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Grandi Opere Vs Opere Grandi

Dopo aver partecipato alla manifestazione degli studenti #FridayForFuture ho fatto un salto anche a Piazza del Popolo, dove si sono riuniti gli edili (e non solo) di CGIL, CISL, e UIL per chiedere al governo di sbloccare i cantieri e far ripartire il settore delle costruzioni. 

Ho ritrovato le facce di molte delle persone che vedo all’opera quando vado in cantiere, non esattamente gli stessi ma comunque i volti della fatica, del sacrificio, del lavoro duro. Nutro per questi operai un rispetto sacro, anche quando alcuni mi fanno incazzare vedendoli poco attenti spesso non per colpa loro, alle condizioni di sicurezza nelle quali svolgono il proprio lavoro.

Sono rimasto in piazza un po’, a guardarmi in giro e ad ascoltare le parole che provenivano dal palco.

Sia chiaro, penso anche io che il settore delle costruzioni abbia bisogno di nuova linfa, perché troppi posti di lavoro si sono persi negli ultimi anni e perché troppo alto è il gap infrastrutturale che l’Italia sconta sia rispetto ad altri Paesi, sia rispetto a differenti aree geografiche del nostro stivale. Ma non si può pensare che solo le Grandi Opere siano portatrici di sviluppo e siano capaci di rimettere in moto l’economia.

Certo, la Sicilia sconta anni di mancati investimenti, di opere non realizzate o realizzate male, di trasporti su gomma affidati ad amici degli amici che hanno impedito lo sviluppo di una rete ferroviaria degna di un paese civile, e quindi ben vengano gli investimenti sulla direttrice Palermo-Catania-Messina. L’AV si ferma a Salerno, e sebbene la linea ferroviaria tra Salerno e Reggio Calabria sia a doppio binario permangono criticità di tracciato e di infrastruttura che rendono ancora troppo lunghi i tempi di percorrenza per raggiungere lo stretto di Messina. Del Ponte non ne parlo per pietà. Nel tempo la Napoli-Bari sarà raddoppiata, sono già partiti i primi due lotti dell’opera, mentre un pezzo del raddoppio alle porte di Foggia è stato già completato. Andare da Roma sull’Adriatico con il treno in tempi ragionevoli resta ancora un miraggio, mentre si sta invece cercando di arrivare al raddoppio completo della linea Adriatica, risolte le criticità delle gallerie di Cattolica, Ancona e Ortona. Parlo di ferrovie perché è il mondo che conosco, e perché ritengo che vada comunque, se parliamo di grandi infrastrutture, privilegiato il trasporto su ferro anziché quello su gomma, tanto nelle città quanto per collegare i grandi e piccoli centri produttivi del Paese. Anche per questo ritengo che andrebbe fatto un serio studio per capire quali delle ferrovie nel tempo dismesse potrebbero essere ripristinate con investimenti pubblici che finanzino non solo i lavori necessari a rimetterle in funzione ma anche un servizio universalistico di cui far godere pendolari e turisti.

Per quanto riguarda le strade, le cronache di questi mesi ci mostrano in tutta la sua drammaticità quanto sia importante la manutenzione dell’esistente. Proprio per questo non concordo con quanto sostenuto nel corso della manifestazione unitaria degli edili che una delle opere prioritarie per il Paese sarebbe l’autostrada Roma-Latina (e la bretella Cisterna-Valmontone). Ne ho avuto modo di parlare varie volte nel passato, e potete trovare qualcosa qui, qui, qui e qui.

Il succo è che spendendo molto ma molto meno si potrebbe mettere in sicurezza, iniziando in tempi relativamente brevi, la Pontina che continua a mietere vittime e che negli ultimi mesi versa in condizioni pietose, garantendo quindi sia un certo livello di occupazione, sia la possibilità di sviluppo virtuoso dei territori valorizzando le bellezze naturali, paesaggistiche, culturali dei territori.  In termini infrastrutturali, poi, da anni si discute dell’opportunità di realizzare una metropolitana leggera Roma-Latina che consentirebbe comunque di collegare Roma e Latina in maniera funzionale e rispettosa del territorio Ecco un esempio di come si possa uscire da alcuni dogmi, realizzare opere utili e contemporaneamente rivitalizzare il settore delle costruzioni (e non solo). Occorre solo avere chiaro quale modello di sviluppo si vuole adottare, e a mio avviso uno sforzo in più anche lato sindacale si potrebbe fare. Proposte non ne mancano, occorre solo essere laici abbastanza da volerle discutere ed adottare.

Ovviamente non posso che essere d’accordo sul fatto che, in generale, il Paese abbia bisogno di un piano di manutenzione straordinaria di edifici pubblici: scuole, ospedali, palazzi di giustizia, carceri. Da dotare di impianti fotovoltaici, da efficientare dal punto di vista energetico. Tanti piccoli interventi che favorirebbero anche mano d’opera e imprese locali, un circolo virtuoso per tutto il sistema.

E quindi non riesco a capire chi sostiene che per la Torino-Lione passi lo sviluppo di un intero paese. Personalmente sono stato sempre contrario a quell’opera, perché già ai tempi delle prime discussioni era evidente come fossero prive di fondamento le analisi sui futuri traffici merci, e nemmeno si può sostenere più di tanto che un’opera abbia un effetto moltiplicatore sugli scambi commerciali perché se c’è poco da trasportare anche un’opera nuova di zecca trasporterà ben poco.  Ed era comunque evidente, allora come adesso, che attorno a quell’opera comunque ci fossero posizioni ideologiche, tanto favorevoli quanto contrarie, che andavano al di là del merito. Nel frattempo i lavori sono andati avanti, anche se per il solo cunicolo esplorativo, però adesso non so quanto senso abbia bloccare tutto. Paradossalmente l’opera, qualora si decidesse di farla, credo dovrebbe costare di più e non di meno, nel senso che occorrerebbe sedersi, definitivamente, attorno ad un tavolo con le popolazioni locali e definire una partita di opere compensative che diventino patrimonio condiviso di quelle comunità e rassicurarli definitivamente sul bassissimo impatto ambientale della fase di realizzazione. Faccio presente che un’opera di quel genere, anche più mastodontica, si sta già costruendo nel nostro Paese,  si chiama tunnel del Brennero e non sento tutte queste polemiche. Forse perché non c’è la parola “TAV” davanti a “tunnel del Brennero”. A parte la galleria di base che sarà la più lunga del mondo con i suoi 64 km, sul versante italiano ci sono altre opere “accessorie”. Tra un po’ inizieranno a spostare il fiume Isarco, per dire. Però non se ne parla. Voglio solo dire che bisognerebbe mettere da parte un po’ di massimalismo e provare a ragionare, cercando d tenere insieme tutto: le esigenze delle popolazioni locali, la credibilità di una nazione che non può cambiare accordi internazionali a seconda delle maggioranze di governo perché si mette a repentaglio la credibilità di una a intera nazione. Senza però attribuire a una linea ferroviaria proprietà taumaturgiche per l’economia di una Paese di 60 milioni di abitanti.

In definitiva, quindi, nessuna preclusione ideologica per le Grandi Opere ma probabilmente per il nostro Paese avranno maggiore effetto prociclico, in un periodo di stagnazione, Opere Grandi.

Interrogazione parlamentare sulla Roma-Latina

Presentata da Stefano Fassina e Monica Gregori. Che ringrazio.

Perché i candidati a Sindaco, a Roma, non sono tutti uguali. E i parlamentari non sono tutti uguali. Si fa presto a parlare di consumo di suolo. Poi servono i fatti. E serve metterci la faccia.

La battaglia va avanti.

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Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
la delibera del Cipe n. 121 del 21 dicembre 2001, riguardante il primo programma delle opere strategiche da realizzarsi ai sensi della legge n. 443 del 2001 (legge obiettivo), prevedeva la costruzione del collegamento autostradale A12-Pontina Appia e della bretella Cisterna-Valmontone;
l’iter autorizzativo legato a tale opera presenta, a giudizio degli interroganti, alcune gravi lacune legate all’ambito di applicazione della legge 28 gennaio 2016, n. 11, finalizzata ad attuare le direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (16G00013), (GU n. 23 del 26 gennaio 2016);
inoltre, il tracciato previsto dell’opera autostradale interessa inoltre il parco regionale di Decima-Malafede e incide direttamente sul sito d’importanza comunitaria (SIC) «Sughereta di Castel di Decima», inserito nella rete «Natura 2000» e protetto ai sensi della direttiva comunitaria 92/43/CEE;
il progetto in questione si sviluppa inoltre, per alcuni tratti, a ridosso di quartieri urbani densamente popolati, con particolare riferimento ai comprensori di Vitinia, Torrino Mezzocammino, Villaggio Azzurro e Tor de Cenci, con prevedibile e pesante impatto, secondo gli interroganti, dell’inquinamento acustico e atmosferico sulla qualità della vita in aree abitative consolidate, anche considerando le previsioni di traffico pesante (Tir) –:
se i Ministri interrogati non intendano assumere iniziative, anche normative, volte ad evitare il grave ed irreparabile, impatto paesaggistico e ambientale che deriverebbe dalla realizzazione della suddetta opera autostradale, con particolare riferimento all’Agro Romano, Pontino e dei Castelli Romani, ai siti di importanza comunitaria, alle aree naturali protette di rilievo nazionale e regionale direttamente coinvolte, anche tenuto conto del rischio sussistente, secondo gli interroganti, che venga avviata una procedura comunitaria di infrazione ai sensi della cosiddetta «direttiva Habitat», la direttiva 92/43/CEE, in relazione al pesante impatto previsto dal progetto dell’autostrada A12-Tor de cenci, sul sito di importanza comunitaria (SIC) «Sughereta di Castel di Decima»;
se i Ministri interrogati non ritengano altresì opportuno, considerate le gravi carenze e incongruenze rilevate a suo tempo dalla Corte dei Conti sul progetto di cui in premessa e visto il nuovo codice degli appalti pubblici di cui alla legge n. 11 del 2016, assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a sospendere e revocare le procedure di aggiudicazione e finanziamento delle tratte autostradali in questione, anche in relazione agli impegni assunti dal Governo in materia di riduzione del consumo di suolo, trattandosi in questo caso della distruzione di alcune migliaia di ettari di grande valore agricolo, paesaggistico e ambientale. (4-12183)

Grandi opere che fa comodo dimenticare

Esistono le grandi opere universalmente riconosciute come tali. Il Ponte sullo Stretto di Messina, la Salerno-Reggio Calabria, l’AV, la Bre.Be.Mi, la Pedemontana, la Metro C di Roma e cose così. Poi ci sono le grandi opere che però non appaiono come tali solo perchè non sono assurte agli onori della cronaca ma lo sono ugualmente perché costano miliardi di Euro e si portano appresso impatti che la metà bastano.

Prendete l’autostrada Roma-Latina con bretelle (collegamento con la Roma-Civitavecchia e Cisterna-Valmontone), complanari e amenità annesse. Con il suo costo di 2,7 miliardi di Euro che non viene aggiornato da dieci anni e nessuno sa quanto peserà sulle nostre tasche.  Con il suo project-financing che il Ministro del Rio voleva abolire, e invece. Con i finanziamenti per lotti che vuol dire intanto iniziamo a costruire poi si vede. Con il suo affidamento a Contraente Generale che il Ministro Del Rio dice di voler superare, e invece. Con la sua logica figlia della Legge Obiettivo che il Ministro del Rio voleva abolire, e invece. Con il suo mancato inserimento nelle opere prioritarie nell’allegato al DPEF che però viene by-passato delegando alla decisione in merito la Regione Lazio. Con il suo passaggio in mezzo a case che nemmeno stanno sulle planimetrie perché le corografie non sono state aggiornate. Con il suo pedaggio (concessione per cinquant’anni in barba alle direttive europee) che peserà sulle tasche dei pendolari. Con le spese di centinaia di milioni di euro per progettazione, costi per i CdA di ARCEA e AUTOSTRADEDELLAZIO, liquidazione di soci privati che pesano sulle tasche dei cittadini. Con  i ricorsi degli espropriati pendenti al TAR da anni. Con il suo consumo di suolo. Con il suo inquinamento dovuto al transito di auto che renderà inutilizzabili terreni coltivati a frutta, a vigna. Con il suo passaggio per Parchi, SIC, aree tutelate. Con i morti sulla Pontina, che si potrebbero in gran parte evitare con la sola sua messa in sicurezza, per la quale i 468 milioni di Euro basterebbero eccome. Con i progetti alternativi degli stessi costruttori di ANCE Lazio mai presi in considerazione. Con il bando di gara gestito da AUTOSTRADEDELLAZIO la cui responsabile del settore trasparenza era la Dama Nera. Con i suoi sponsor politici in Parlamento che in Parlamento nemmeno dovrebbero sedere. Con i suoi posti di lavoro promessi che lievitano ad ogni tornata elettorale. Con il suo modello di sviluppo e mobilità sbagliato perché continua a generare flussi veicolari su flussi veicolari, mentre le linee ferroviarie Campoleone-Nettuno, la Roma-Velletri e la Roma-Ostia Lido sono tra le peggiori dell’Universo mondo. Mentre l’esigenza di collegamento diretto tra il distretto industriale di Frosinone e Roma poteva avere un senso vent’anni fa. Mentre le merci non viaggiano sulla AV Roma-Napoli nonostante fosse stata progettata anche per quello.

Prendete tutto questo, riflettete sul concetto di grande opera e magari fatevi qualche domanda in più. E fate qualche domanda in più.

Di Olimpiadi, Sblocca Italia, opere inutili e alluvioni

Nuova immagine

Alla coppia Malagò-Montezemolo non affiderei nemmeno l’amministrazione di un condominio, che poi ce ne vuole a far peggio di un amministratore, eh. Figuriamoci l’organizzazione delle Olimpiadi a Roma nel 2024. Che, per quanto mi riguarda, sarebbe meglio non si facessero proprio, a Roma. In Italia. Almeno finché non sarà affrontato seriamente il problema del dissesto idrogeologico del Paese, viste le disgrazie annunciate che puntualmente si presentano ad ogni pioggia abbondante, da Genova a Benevento alla Sicilia al Veneto e dappertutto. Miliardi per le Olimpiadi (o per il Ponte sullo Stretto, o per l’Autostrada Roma-Latina) da spendere in maniera molto più proficua per il futuro del Paese.

Ad avercela, la visione del futuro del Paese.

L’autostrada Roma-Latina non si fa

E nemmeno la bretella Cisterna-Valmontone.

Con buona pace dei signorotti locali, della stragrande maggioranza del PD locale e di tutti quelli salutavano con favore queste opere inutili da un punto di vista economico, strategico, infrastrutturale e dannose per il patrimonio ambientale, culturale, artistico di interi territori.

Molti cittadini si sono da sempre opposti a questo scempio, proponendo soluzioni alternative, prima su tutte la messa in sicurezza della Pontina. Poi si sono aggiunti i dubbi degli stessi costruttori. Sul tema ci siamo personalmente spesi con l’amico Fabio all’interno del PD della provincia di Latina, con il Sindaco di Cori Tommaso Conti e pochissimi altri.

Adesso è il Governo a metterci una pietra sopra.

Leggete l’allegato al DEF, pag. 75, 76 e 77.

Bene così.

In tanti già scalpitano, fremono, sbraitano. Penso che sarebbe un paese di pulcinella quello in cui il primo che passa alza il telefono, chiama un ministro e fa cambiare documenti fondamentali per lo sviluppo di una nazione. Mi auguro di no, davvero.

Lazio Possibile e l’Autostrada Roma-Latina

no autostrada

Le notizie buone sono due: lo spostamento della presentazione delle offerte di gara e lo smottamento della graniticità con la quale il PD della provincia di Latina, Senatore Claudio Moscardelli in testa, ha sostenuto la realizzazione dell’opera.

Lazio Possibile chiede che il dibattito si riapra, con il comunicato che vi riporto di seguito.

Per chi potrà essere presente, vi segnalo un interessantissimo convegno promosso da ANCE Lazio: “Autostrada Roma-Latina: pro e contro” giovedì 11 settembre 2014, ore 15:30 presso l’Hotel Europa – Via Emanuele Filiberto n. 14 a Latina.

Nonostante l’iter amministrativo e progettuale del Corridoio Tirrenico Meridionale prosegua, seppur con lo spostamento della presentazione delle offerte di gara dal 16 settembre al 27 novembre 2014, si aggiungono nuove voci che manifestano il proprio dissenso rispetto alla realizzazione dell’opera.

Nelle settimane passate erano stati i costruttori laziali a manifestare tutto il loro scetticismo in merito al mantenimento di costi e tempi di realizzazione del complesso degli interventi (collegamento A12-Tor De’ Cenci, autostrada Roma-Latina, bretella Cisterna-Valmontone e opere connesse per un totale di circa 186 Km di asfalto, 2,7 miliardi di Euro e sette anni di lavori), indicando come soluzione alternativa e urgente la messa in sicurezza della Pontina utilizzando i 468 milioni di Euro già stanziati per l’opera.

In questi giorni anche tra i rappresentanti politici pontini serpeggia più di un dubbio sulla necessità di affrontare un impegno economico così gravoso per un’opera pubblica di incerta utilità, dalle tempistiche realizzative indefinibili al di là del cronoprogramma dei lavori ufficiale e che, pertanto, rischia di trasformarsi in una nuova Salerno-Reggio Calabria. 

Ultimi a manifestare il proprio scetticismo il Sindaco di Formia Sandro Bartolomeo e la consigliera Regionale Rosa Giancola, che si aggiungono ad autorevoli rappresentanti del PD pontino che già si sono detti contrari al progetto, amministratori locali, ai comitati sorti a difesa del territorio e dei beni comuni.

Si intravede quindi la possibilità di riaprire una discussione tanto nel Partito Democratico della Provincia di Latina, quanto nella maggioranza che sostiene il Presidente della Regione Lazio Zingaretti. Discussione che deve vertere non solo sull’opportunità di costruire nuove infrastrutture che hanno un impatto devastante sul territorio, ma, come da più parti ribadito, sul modello di sviluppo verso il quale tendere nell’immediato futuro, a maggior ragione in un periodo nel quale il governo incontra non poche difficoltà nel reperire risorse da dedicare all’ammodernamento infrastrutturale del Paese, come la discussione in atto in questi giorni sui contenuti del decreto Sblocca-Italia dimostra in tutta la sua drammaticità.

Lazio Possibile, costola regionale dell’associazione promossa da Giuseppe Civati al Politicamp di Livorno dello scorso luglio, pensa che sia giunto il momento di riaprire un confronto tra movimenti, cittadini, partiti e istituzioni per giungere ad una soluzione condivisa che consenta un reale ammodernamento della rete infrastrutturale territoriale tenendo insieme esigenze di mobilità di persone e merci, compatibilità ambientale e valorizzazione del territorio.

Queste, per Lazio Possibile, le proposte da cui ripartire:

  • Messa in sicurezza della Pontina.
  • Realizzazione di una Metro leggera di superficie sull’asse Latina-Roma.
  • Realizzazione della gronda merci di Roma che libererebbe tracce per i treni sul reticolo ferroviario romano per i treni passeggeri.
  • Chiusura dell’anello ferroviario di Roma.
  • Utilizzazione dell’asse AV/AC Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno per il trasporto merci in orario notturno).
  • Valorizzazione delle bellezze artistiche, culturali, paesaggistiche dell’agro romano e dell’agro pontino.
  • Realizzazione di autostrade informatiche per mettere in contatto domanda e offerta di cultura, in tutti i sensi.

Opere pubbliche e mobilità in provincia di Latina (e nel Lazio)

no autostrada

Non mi piace l’autocitazione, ma per una volta derogo. Ho parlato più volte dell’Autostrada Roma-Latina e dalla bretella Cisterna-Valmontone. Ne feci un punto del programma con il quale mi presentai alle parlamentarie del PD in provincia di Latina. Fu molto più convincente di me chi l’autostrada e la bretella l’ha sempre fortemente voluta, Con Fabio abbiamo provato a dar voce ad un’idea di mobilità diversa, anche durante la campagna elettorale per le elezioni regionali.

Arrivano adesso anche le perplessità dei costruttori (!), che avrebbero tutto l’interesse a costruirla, un’infrastruttura del genere. E invece chiedono a Zingaretti e Renzi di ripensare l’opera.

Mi associo alla richiesta, e la estendo agli esponenti del PD della provincia di Latina che hanno sempre sponsorizzato entusiasticamente l’opera. E li invito a ripensare la mobilità nella provincia pontina e nella regione Lazio.

Repetita iuvant.

Queste le priorità:

Messa in sicurezza della Pontina (che costerebbe molto ma molto meno della spesa prevista per la realizzazione dell’Autostrada).

Metro leggera di superficie per portare i pendolari a Roma.

Realizzazione della gronda merci che libererebbe tracce per i treni sul reticolo ferroviario romano per i treni passeggeri.

Chiusura dell’anello ferroviario di Roma.

Utilizzazione dell’asse AV/AC Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno per il trasporto merci in orario notturno (attualmente le linee AV esistenti è praticamente inutilizzata per il trasporto merci, nonostante i modelli di esercizio di progetto prevedesse il transito di  treni cosiddetti “Merci AV”)

Valorizzazione delle bellezze artistiche, culturali, paesaggistiche dell’agro romano e dell’agro pontino.

Autostrade informatiche per mettere in contatto domanda e offerta di cultura, in tutti i sensi.

Ne parliamo, allora?

L’autostrada Roma-Latina non si farà mai

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A detta di molti.

Nonostante l’iter progettuale avanzi.

I cittadini sono mobilitati da tempo, e denunciano tutto quello che non va nel progetto (che prevede, oltre la costruzione dell’autostrada Roma-Latina, la realizzazione del collegamento alla Roma-Civitavecchia e la bretella Cisterna-Valmontone).

Personalmente sono stato sempre in disaccordo con l’opera intera, ritenendo necessario una messa in sicurezza della Pontina e inutile tutto il resto.

Oggi ho ascoltato parole molto critiche sull’opera di Roberto Morassut, deputato romano del PD e profondo conoscitore della realtà trasportistica regionale.

Ricapitolando:

L’opera intera costerebbe 2,7 Miliardi di €.

Il CIPE ha finanziato solo 500 Milioni di €.

Il resto ce lo dovrebbero (!) mettere i privati.

Trovatemi, oggi, imprese che siano disposte a mettere sul piatto tali cifre. Che hanno la possibilità di mettere sul piatto tali cifre. E comunque il ritorno economico ricadrà sulle spalle dei cittadini.

Infatti l’Autostrada Roma-Latina sarà a pagamento, e i pendolari saranno fortemente penalizzati.

L’autostrada determinerà un aumento dei flussi veicolari in ingresso a Roma (lo dicono gli studi trasportistici). Sul GRA già oggi la terza corsia non è sufficiente nelle ore di maggior traffico. Domani costruiremo la quarta?

Aumentano le vetture, quindi aumenta l’inquinamento. Rumore, emissioni di atmosfera.

Si consuma suolo, si devastano territori a vocazione agricola sui quali insistono una cinquantina di aziende.

Si dice che l’autostrada (e la bretella Cisterna-Valmontone) servirà a rilanciare l’economia. I distretti industriali pontini e del frusinate sono in crisi. Quando sarà finita collegherà due deserti.

Vogliamo entrare in Europa?  Le linee guida ci indicano la strada: meno auto, più trasporto su ferro, intermodalità. Noi facciamo il contrario.

Priorità di intervento?

Messa in sicurezza della Pontina (che costerebbe molto ma molto meno della spesa prevista per la realizzazione dell’Autostrada).

Metro leggera di superficie per portare i pendolari a Roma.

Realizzazione della gronda merci che libererebbe tracce per i treni sul reticolo ferroviario romano per i treni passeggeri.

Chiusura dell’anello ferroviario di Roma.

Utilizzazione dell’asse AV/AC Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno per il trasporto merci in orario notturno (attualmente le linee AV esistenti è praticamente inutilizzata per il trasporto merci, nonostante i modelli di esercizio di progetto prevedesse il transito di  treni cosiddetti “Merci AV”)

Valorizzazione delle bellezze artistiche, culturali, paesaggistiche dell’agro romano e dell’agro pontino.

Autostrade informatiche per mettere in contatto domanda e offerta di cultura, in tutti i sensi.

Si potrebbe essere diversamente ricchi, insomma. E avere pensieri un po’ più lunghi.

Forse sarebbe il caso di mettersi intorno ad un tavolo e ragionare.

Il fronte del no si allarga

Dopo il sindaco di Cori, anche i sindaci di Ardea e Pomezia dicono no all’autostrada Roma-Latina a pedaggio e alla bretella Cisterna-Valmontone.

No alla bretella Cisterna-Valmontone

Tommaso Conti, Sindaco di Cori, scrive al Ministro delle Infrastrutture Lupi e al Presidente della Regione Lazio Zingaretti.

Egr. sig. Ministro
Egr. sig. Presidente

In qualità di Sindaco del Comune Cori (LT) nel rispetto degli interessi dei nostri concittadini e della nostra terra, esprimo la mia più ferma contrarietà all’autostrada descritta in oggetto che ritengo inutile, devastante e costosa. Ricordo che le amministrazioni precedenti hanno espresso chiaramente, con deliberazioni consiliari, lo stesso concetto.
Le conseguenze sarebbero disastrose sul piano paesaggistico come su quello economico. Le zone interessate, a partire da Aprilia e Cisterna, attraversando il territorio di Cori, Velletri, Lariano, Artena, Labico e Valmontone hanno una forte vocazione agricola (il kiwi, l’olivo e soprattutto la vite) e con l’attraversamento di un’arteria larga 24 metri (10+10 di rispetto), si smembrano, si espropriano, si inquinano aziende di agricoltura biologica, con conseguenze gravissime sul piano dell’occupazione.
Per quanto riguarda anche l’intasamento della Via Pontina, il problema non si risolve con l’autostrada, ma riducendo l’uso del mezzo privato su gomma e per questo è fondamentale costruire la metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea e potenziare la rete ferroviaria pontina per il trasporto pubblico dei pendolari e delle merci, le autostrade del mare per il trasporto merci.
CHIEDO che le risorse economiche stanziate per l’autostrada Roma-Latina e la bretella Cisterna-Valmontone non vadano perse o impegnate per altre opere, ma stornate a favore del potenziamento della rete ferroviaria regionale: raddoppio della Velletri-Ciampino e il rafforzamento della Cisterna-Roma, dell’adeguamento in sicurezza di tutta la Via Pontina, considerato la sua tremenda pericolosità che in 20 anni ha procurato la morte per incidenti stradali di 560 persone.
Tra l’altro, tale richiesta è conforme all’art. 20 del disegno di legge 1248/13 di conversione del “decreto fare”.

Certo di un Vostro cenno di riscontro positivo, porgo i più cordiali saluti.
IL SINDACO
Avv. Tommaso Conti