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Renziani con la faccia come il Renzo

Mi ricordo, si mi ricordo del 2009, 2010, e anche dopo quando si facevano le battaglie per un PD diverso.

Mi ricordo, si mi ricordo quando erano battaglie contro i congressi farlocchi, i tesseramenti gonfiati, le truppe cammellate, per il rispetto dello statuto, per la meritocrazia e contro le filiere e i capibastone.

Mi ricordo, si mi ricordo, l’essere minoranza ed essere visti come i marziani, gli idealisti, lasciate la politica a chi sa come si fa, le prese per il culo, le commissioni di garanzia che tutto erano meno che di garanzia.

Poi succede che acqua ne scorre sotto i ponti, e la coscienza di molti impone di cercare altre strade perché altrimenti dovresti solo riempire di sputi lo specchio nel quale ti guardi la mattina appena alzato.

E però invece la coscienza di molti non è così schizzinosa, e allora capita che la minoranza di un tempo diventi maggioranza di adesso e allora vanno bene i congressi farlocchi, le discussioni inesistenti, le filiere, le truppe cammellate, i capibastone, le tessere gonfiate. L’importante è aver sostituito il 60% della ditta con il 60% loro. Che il resto si fottesse.

Mi viene in mente Ciro di Gomorra, quando dice alla moglie disperata, che si accorge di non avere alcun futuro da offrire alla propria figlia: “Amm’ vinciut’. SImm’ ‘e chiù fort’.”

Si, avete vinto sopra le macerie, dopo aver contribuito a distuggere una comunità politica, una storia, un’idea. Quella che voi chiamavate ditta ha le sue colpe, ma voi vi siete mostrati infinitamente peggiori di loro, perché vi presentavate come il cambiamento e invece avete rigenerato gli stessi metodi, le stesse storture, le stesse aberrazioni che dicevate di voler combattere. Non avrete mai il mio personale perdono politico, per quello che vale. Mai.

Le cose cambiano anche in provincia di Latina

Come? Cambiandole!

Buon lavoro agli amici Vincenzo, Filippo, Emilio, Bruno. E a tutte le persone che vorranno unirsi a noi in questa sfida.

Un ossimoro: larghe intese stabili

O una tautologia: larghe intese instabili. E ci fa ridere per non piangere, il premier Enrico Letta detto ilgiovanevecchio. Quando dice che se il PIL scende più del previsto e il deficit sale più del previsto è colpa dell’instabilità. Come se le larghissime intese non contenessero, in sé, il più deleterio dei germi, ossia l’instabilità politica permanente.

Sarà una mia impressione


Fonte: La Repubblica

Premessa. L’opinione che ho di Ignazio Marino resta immutata. Ma a volte vale la proprietà transitiva: se Bettini endorsa Renzi e Marino è una creatura di Bettini, allora Marino endorsa Renzi. Tutto legittimo, sia chiaro. Però a volte la proprietà transitiva può anche non dare i risultati sperati. Al di là di Bettini la grande forza di Marino, soprattutto nelle primarie (ricordiamo che ha stracciato Sassoli e Gentiloni), è stato il suo essere, oltre che apparire, altro rispetto alla nomenklatura del PD. Ho come l’impressione che allearsi con il sindaco ma anche con Fioroni, Franceschini, Fassino, Latorre, Veltroni e compagnia bella non darà ai renziani, nella capitale, il risultato sperato.

I neoilluminati

Attaccare Berlusconi e fare il congresso insieme a chi ha fortemente voluto le larghissime intese.

Attaccare i 101 e fare il congresso con chi aveva già deciso tutto. E Prodi era buono solo a chiacchiere, codardi ipocriti.

Attaccare le correnti essendo corrente esattamente come tutte le altre.

Proclamare la restituzione del partito e allearsi proprio con chi ce l’ha scippato, in tutti questi anni. A partire dalle federazioni. Dai territori.

Non credo sia avvenuto il miracolo, sinceramente. Non vedo persone che, all’improvviso, si illuminano di luce riflessa dal nuovo leader.

Tutti si affannano a proclamarsi vicini al neo-presunto-leader, ma per fare cosa, non si sa. Cosa si pensa dei diritti? Del consumo di suolo? Degli F-35? Del costo del lavoro? Dell’IMU? Del reddito di cittadinanza? Delle future alleanze? Probabilmente tutto e il contrario di tutto, ma non conta. Basta la garanzia del nome. Che conta più del progetto.

Sinceramente mi sono bastati, vent’anni così.

 

Folgorati d’agosto

Una premessa è d’obbligo: le scelte politiche sono sempre legittime. Magari non condivisibili, sicuramente contrarie alle mie, ma legittime. A maggior ragione se a compierle sono amici che fanno politica nel tuo stesso partito. Detto ciò, la quantità di folgorati sulla via di Firenze, nel PD della provincia di Latina, è davvero notevole. Non ho problemi a riconoscere a Claudio Moscardelli il ruolo che merita, ossia quello di punto di riferimento provinciale dell’area Renzi. Un ruolo conquistato sul campo, in virtù del suo impegno in Senato e del seguito di cui gode in provincia. Le sue idee sul governo, sul PD, su temi economici sono molto distanti dalle mie e, in generale, da quelle di chi ha invece deciso di sostenere la candidatura di Pippo Civati alla segreteria del PD. Ma, appunto, vorrei confrontarmi sulle idee, sulla forma partito, sul ruolo dei circoli, sul finanziamento pubblico ai partito, sui doppi incarichi, sul rispetto delle regole. E poi sui diritti, sulle tasse, sul precariato, sulle infrastrutture, sui beni comuni, sul consumo di suolo, sulla formazione, sul ruolo delle donne. Insomma, su quale modello di PD e di società abbiamo in mente adesso e per i prossimi vent’anni. E su quale sia la personalità politica più adatta a rivestire il ruolo di segretario del Partito Democratico. Certo, a scorrere i proclami dei “sessanta e più” amministratori pontini che hanno sposato senza se e senza ma la (probabilissima) candidatura di Renzi semplicemente sul nome del Sindaco di Firenze, qualche dubbio mi viene. Nel senso che buona parte del PD della provincia di Latina non è che abbia dato una gran prova di sè in termini di costruzione di “una forza dinamica, aperta, inclusiva, plurale e contendibile”, in questi anni. Anzi. Vedo piuttosto la principale corrente del PD pontino (forte più che mai in un momento di estrema debolezza del partito provinciale) spostarsi in blocco verso uno dei candidati. Tutto legittimo, ripeto, ma ho come il timore che qualcuno pensi ad un congresso preconfezionato, senza dibattito, con posizioni già definite “a prescindere”. Proprio ciò che non serve al PD. E proprio ciò che proveremo ad evitare, con tutte le nostre forze.

Tutto a domani

Rimandavamo sempre tutto a domani Amore 
Per esser sempre quello che vuoi 
E non finire mai 
Non finire mai 
Non finire mai

Lo so, potrebbe apparire inopportuno, addirittura blasfemo, farvi ascoltare Tutto a domani e riferirla alle non-scelte del PD, del governo, che rimandano tutto a domani, al 30 agosto, al 21 settembre, all’immacolata, a Natale, a Capodanno, all’Epifania. Però m’è venuta in mente, sapete com’è il cervello.

Ricapitolando

Forse l’assemblea nazionale che deve fissare la data del congresso si farà il 21 settembre. Forse a quella data saranno definite le regole del congresso, ma forse no perché se nel frattempo non si trova un accordo (accordo su cosa, non possiamo tenerci le regole che ci sono?) allora il rischio che salti tutto è molto alto. Se tutto va bene forse la data stabilita per le primarie sarà il 24 novembre, ma forse no perché se le larghissime intese vengono prima di tutto allora forse qualcuno dirà che il congresso è meglio non farlo. Forse Epifani sta prendendo un pò tutti per il fondoschiena, innanzitutto perché il suo compito era quello di traghettare il PD verso il congresso, e le regole dovevano essere pronte in un mese e invece il tempo passa. E poi perché forse (anzi probabilmente, anzi sicuramente) si candiderà anche lui anche se ha sempre detto che non lo farà. Poi forse ci spiegheranno come si fa a fare un congresso in due mesi, o forse no.

Forse stiamo passando il limite.

Neorenziani pontini

Gli schieramenti, in vista del congresso del PD (sempre che le congiunzioni astrali-politico-giudiziarie permettano di celebrarlo a breve…), si vanno delineando anche in provincia di Latina. La compagine a supporto del sindaco Firenze si va delineando, e agli amici protorenziani si aggiungono i neorenziani. In bocca al lupo a tutti.

Personalmente farò di tutto affinché, nel congresso, si parli di proposte per il PD e per il Paese, di politica, piuttosto che di nomi e di strategie.  E cercherò di convincere iscritti ed elettori a scegliere la persona più adatta a rivestire il ruolo di segretario del PD, che a mio avviso è Pippo Civati.

Questione di prospettive

Popolino centra il punto:

Con un certo tipo di leader, un Pd che parla ai delusi della destra può valere il 40 per cento, dicono i sondaggi. Io penso che, con un altro tipo di leader, un Pd che – banalmente – fa il Pd può valere il 40 per cento senza per questo dover attirare i delusi della destra: perché li recupera lì dove li ha più vicini, a sinistra, come il risultato di Grillo ha dimostrato: e io non penso davvero che alle ultime elezioni il Pd non abbia vinto perché non ha parlato agli ex elettori del Pdl, penso che non abbia vinto perché è stato vaghissimo sulla sua idea di Paese, perché si è fatto fregare da sinistra tutti temi che ha sottovalutato, e semmai perché non è stato sufficientemente alternativo ai suoi avversari.