Pauperista di sinistra

Facebook ha tanti difetti (e molti di più ne hanno quelli che fanno un uso distorto del mezzo), però a mio avviso svolge bene la sua funzione di piazza telematica.
Tra le sue pagine si riesce ad instaurare un dialogo, seppur spesso non approfondito, con persone vicine e lontane, e non solo fisicamente.
In queste ore ho tenuto un dialogo a distanza (Roma-Latina, 60 km, nemmeno tanto) con Alessandro, un amico democratico del PD della provincia di Latina, componente dell'esecutivo provinciale.
Ci siamo "beccati" a seguito di una mia battuta su D'Alema, e ne è scaturito uno scambio di idee franco, sereno e soprattutto proficuo.

Ne è scaturito, in uno dei miei post, che sono un fautore del pauperismo di sinistra.
Il lettore che ne pensa?

Alessandro,
io vedo una notevole insofferenza dovuta al fatto che il PD non è riuscito a trovare una posizione unitaria sulla maggior parte dei temi politici che stanno a cuore al proprio potenziale elettorato: diritti, testamento biologico, conflitto di interessi, nucleare. Mi sembra che negli ultimi anni sia aumentato a dismisura l'astensionismo a sinistra, unito ad una migrazione di voti verso IdV. Non sono segnali questi?
E secondo te il PD, attualmente, riesce ad avere appeal presso i giovani elettori?
Ti do una chiave di lettura del risultato delle primarie a Torino:
http://www.termometropolit
ico.it/component/content/article/20815-primarie-torino-gli-exit-poll-tp.html

Se poi per te un PD al 28 % è l'obiettivo da perseguire, io non sono d'accordo, soprattutto considerando il bacino potenziale del PD, da tutti valutato intorno al 40% dell'elettorato.
Potremmo stare ore a parlare del congressopiùlungodelmondo e spero vivamente di avere occasione di farlo con te di persona, se non altro per non stare con gli occhi appiccicati al monitor per un tempo indefinito.
Secondo me la scarsa lungimiranza del progetto d'alemian-bersaniano è sato proprio quello di immaginare un PD "piccolo", al 25-28% che dovesse contrattare in una logica di coalizione temi etici, economici, istituzionali, piuttosto che perseguire l'obiettivo di un PD catalizzatore di consensi in virtù di una posizione CHIARA su come risolvere i problemi del paese. Non la vocazione maggioritaria, ma la presunzione di riuscire ad essere il faro per la politica del paese, forti delle proprie idee. Non mi sembra che oggi il PD appaia così agli occhi dell'elettorato italiano.Non a caso ho parlato di progetto d'alemian-bersaniano perchè mi sembri l'unico a pensare che d'alema sia in una fase discendente. A me, ma non solo a me, sembra invece che sia sempre lui il deus ex-machina della politica del PD, e lo dico senza sarcasmo o senza voler attribire un'accezione negativa al termine, visto che considero Baffino l'Alchimista la miglior intelligenza politica del paese. Il problema è che ha usato male la sua intelligenza, fino a sfociare nel tatticismo esasperato che rischia di travolgere idee, passioni, persone.
La battuta sulla barca era la personale provocazione di uno che aspira a raggiungere le vette eccelse di Spinoza.
😉
Di strada ne ho da fare ancora molta.
Però il mio sarcasmo non credo fosse del tutto fuori luogo.
E ti spego perchè.
Premesso che sono sempre stato contrario al pauperismo di sinistra, vedo nel "modo di vivere" di molti dirigenti del PD elementi che hanno portato ad una sorta di distacco dalla realtà quotidiana del mondo del lavoro, del mondo del precariato, del mondo della scuola e via dicendo. Ho paura che chi vive ormai da anni con i privilegi (alcuni legittimi, altri meno) derivati dallo stare in politica da tempo immemorabile (e frequentare un certo mondo ti porta anche ad incontrare, seppur casualmente, persone come tarantini) non riesca ad interpretare appieno i problemi della nostra società.
Ti faccio un paio di esempi.
Veltroni che manda le figlie a studiare in USA può capire a fondo il dramma dell'università italiana?
Un parlamentare del PD che ha case sparse in tutto il mondo, che annusa l'aria che tira e manda i figli a studiare nelle università private
(http://www.repubblica.it/s
cuola/2011/02/09/news/lotta_banchi-12236180/)

come interpreterà il problema del precariato?
Allora è legittimo porsi, da piccolissimo dirigente del PD di una piccola provincia italiana, il problema di come recuperare la fiducia del paese in virtù di una visione della società degli anni a venire e non semplicemente perseguendo l'obiettivo di "vincere le elezioni"?
Un abbraccio democratico.

 
 

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Un pensiero su “Pauperista di sinistra

  1. Vernunft

    La questione che tu sollevi di striscio,caro Raffaele,è in realtà un rovello di cui,fortunatamente,l'opinione pubblica ha colto solo l'infiammata appendice.Del come e del quanto poco si rifletta sulla storia e sul carattere apofantico delle idee in essa,è quanto più ho rivelato di determinante,sia nella classe politica che nell'elettorato di sinistra.Seppur da profondo ammiratore e studioso di Horkheimer e Adorno io sia completamente detrattore degli sviluppi concreti del marxismo,rimane l'inequivocabile pregio del passato blocco comunista italiano di aver tenuto a lungo una vera identità di sinistra;constatazioni tautologiche a parte,ciò che mi piacerebbe dirti è che risulta sempre più una vana declamazione al giorno d'oggi parlare di unità nella sinistra,vana declamazione anche sperarci.L'ideologia capitalista(sciocco chi la ritiene un invenzione dei teorici di sinistra),la difesa della "vita buona",il perbenismo,la de-secolarizzazione sembrano esser tanto forti al giorno d'oggi da aver scalfito persino la santissima sinistra hegeliana a cui tutti noi dobbiamo le nostre idee,qui,oggi.La sinistra nasce "secolarizzata",rivolta al sociale rispetto che alla produzione(forse il vero pauperismo di cui tu parli),attenta alla cultura piuttosto che solo alla prassi;sono questi i valori che sarebbero dovuti essere ripensati,attualizzati,piuttosto che buttati nel cesso(come evidentemente appare)in nome di un sincretismo politico con le lobby del buon pensiero e del convenzionalismo.Sono arrabbiato caro Raffaele,imbestialito da questa realtà,dalla dannata paura che la sinistra genuflessa mostra rispetto alle dinamiche contemporanee.La sinistra,per fortuna e per sfortuna,non è più marxismo,ma nessuno di noi vorrebbe esser costretto a votare un ibrido politico che metta contenta una generazione come la nostra,divisa fra un passato di criticismo e libero pensiero e un presente di ri-assimilazione al dogma.Credo sia tempo di schierarsi seriamente.

    Saluti sinceri

                            Giuseppe

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