Rifuggire la faciloneria (e il leaderismo d’accatto)

L’ho riascoltato stamattina per radio, Walter Tocci. Me ne sono cibato prima di entrare in ufficio, seduto in macchina, parcheggiato sotto l’ufficio. E non fa niente se ho timbrato il cartellino più tardi di qualche minuto.

Sono mesi che Walter ci mette in guardia dai pericoli della faciloneria. Sono mesi che ci induce a ragionare. E di menti lucide come la sua, in giro, ce ne sono davvero poche.

Negli ultimi giorni un’analisi formidabile sui rischi derivanti dalla corsa alla riforma a tutti i costi. La riforma della legge elettorale connessa alle riforme costituzionali, che rischia di consegnare il Paese ad un leader quasi assoluto in assenza dei necessari contrappesi Costituzionali.

Qualche tempo fa Walter aveva ricordato il fallimento della sua generazione dal punto di vista costituente, visto che tutte le riforme della Carta fatte negli ultimi anni sono miseramente andate a vuoto. E ha chiesto di fermarsi, e di lasciare questo compito ad altri, ad un futuro Parlamento, quando ce ne saranno le condizioni: “Non tutte le generazioni hanno la vocazione a scrivere le Costituzioni. Che la nostra sia inadeguata al compito è ormai evidente. Lasciamo alle generazioni future il ripensamento dell’eredità costituzionale.”

Ecco, fanno bene le parole di Tocci, e sono davvero contento di averlo ospite a Minturno, per un evento di cui vi dirò tra qualche giorno.

E però rischiano anche di cadere nel vuoto. Anzi assistiamo attoniti all’importazione, nel PD, di forme di cesarismo che pensavamo dovessero appartenere solo alla parte a noi avversa. E invece, evidentemente, i germi del ventennio si sono insinuati trasversalmente. Solo così si spiega, tra le altre cose viste negli ultimi giorni, la proposta di inserire il nome del leader nel simbolo del PD. Roba da rabbrividire.

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