La città che ci rende vivi, nonostante tutto

La città dei vivi non è un romanzo. È un reportage di Nicola Lagioia feroce molto di più de La Ferocia. Perché riporta un fatto di cronaca nerissima, l’omicidio insensato, assurdo, efferatissimo, crudele all’inverosimile di Luca Varani ad opera di Manuel Foffo e Marco Prato. Perché oltra alla narrazione della cronaca attraverso la voce dei protagonisti, delle vittime, degli investigatori, dei parenti, degli amici, dei cronisti, La città dei vivi ci parla di noi, del nostro lato oscuro, del lato oscuro dei nostri figli.

Questo il passaggio che riassume il libro.

E sia chiaro, l’autore non assolve nessuno. Non offre giustificazione alcuna all’orrore, cerca piuttosto di capire da dove provenga questo buio nella mente. Qualcosa in più Nicola Lagioia lo spiega in questa bella intervista.

Sullo sfondo, una Roma fetida, sporca, indifferente, cinica, violenta, corrotta, fatalista, arresa.

Una Roma eterna, che tutto guarda e tutto tollera, tanto io, la Città Eterna, ci sono ieri, ci sono oggi, ci sarò domani.

Una Roma dalla quale tutti abbiamo pensato di scappare, tanto è innaturale viverci senza servizi, senza opportunità, senza futuro.

Una Roma che però ci ha irretiti, Roma maliarda, seduttrice, mignotta dalla quale non riusciamo a separarci. Chi fugge via da lei ne sente immediatamente nostalgia, cammina dolente per le sue strade come un profugo, e poi ci torna, nonostante tutto.

 

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