‘gna fanno

Da zero a dieci, quanto s’è fatta complicata la situazione, per il PD? Facciamo 100, e arrotondiamo per difetto. Al netto del sostegno al governo Monti, che si sapeva non sarebbe stata una passeggiata per il profilo non propriamente riformista del governo stesso e per le oggettive difficoltà economiche in cui versa il Paese, però bisogna dire che il PD ci sta mettendo del suo per evitare di conquistare la fiducia dei cittadini. Capita così che, di fronte all’ineluttabile quanto auspicabile calo di consensi dell’asse PDL-Lega, non si registri uno spostamento di voti a favore del PD, cosa che succederebbe e succede in tutti i paesei normali. Cala il centrodestra? Va meglio il centrosinistra. E viceversa. Da noi no. Io un sospetto ce l’ho sempre avuto. Non basta essere persone per bene, competenti (che già di questi tempi non è poco) per conquistare la fiducia dei cittadini. Bisogna avere un progetto. E il PD, mi dispiace dirlo, un progetto chiaro e riconoscibile non ce l’ha. Soprattutto un progetto che segni un cambio di passo, di mentalità, di prospettive, non ce l’ha. Anzi, tutte le riforme o presunte tali di cui si discute in questi giorni fanno pensare ad un istinto naturale di autoconservazione più che ad un progetto politico per il paese. La riforma elettorale? Un proporzionale mezzo tedesco che non restituisce ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti e la coalizione da cui farsi governare. Le primarie per la scelta dei candidati a Camera e Senato? Alla maggior parte dei massimi dirigenti del PD viene l’orticaria solo a sentirla nominare. La riforma del mercato del lavoro? Chiedete ai precari se cambia DAVVERO qualcosa per loro. La riforma della giustizia? Condizionata dai diktat berlusconiani. La riforma del finanziamento ai partiti? Non si tocchino i finanziamenti pubblici, e detto da un partito che dice, testualmente, di rischiare la bancarotta fa venire più di un dubbio su come vengano gestiti i fiumi di miliardi che giungono anche nelle casse del PD.  Leggo di una proposta di Franceschini, concordata con Bersani, che vorrebbe istituire, durante questa legislatura, un senato costituente per realizzare le riforme. E chi sarebbero gli zii costituenti (niente padri, paragoni con l’assemblea costituente del ’46 meglio non farne, grazie)? Quelli che oggi siedono in Senato? L’errore più grande, in questa fase politica, è credere che il sistema abbia la capacità di autoriformarsi. E di mettere sul piatto proposte politiche innovative, lungimiranti, che guardano al futuro e sappiano parlare con credibilità a vecchie e nuove generazioni senza alimentare il conflitto sociale già in atto. Del resto, se non ne sono stati capaci per vent’anni o forse più, perchè dovrebbero esserne capaci oggi? Se non hanno avuto cura del futuro del Paese a partire dal ’93, quali proposte potrebbero formulare oggi? E poi, con quale credibilità? E pi si lamentano di Grillo e dell’astensionismo. La chiamano antipolitica, ma non hanno capito un cazzo.

 

 

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2 pensieri su “‘gna fanno

  1. Filippo Filippini

    Beh, dai, bisogna essere obbligati a credere che il sistema abbia la capacità di riformarsi, altrimenti che facciamo politica a fare? Tanto vale pensare alla figa, o alternativamente emigrare, oppure correre dietro agli incantatori di serpenti passati e presenti.

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    1. RaffoBlog Autore articolo

      Io temo che non ce la faccia questa classe dirigente, a meno che non capiscano, e mi riferisco principalmente al mio partito, che c’è la necessità di essere un pò meno autoreferenziali. Se l’alternativa è o Bersani, o Casini, o la figa stiamo messi male. O bene, a seconda delle preferenze…
      😉

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