Le cose non-cambiano non-cambiandole

È abbastanza semplice. E non è solo un problema di percentuali. I signori delle tessere si affrontano a colpi di adepti, nuovi e vecchi. Tra questi ci sono i militanti di una vita, quelli che sono interessati comunque ai destini del PD, quelli che però è l’ultima volta che ci fregate, quelli che ai seggi sono trascinati (magari pagandogli la tessera, anzi, togliamo il magari) senza sapere nemmeno cosa stanno per fare. La platea si gonfia. Per il principio di azione e reazione se qualcuno aveva intenzione di votare per te cambia idea, perché bisogna contrastare quelli lì che stanno facendo carne di porco. Con gli stessi metodi. E così il peso politico della tua proposta si comprime fino quasi ad annullarsi (e già sei fortunato se qualcuno ha ascoltato il dibattito, sempre che dibattito ci sia stato), i tuoi spazi di rappresentanza diminuiscono. Le tue proposte non passano.

Perché noi li facciamo così. i congressi. Con qualche eccezione, e meno male! Ecco, questo vorrei dire a chi punta il dito contro chi denuncia questa situazione, e lo fa da prima che il bubbone scoppiasse, e lo fa con la coerenza dei comportamenti. Tutto normale? Lo volete davvero così, il PD? Non è che c’avete qualcosa da guadagnare, a non-cambiare le cose, non-cambiandole?

 

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