Parlando di Coalizione Sociale e di Sinistra

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Sono andato domenica all’assemblea nazionale della Coalizione Sociale, per sentire che aria tirava, per ascoltare qualche intervento e farmi un’idea live di come si sta muovendo un pezzo della sinistra italiana.

La Coalizione Sociale ha un grande potenziale perché le associazioni che ne fanno parte sono la prova vivente, con il loro agire quotidiano, della possibilità di creare un modello di società diverso. Le battaglie per i saperi diffusi, le mobilitazioni dal basso delle comunità di quartiere che operano nel sociale, i presidi nelle fabbriche, il sostegno alle lotte per la difesa dei beni comuni sono un patrimonio dell’intera società italiana. Perché suppliscono ad un welfare ormai inadeguato, perché tengono viva l’attenzione sul dramma della casa, delle fabbriche che chiudono, degli operai che perdono il lavoro, delle scuole che non riescono fino in fondo a seguire gli alunni più deboli. Perché parlano di sostenibilità, di vivibilità delle città, di consumi consapevoli, di riuso di cose e di luoghi.

Però rappresentano ancora un pezzettino della sinistra italiana. Un pezzettino ancora largamente minoritario, che si muove tra i centri sociali, gli esclusi, tra chi da tempo ha scelto una via extraparlamentare per rivendicare i propri bisogni e per mettere in pratica la propria idee di società. Ripeto, utilizzo i termini centri sociali, esclusi, extraparlamentari nella accezione più positiva possibile del termine. Ma non basta, è evidente. Occorrerà fondere le esperienze positive della Coalizione con tutti gli altri mondi della sinistra: gli elettori che hanno abbandonato il PD, da tempo o di recente, tutti quelli che provengono da una storia di sinistra e non hanno più avuto una rappresentanza da un decennio a questa parte, i delusi che non si sono più recati alle urne. Pezzi di sinistra che si stanno, a loro volta, organizzando. E occorrerà farlo dal basso, valorizzando le esperienze sul campo e da qui ripartire per creare una nuova classe dirigente. I padri nobili sono ben accetti, ma non accampino ruoli di primo piano, non chiedano candidature altrimenti la nascente sinistra, che già ha dinanzi a sé un compito difficile, avrà perso in partenza. Si individuino dieci temi fondamentali sui quali costruire una proposta alternativa per il governo del Paese, alternativa al PD e si martelli su quelli, ossessivamente, fino alle prossime elezioni. Si esplorino mondi nuovi nella partecipazione, nella comunicazione, nel coinvolgimento dei cittadini.

È un’impresa, e come tutte le imprese nulla è dato per scontato, nulla è semplice. Ma non è un’impresa impossibile.

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