Dolore. Parole. Stragi.

Stamattina m’ero svegliato con l’idea di scrivere qualcosa sul dolore. E sulla necessità, di questi tempi a quanto pare ineludibile, di vivere il dolore in forma collettiva. Quasi catartica. Forse per esorcizzare il dolore che ciascuno si porta dentro. E per esorcizzare il male, che pure di quello ciascuno di noi ne ha un pezzettino, da qualche parte. Poi le notizie da Bruxelles mi hanno spinto ad evitare commenti, perché mi sembrava che di parole in giro, molte inutili, ipocrite, gratuite,  ce ne fossero a sufficienza. E poi però Carlo Soricelli ci ricorda le tragedie quotidiane che passano sotto silenzio. Senza lacrime collettive, applausi alle esequie, visite di ministri e sottosegretari e premier e presidenti. A sottolineare,  ancora una volta, che della sicurezza sul lavoro non frega a nessuno. Immaginate 117 italiani morti per una bomba. È già accaduto, ma si fa finta di non saperlo.

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