Il Comune di Roma che non rispetta i lavoratori

È di queste ore la polemica in atto nella capitale per il licenziamento dell’orchestra e del coro del Teatro dell’Opera. Le parole d’ordine sono esternalizzare e risparmio. Chi se ne frega se le persone lavorano lì perché hanno vinto un concorso. Chi se ne frega se la cultura viene trattata al pari di una merce qualsiasi.

Ma non è l’unico caso che vede il Comune di Roma impegnato nel comprimere spazi di mediazione con i lavoratori. Ci sono situazioni di cui non si sa nulla, che non fanno clamore sulla stampa, ma che sono altrettanto drammatiche. Nelle quali la logica renziana del prendere o lasciare sta facendo scuola. Rapidamente.

Prendete la Formazione Professionale di Roma Capitale.

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Forse non tutti sanno che a Roma esistono delle scuole professionali gestite dal Comune. Sono spesso in zone periferiche, difficili. Raccolgono studenti che sono in molti casi già stati espulsi dai circuiti formativi “tradizionali”. Ci sono molti ragazzi con genitori in galera, con situazioni familiari disastrate. Ragazze che hanno subito violenze.  Ragazzi vittime di bullismo. Oppure con disabilità non dichiarate.

Queste scuole sono nella maggior parte dei casi abbandonate a sé stesse, in mano a dirigenti che di professionale hanno ben poco (l’aggancio  giusto in Comune non manca mai) e per i quali la didattica è l’ultimo dei problemi. Ad esempio se un corso prevede, che so, 100 ore annuali di matematica, capita spesso di concentrarle nell’ultimo mese di scuola costringendo i ragazzi a fare 5 ore al giorno di matematica piuttosto che distribuire le ore nell’arco dell’anno scolastico.

Per i docenti, pressoché tutti precari, non è previsto alcun percorso formativo che dia loro strumenti minimi per relazionarsi con studenti difficili, che in molti casi avrebbero bisogno di uno psicoterapeuta o di un assistente sociale.

È capitato che i docenti siano stati minacciati da studenti e da genitori. Alcuni sono stati aggrediti, all’interno delle scuole, e mandati in ospedale.

Come dicevo la maggior parte degli insegnanti sono precari, alcuni da lustri e lustri, e fino all’anno scorso si offriva loro almeno un contratto a tempo determinato. Per 500-600 ore di insegnamento all’anno e poche centinaia di Euro al mese.

Adesso si è passati alla partita IVA. Prendere o lasciare. Pena la cancellazione dalle graduatorie.

Ecco a voi le politiche lavorative 2.0 del Comune di Roma. All’epoca del Jobs Act.

Vi terrò aggiornati.

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