dei presidi di Libera e degli scout sulla figura di Don Cesare Boschin, prete ucciso a Borgo Montello che dista a pochi chilometri, per aver denunciato traffici di rifiuti tossici nella discarica per l’appunto di Borgo Montello.

 Don Luigi Ciotti: “Un atto vile e  grave , nessuno puo’ pensare di  vandalizzare e fermare  l’impegno ed il protagonismo delle realta’ associative locali impegnate in  percorsi di democrazia e giustizia sociale. Un atto grave, vile che colpisce un bene confiscato e restituito alla collettività e dove Libera si era resa disponibile su richiesta del Commissario Prefettizio di Latina  al fine di accompagnare il percorso di recupero, valorizzazione del bene con il protagonismo delle realta’ associative locali. Nessuno puo’ pensare di vandalizzare e di fermare questo impegno delle tante realtà  del posto che insieme con fatica,passione  e responsabilità stanno realizzando  percorsi di democrazia e giustizia sociale. E’ urgente intervenire,  e mettere in campo tutti gli strumenti necessari per individuare in tempi brevi i responsabili  per dare un segnale forte della presenza dello Stato in una provincia dove radicamento e contaminazione mafiosa  sono un fenomeno assodato e preoccupante. Il  villaggio della legalità dove trovano spazio e accoglienza associazioni e gruppi di volontariato e che quest’estate  ha ospitato centinaia di volontari provenienti da tutt’Italia per i campi  estivi formazione, si estende su un’area di quattro ettari con strutture per centinaia di migliaia di euro, destinate a feste e ad ospitare decine e decine di roulotte. Tutto rigorosamente abusivo e con un giro di soldi “regolarmente” in nero. Il ‘villaggio’ è stato confiscato per abusivismo edilizio e nell’ aprile del 2011 il  commissario prefettizio di Latina Guido Nardone che ha richiesto ufficialmente a Libera di assumersi l’incarico di accompagnare le tante associazioni locali nella realizzazione di un percorso di protagonismo e di cittadinanza attiva.