Il nuovo cammino del PD Lazio (e portiamoci appresso la bussola)

E così oggi, in concomitanza con il 151esimo anniversario dell’Unità d’Italia, inizia una nuova fase nella vita del PD Lazio. L’assemblea regionale ha ufficialmente designato Enrico Gasbarra alla guida del Partito Democratico, e al nuovo segretario vanno tutti i miei auguri di buon lavoro.  Ad Enrico spetta un lavoro non facile, perché il partito viene da anni di lacerazioni e contrapposizioni interne, e perché ci aspettano delle sfide difficilissime nelle elezioni amministrative che si celebreranno nel 2012 e nel 2013. Nel suo discorso di insediamento Gasbarra ha dimostrato di avere la consapevolezza di tutto ciò e si è quindi più volte appellato all’unità del PD Lazio affinché il partito possa presentarsi in maniera forte ed autorevole sulla scena politica regionale. Per costruire un’alternativa credibile ai disastri della giunta Polverini e ovunque il centrodestra governi (mi viene in mente la Provincia di Latina, chi sa perchè?), per supportare le amministrazioni di centrosinistra attualmente al governo, per essere un punto di riferimento laddove il PD è all’opposizione.

Enrico Gasbarra potrà vincere la sua sfida se avrà dalla sua un partito più compatto possibile, certo. Ma soprattutto se dimostrerà di essere quanto più “autonomo” rispetto alle differenti correnti del partito che lo hanno supportato nella sfida delle primarie. Abbia il coraggio, Gasbarra, di esercitare la sua leadership pressoché plebiscitaria (eletto con più dell’80% dei consensi) per imporsi anche su chi, il partito, vorrebbe ingessarlo e sottometterlo al potere dei capibastone.

Le primarie consegnano a Gasbarra un partito vivo. Un partito con innumerevoli problemi ma vivo. Un partito che discute. E se discussione c’è stata, in questi mesi, il merito è del coraggio di Giovanni Bachelet, che è stato l’unico a volere, sul serio e fino in fondo, le primarie per l’elezione del nuovo segretario regionale.

Sicuramente il PD Lazio ha bisogno, usando le parole di Gasbarra, di una strambata. E ne ha bisogno soprattutto laddove è stato storicamente più debole, ossia nelle province pituttosto che nella Capitale. È un dato acquisito, anche a livello nazionale, come il PD debba riacquistare la capacità di parlare alle piccole realtà territoriali dove si sviluppa il piccolo ceto produttivo, la media impresa, l’attività artigianale, il comparto agricolo. E tutto ciò è stato dimostrato drammaticamente alle ultime elezioni regionale, nelle quali il PD ha sostanzialmente tenuto a Roma e provincia ma è miserevolmente crollato a Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina.

Il PD Lazio, quindi abbia la forza di essere, da oggi, un partito un pò meno romanocentrico e più attento ai suoi territori. In questo senso, oggi, c’è stato un bel segnale. La designazione a vice-presidente dell’assemblea regionale dell’amico Fabio Luciani. Un riconoscimento alle capacità umane e politiche di Fabio, al contributo che la provincia di Latina ha saputo offrire alla sfida della mozione Bachelet. Ma, soprattutto, un riconoscimento al ruolo fondamentale che le province devono svolgere in questa nuova fase della vita del PD Lazio. Spiace che proprio ciò non sia stato capito, oggi, da un pezzo del partito della provincia di Latina, che ha preferito guardare al personale orticello di un paio di capopopolo locali, coinvolti in imbarazzanti vicende di rinvii a giudizio della magistratura e incompatibilità statutarie al vaglio della commissione di garanzia provinciale di Latina, e quindi polemizzare strumentalmente per motivi che poco hanno a che fare con gli interessi del Partito Democratico regionale.

Il mio ultimo auspicio, infine, è che il neo segretario sappia finalmente indicare una direzione nella quale il PD Lazio sappia stringere le alleanze con le altre forze politiche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Mi sembra di aver capito che il punto di partenza debba essere il centrosinistra “classico” allargato, ove possibile, ad altre forze politiche. Ecco, se allargamento deve esserci, che ci sia sulla base di principi inderogabili: difesa della legalità, difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, difesa dei beni comuni, discontinuità rispetto al malgoverno della Regione e delle province. Solo su queste basi sarà possibile stringere alleanze con la necessaria dignità, se davvero si vuole che il Partito Democratico del Lazio svolga un ruolo di guida nelle coalizioni che si sfideranno con il centrodestra per il governo delle nostre comunità.

In conclusione, auguri, Enrico.

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