Ebbravogiorgclunei

Non so quanti mesi erano che non andavo al cinema, ahimè, ahinoi. Però il cinema a natale è un must e allora pure in un cinema che su otto sale dava sette dico sette cacate uno se ne salvava. Le idi di marzo, di e con Giorg Clunei. Vabbè, io non sono un cinefilo incallito e quindi potrei essere smentito da chiunque vada al cinema più di me (ma vi giuro che fino a qualche mese fa ci andavo spesso, eh!) o sia un po’ più informato sulle novità. Però credo che Clunei sia l’unico che fa dei film alla Robert Redford, dei quasi docufilm che parlano di politica e dei presidenti degli iunaitedsteitsofamerica senza che ci siano terroristi o pazzi fottuti che sperano di ammazzare il presidente e fare delle stragi immani e tutte quelle belle cose che fanno tanto ollivud. Clunei critica e non poco il sistema ammerikano, già con gud nait end gud lac l’aveva fatto anche se lì era abbastanza semplice perchè prendersela con quel fascista di meccarti era come mettere la palla in buca da mezzo millimetro. Però sbertucciare l’ipocrisia dei politici, in questo caso americani, e democratici per giunta, gli riesce bene e devo dire che in certi momenti, quando clunei fa quel mezzo sorrisetto che gli aggrinzisce l’occhietto che fa tanto dottorross sembra quasi che faccia proprio capire al sistema quanto stia prendendo per i fondelli. Forse pure noi spettatori. Comunque il film è bello, tirato, e ti fa capire, se mai ce ne fosse stato bisogno, del ruolo dello staff in una campagna elettorale americana. Giovani fichissimi e spindoctors scafatissimi che aiutano un candidato a tirar fuori il meglio di sè. Molti giovani, poi magari ci si mettono di mezzo le storie di sesso ma quello è un dettaglio. Un incidente di percorso. Magari per il candidato no ma non è quello che volevo dire. Mi veniva da pensare allo staff di Bersani, a ai suoi spindoctors o gostvraiter e al polpettone di piazza san giovanni e allora forse non è che non sanno scriverli, i discorsi, è che magari Pigi ci rimette troppo le mani, altrimenti non si spiega. Poi mi veniva da pensare anche a Berlusconi e al fatto che se negli states ti scopi la staggista rischi di mandare a ramengo una campagna elettorale, da noi la metà della popolazione vorrebbe essere al suo posto e forse l’altra metà pure, ma non lo dice, anche se mettere Evanrascelvud con Nicolminetti è come mettere la seta e la lana, ma si sa, noi siamo provinciali. Ed è questo che colpisce, alla fine, cioè che con tutti i suoi difetti, le ipocrisie, le porcate, i ricatti, il popolo americano, riesce ancora a scegliere i propri politici con un criterio oggettivo, ossia la menzogna. Quando sono tanati, ovvio. Però, almeno quelli che votano, ci tengono al fatto che i propri rappresentanti siano limpidi come l’acqua. Forese esagerano pure, però non scindono l’essere un buon presidente o senatore o governatore dall’evadere il fisco o da insaccarsi senza dire nulla i contributi da una azienda X. Uguale a noi. Ma noi siamo provinciali.

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