Sindaci in prima linea

Leggo con piacere delle dimissioni “congelate” da parte del Sindaco di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta. Decisione comunicata durante una conferenza stampa tenuta al fianco di Pierluigi Bersani. La rete si affretta a condividere, con grandissimo entusiasmo, questa notizia, una vittoria della legalità e del coraggio. Il coraggio di una donna alla quale hanno bruciato la farmacia, la macchina e che vive sotto la minaccia continua da parte delle organizzazioni mafiose. Al solito le istituzioni, i partiti, non mancano di far sentire la propria voce e in queste occasioni celebrano il coraggio degli amministratori locali che non si arrendono. Le parole si sprecano, ma davvero.

E i fatti?

Stamattina ascoltavo alla radio l’intervista a Ilario Ammendolia, Sindaco di Caulonia, altro Comune della Locride che non se la passa bene, dal punto di vista delle “pressioni” mafiose. Ammendolia, insieme ad altri 42 sindaci della Locride, ha dato l’aut aut al Governo: segni tangibili di un rinnovato impegno nella lotta alla criminalità organizzata o dimissioni di massa degli amministratori locali. Un gesto di protesta estremo in una terra dimenticata da tutti ma di cui tanti parlano. Ammendolia ricordava a tutti come la mafia si fa stato, in Calabria. Una inversione di ruolo che prende sostanza quando i cittadini si rivolgono al Comune per un servizio e si vede rispondere di no perchè i trasferimenti agli enti locali sono pressochè annullati. Quando le strade sono dissestate, i collegamenti inesistenti, le tratte ferroviarie dismesse. Quando non ci sono incentivi da erogare per far sviluppare nuove attività imprenditoriali da parte delle “giovani generazioni”, sempre citate nei discorsi ufficiali e sempre dimenticate quando si tratta di fornire un aiuto economico che  non sia semplice assistenzialismo. E allora se lo Stato non investe, ci pensa la ‘ndrangheta, la sola forza economica che abbia capacità di investire denaro. E di offrire lavoro alle “giovani generazioni”. E se non ci pensa la ‘ndrangheta c’è sempre il fai-da-te, così succede cha a Delianuova il titolare di un negozio rimanga ucciso durante una rapina insieme ad uno dei malviventi. E  succede pure che uno dei rapinatori sia figlio di un carabiniere, segno evidente della necessità di mettere in campo politiche di prevenzione sociale che sappiano costruire una reale alternativa alla “facile” offerta messa in campo dalla criminalità.

Come  si è potuto giungere ad una situazione del genere? Tutto questo è il risultato dell’assenza della politica, o meglio, della presenza di una classe politica che nella maggior parte dei casi ha avuto, come unico scopo, quello di raccogliere e perpetuare un consenso personale anche attraverso frequentazioni border-line se non affari veri e propri con la criminalità. Di certo, il bene comune è un concetto alquanto sconosciuto. In Calabria da quattordici anni c’è un commissario che si occupa di rifiuti. Quattordici anni. In Calabria è commissariata la sanità, buco nero che continua ad inghiottire denaro pubblico con servizi spesso al di sotto del limite di decenza. In Calabria hanno governato tutti, Scopelliti oggi, Loiero in precedenza e nessuno ha mosso un dito. Le isituzioni, come denunciato da Ilario Ammendolia, hanno fatto le loro sfilate in occasione dei delitti eccellenti e delle commemorazioni delle vittime della mafia, e poi puff, sparite di nuovo. Ammendolia e i suoi colleghi sindaci della locride sono stufi.

Ecco, speriamo che i tre mesi di tempo che Maria Carmela si è data per decidere se ritirare o meno le sue dimissioni in maniera definitiva siano sufficienti affinchè arrivi quel segnale che manca da decenni. Maria Carmela, e con lei i sindaci della locride, ha il sostegno di chiunque abbia a cuore la rinascita sociale, civile ed economica delle terre ancora in mano alla criminalità organizzata. Ma, nel frattempo, i segnali da dare sono altri. E sono segnali che chiedo soprattutto al mio partito, al PD. Perchè sull’impegno di Bersani nella lotta alla criminalità io ci metterei la mano sul fuoco non una, ma mille volte. Però diventa difficile essere pienamente credibili quando si tollerano scelte politiche, o comportamenti che vanno in direzione opposta. Potrei citare l’appoggio alla giunta Lombardo in Sicilia. Potrei citare la presenza in parlamento di persone a dir poco chiacchierate come il Senatore Crisafulli, sempre in Sicilia.  Potrei citare il Comune di Casapesenna (CE), recentemente sciolto per infiltrazioni mafiose e in cui l’ex vicesindaco del PD non gode della stima di autorevoli esponenti del Partito Democratico e nonostante ciò si sarebbe candidato lo stesso alle prossime elezioni amministrative. Potrei citare situazioni incresciose che si sono verificate nel sud-pontino, che non è sud da un punto di vista geografico ma ci sta dentro con due scarpe per quanto riguarda le infiltrazioni camorristiche. Gli esempi offerti dal PD proprio in Calabria , durante il congresso del 2009 e, successivamente, le primarie per il Sindaco di Napoli non sono stati proprio gratificanti. In definitiva, anche il PD potrà presentarsi in maniera ancor più autorevole quale difensore della legalità e dei tantissimi amministratori in prima linea nella lotta alle mafie quando avrà compiuto un definitivo rinnovamento nei metodi e nelle persone, prendendo spunto, magari proprio dai comportamenti di donne e uomini che ha al suo interno. Tipo Maria Carmela Lanzetta, per intenderci.

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