Il suono del secolo

Il sottotitolo del bel libro scritto da Stefano Mannucci  è “Quando il rock ha fatto la storia”.

Stefano fa fare al lettore un viaggio nel rock dagli anni ’50 ai giorni nostri, tra aneddoti, curiosità, cronaca e tanta, tanta musica. E se si ama la musica, e il rock, non si può fare a meno di perdersi tra le pagine di questo libro.

Da Jerry Lee Lewis a Little Richard, a Elvis Presley, passando per i Beatles e i Rolling Stones, i Led Zeppelin, Bob Dylan, Janis Joplin, Jim Morrison e i suoi Doors, Leonard Cohen, David Bowie, Lou Reed, Patti Smith, i Queen, i Pink Floyd, i Sex Pistols, I Clash, gli U2, Bob Marley, Bruce Springsteen, Prince, i Nirvana , gli Oasis e i Blur e fino ai giorni nostri,  Chris Cornell e Chester Bennington.

E poi gli eventi rock che hanno fatto epoca: Woodstock e Live Aid su tutti.

Nel libro di Stefano si parla anche di donne, droga, alcool, festini, sesso, pusher, leggende, complotti, falsi miti, omicidi, suicidi, autodistruzione, depressione, cadute, resurrezioni che hanno accompagnato, nel bene e nel male i protagonisti del rock del XX e XXI secolo e, più in generale, gli artisti di ogni epoca.

Tra tutte le storie rock che il libro cita, a me appare che una, su tutte, abbia davvero fatto la Storia, quella con la esse maiuscola. Non sono mai stato un fan dei Beatles, e se avessi avuto quindici anni a cavallo del 1965 sicuramente avrei scelto i Rolling Stones. Però se penso ad una band che ha davvero rivoluzionato i costumi di un’epoca su scala globale mi vengono in mente loro e ciò che hanno rappresentato non solo per i ragazzi ma per l’intera società del tempo. Il mondo occidentale, dopo il secondo conflitto mondiale, stava iniziando a vivere un periodo di benessere diffuso ma vigevano ancora regole patriarcali, perbenismo borghese, repressione delle pulsioni di modernità. Beh i Beatles furono la breccia che iniziò a far crollare questo mondo ovattato. I ragazzi che impazzivano per loro iniziarono a prendersi i loro spazi, a contestare su scala globale tutto ciò che i loro genitori rappresentavano. I Beatles, pur con le loro “canzonette” apparentemente disimpegnate, tracciarono il solco che avrebbe generato le contestazioni della guerra in Vietnam, il ’68, il ’77. Non so se altri, in loro assenza, avrebbero avuto lo stesso impatto sulla storia. Sta di fatto che i Beatles c’erano, al posto giusto e al momento giusto, dal 1963 e fino al loro scioglimento, nel 1970.

Una spanna più sotto probabilmente si può citare il movimento punk britannico, che ha generato fenomeni tra i più diversi e che seppur mutati ancora oggi sopravvivono, dagli squatters agli skin.

E poi citerei Live Aid che, al netto di chi già all’epoca ha aderito cogliendo l’occasione per farsi un po’ di pubblicità, segnò il momento in cui lo star-system prese coscienza della necessità di dare una mano concreta a quel pezzo di mondo che pativa in modo drammatico la fame. E da allora le star non perdono occasione di partecipare a progetti benefici a favore di popolazioni colpite da calamità, carestie, disgrazie o semplicemente per sostenere cause che ritengono meritevoli di sostegno. Insomma, da Live Aid in poi le star, gran parte delle star, non hanno avuto remore a mostrare da che parte stavano, anche in politica.

Una menzione, probabilmente per molti inaspettata, se la merita Elisabetta, regina d’Inghilterra. Colei che più di ogni altro ha incarnato l’idea di monarchia e senza la quale molte delle storie rock di cui parla il libro, nate proprio in opposizione alla monarchia, non sarebbero esistite. Sorprendente, ma a modo suo Elisabetta ha cambiato il rock.

In definitiva, leggete il libro di Doctor Mann. Anche se pensate che, dopotutto, il rock non ha fatto la storia. Anche se pensate questo, il rock magari ha fatto la vostra storia.

Per quello che ne so, di sicuro il rock ha fatto la MIA piccola, personalissima, storia.

p.s. Stefano, ma You’re so vain non era stata scritta per Warren Beatty?

p.s. 2 Grazie a Federica per il pensiero!

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