Enrico Berlinguer, uomo onesto

Li ricordo, quei giorni del 1984. Perchè Enrico era uno di casa. Da quando mio papà ci portava alle feste de l’Unità a Sessa Aurunca, e tornavamo a casa con il portachiavi del PCI. Da qualche parte deve essere ancora conservato, mi sa in un cassetto della libreria che abbiamo messo in cantina, dopo il trasloco. E con Enrico bevvi la mia prima lattina di birra, alla Festa di Roma dell’83, su quelle colline e quelle strade che avrebbero dovuto ospitare il GP di Formula 1, uno scempio alla città ma anche alla mia memoria di quei luoghi. Birra e salsiccia. E la stessa promessa l’ho fatta a mio figlio, che quando lo porto alle feste democratiche mi tira per la maglia e dice pà mi annoio, ce ne torniamo a casa? E allora gli ho detto che la prima lattina di birra se la berrà ad una festa democratica, all’età di 12 anni almeno. Seguimmo l’agonia col fiato sospeso, e mi resta il rammarico, pur “piccolo”, di non essere andato ai funerali di Berlinguer. Con mio padre. A distanza di ventott’anni il dibattito è ancora vivo, su Berlinguer. Se avesse capito tutto o niente. Se avesse sbagliato con Craxi. Con Moro. Con la DC. Con il PCUS. Ognuno avrà la sua idea. Quello che tutti, ma tutti possono dire senza dubbio di essere smentiti, è che Enrico era una persona onesta. Un esempio. E le sue parole sulla crisi dei partiti restano scolpite nella coscienza di tutti noi. Ciao Enrico, mi manchi da morire.

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