Che barba che noia

BF8OIW65Diceva Sandra a Raimondo in una delle scene clou di Casa Vianello. Beh, in casa PD non è che le cose vadano meglio, e comunque al confronto di ieri sera le parole di Sandra si adattano bene. Qualche frecciata qua, un paio di stoccate là, il solo Emiliano che randellava l’ex segretario e così lo sbadiglio ha preso il sopravvento.

Qualche considerazione di merito.

Se fossimo un Paese normale, Renzi nemmeno si sarebbe dovuto ripresentare a questo congresso. E sempre se fossimo un Paese normale (al secondo se si ha già la certezza che NON lo siamo affatto) Renzi non avrebbe alcune chance di vittoria. Da un lato propone soluzioni per i mali del Paese manco venisse da Marte su un carro piombato (grazie Baffino!) e quindi come se non fosse stato Presidente del Consiglio per tre anni. Dall’altro rivendica come successi (il jobs-act, la buona scuola, la mancata riforma della Costituzione, solo per citarne tre) quei provvedimenti sui quali la maggior parte degli italiani, tra elezioni amministrative e referendum, gli hanno fatto capire che il rapporto con il Paese s’è spezzato. Perseverare sullo stesso registro mi sembra davvero poco lungimirante e politicamente la strategia porterà il PD a schiantarsi, ma che dire, contenti gli iscritti del PD che gli hanno dato fiducia nelle convenzioni, vedremo domenica che succede.

Come dicevo Emiliano ha randellato Renzi come un fabbro e bisogna riconoscergli la qualità di essere una persona che non le manda a dire. Da un punto di vista politico immagina un PD diametralmente opposto a quello Renziano: tassazione, ambiente, sicurezza, scuola, poteri forti, protezione delle fasce deboli della società, alleanze sono gli argomenti sui quali Emiliano ha disegnato un PD molto spostato a sinistra. Proprio queste profonde differenze mi fanno chiedere come sia possibile la convivenza, dopo il 30 aprile, di due persone che evidentemente non nutrono un minimo di stima reciproca e entreranno in conflitto permanente, visto che Renzi chiede accondiscendenza agli sconfitti ed Emiliano non ha alcuna intenzione di mettere in campo una opposizione soft al segretario.

In mezzo c’è Orlando. Anche lui immagina un PD più spostato a sinistra rispetto a quello renziano e si prefigge l’obiettivo di rifare il centrosinistra chiudendo ad ogni possibile larga intesa. Non mi sembra che tra Orlando e Renzi corra buon sangue, si sono rinfacciati l’un l’altro un bel po’ di vicende passate e recenti e credo che dal mese di maggio la convivenza non sarà idilliaca.

Tra le affermazioni che mi hanno più colpito: la svolta da sceriffo di Renzi che vorrebbe gli italiani armati per difendersi in casa loro (aberrazione assoluta) e sempre Renzi che proclama il successo delle primarie se si supera il milione di votanti. Considerando i 3 milioni circa delle altre tornate, una perdita di un paio di milioni di persone mi sembrerebbe tutt’altro che un successo. Ma a lui, dopotutto, del popolo delle primarie importa qualcosa? Ha pronunciato a profusione la parola noi, noi, noi, ieri sera e in questa campagna. Mi sembra che la sua storia di questi anni smentisca nei fatti l’esistenza del concetto di squadra. Di partito. Di comunità. Esiste il capo. Me, myself and I. Dopo di me il diluvio.

Agli amici del PD che ancora ci credono, buone primarie.

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