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Congresso vero e aperto

Dopo Pippo Civati, candidato alla segretaria del PD anche se molti fanno finta di ignorarlo, e Gianni Pittella, anche un altro candidato, Gianni Cuperlo, dice: “A noi mai come ora serve un congresso vero e aperto. Dopo questi mesi difficili ogni restrizione può apparire come una voglia di restaurazione, il che sarebbe un errore”.

Occorre solo mettersi d’accordo sul concetto di vero e aperto, giusto segretario?

Sarà una sindrome

Quella di cui sono affetti motli big del PD. Almeno quelli che, negli anni, sono stati individuati come potenziali leader del Partito Democratico. Ma sono arrivati a farsi avanti nei modi e nei tempi sbagliati. Ne parla Luca Sofri qui:

“Curiosa anche questa frequenza di leader che “non se la sentono” mai quando c’è da fare cose sovversive e di cambiamento, e arrivano alla stessa decisione solo quando ce li trascina la corrente e la loro disponibilità non rischia di far alzare nemmeno un sopracciglio. Leader per non disturbare.”

Oggi tocca a Chiamparino, a Cuperlo. Ieri a Veltroni. Domani a Zingaretti, forse. Tutti sulla linea di partenza, pronti a spaccare in quattro il partito, per cambiare il Paese, salvo poi essere fermati dall’attrito di primo distacco, quello che bisogna vincere per spiccare il volo. Quello che senza coraggio rimani a terra tu e l’equipaggio. E se proprio ce la fanno a partire fanno la fine fdegli aerei che hanno rullato talmente tanto sulla pista che fanno un giro sull’aeroporto e subito attrrano perchè sono rimasti a secco. Si attendono le condizioni favorevoli, che poi quali sarebbero se non l’accordo delle correnti per garantire se stessi in congressi dal risultato già scritto. O il permesso di qualche sponsor, che a quasto punto sarebbe meglio se ci mettesse la faccia in prima persona. 

Beh, c’è chi il volo ha deciso di prenderlo sei mesi fa, e di candidarsi alla guida del PD senza avere nessuno dietro. E di sopracciglia ne farà alzare. E ne darà disturbo, Pippo Civati. E con lui le persone che si stanno facendo avanti per dare una mano. Perchè non abbiamo bisogno di uomini soli al comando, ma di pensare al PD come ad un progetto collettivo, aperto alla partecipazione di tutti.

My #occupyPD

Questa è la maglietta che ieri, con orgoglio, ho indossato ieri insieme ad un altro po’ di belle persone che hanno partecipato a #occupypd mentre si teneva l’assemblea nazionale del Partito Democratico.

I commenti sarcastici dei commentatori/normalizzatori si sono sprecati. Sulla stampa, in TV, sui social. Non è una questione di numeri. Forse sarebbero stati più contenti se al padiglione 10 della Fiera di Roma fossero arrivate qualche migliaia di persone incazzate a contestare tutto e tutti con veemenza e senza rispetto. I rappresentanti di #occupypd hanno chiesto con estrema civiltà di poter entrare nella sala dove si stava svolgendo il dibattito (!), una sala dove sembrava potesse essere ammesso chiunque eccetto i “contestatori”. Dopo lunghe trattative due ragazze sono state ammesse a leggere il documento sul palco dell’assemblea. Un documento che chi critica #occupypd forse non ha nemmeno letto. Perché, appunto, è una questione di contenuti.

L’assemblea ha eletto il nuovo segretario Guglielmo Epifani con numeri che non sono proprio da plebiscito, mentre si consumava il rito stanco di un’assemblea noiosa e inutile. Surreale. Faccio ad Epifani i miei migliori auguri per l’impegno che l’attende. Nella speranza che sia un vero traghettatore e che non si metta in testa, lui e la dirigenza del PD, di rinviare e chiudere il congresso, facendo finta di nulla. Magari proponendosi egli stesso come candidato alla segreteria quando si celebrerà il congresso. Un congresso, ribadisco, che dovrà essere aperto a tutti. Vero. Senza tessere. Nel quale si confrontino le proposte e le idee, e non le correnti. Dal quale nasca, finalmente, un PD inclusivo e aperto al contributo della società civile. Un PD che non respinga alle porte dei circoli le persone che vogliono contaminarlo solo perché non sono introdotte dal capobastone locale. Un PD che dica parole chiare sul governo attuale, sulle alleanze, sul lavoro, sulla scuola, sulla mobilità, sull’ambiente, sui diritti. Io voglio un PD così, e al congresso sosterrò Pippo Civati.

p.s. un pensiero triste, ma tanto triste, ai giovani ortodossi del PD che criticano i loro coetanei ventenni e trentenni. Ragazzi che ragionano con la propria testa, che elaborano  documenti chiari, comprensibili e condivisibili senza far sfoggio di letture dotte, che hanno il coraggio, loro sì, di criticare “i grandi”, perché non devono aspettare il loro turno.

 

Il PD nel mondo dei sogni

Nei mesi passati qualcuno aveva evidenziato la necessità che il PD anticipasse il congresso del 2013, giusto per chiarirsi le idee su alcuni aspetti rimasti irrisolti. Quisquilie. Bazzecole. Tipo la linea del partito sui temi economici, o sui diritti, o sulle alleanze. Robetta così. Oggi, molti lamentano il fatto che le primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra rischiano di diventare un altro congresso del PD, visto che i candidati ufficiali, ad oggi,  sono tutti del PD o quasi (Tabacci non conta una mazza, diciamocelo, e Vendola si sta sfilando). Nel frattempo non è stata emanata uno straccio di regola, e la legge elettorale rimane una chimera. Tutto previsto, eh. Fa sempre comodo poter dire, ad un mese dalle primarie, che non si fa più in tempo. Vabbè. Ma a questo punto, carissimi quelli che si scandalizzarono alla richiesta di un congresso anticipato, non sarebbe stato meglio farlo, ‘sto congresso? Chi l’avesse vinto sarebbe stato legittimato ad essere l’unico candidato del PD alle primarie del centrosinistra, senza modifiche allo statuto. Si sarebbe tolto un alibi a chi non vuole partecipare, oggi, perchè non vuole restare invischiato in regolamenti di conti interni al PD. Magari i candidati indicavano anche il successore alla segreteria, tanto per non perdere tempo a cercarne un altro dopo le elezioni. Il tutto attualizzato all’oggi, e non riferito al 2009, che sono passati secoli, da allora.  Mah… Tutto troppo bello, troppo semplice, troppo lineare.

Il congresso della chiarezza

Beh, a leggere Pippo, oggi, sembrerebbe che il congresso del PD si avvicini. E in effetti sarebbe il caso di farlo prima, delle elezioni del 2013, e non dopo. Quantomeno se ne parlerà nella prossima direzione nazionale. Si porrà la questione della leadership, se non altro perchè come da Statuto il segretario del PD è anche il candidato premier del PD in eventuali primarie di coalizione.

Però il dibattito, se congresso sarà, non può incentrarsi esclusivamente sulla leadership. Ci vuole una proposta politica chiara, che prescinda da Pierfurbi Casini. Sì, sempre lui. E il ragionamento è semplice. Pierfurbi tiene sulla corda chi sta alla sua sinistra e chi sta alla sua destra. Forse perchè, in questa fase politica, le proposte che provengono dai due schieramenti non sono così distanti? E allora non è il momento di fare delle scelte di campo nette sul lavoro, sui diritti, sull’ambiente, sulla partecipazione, sui costi della politica, sui mandati elettorali, sull’economia, sull’Europa,  a prescindere da quello che dice, pensa, vuole Pierfurbi? In Francia Hollande e Sarkozy hanno presentato due “piattaforme” antitetiche, quasi un ritorno alle ideologie novecentesche. Chapeau. Vogliamo dimostrare, una buona volta, che il Paese è in grado di tirarsi fuori dal pantano del compromesso, del vorrei ma non posso, dell’ambiguità? Guardate che M5S è alle spalle, e il fiato ce l’abbiamo già sul collo, e rischiamo di perderla per sempre, quella parte del Paese che sta cercando disperatamente una rappresentanza politica. 

Sulla strada (poi lo vediamo)

Baciare il rospo. Non lasciare campo alla destra. Responsabilità. Un passo indietro. Il Paese non è “di sinistra”. Sacrificio. Sdoganamento. I cambiamenti sono lenti. Dobbiamo spaccare il fronte avversario. Digeriamo bocconi amari.

Ho squadernato una serie di espressioni derivate da una strategia politica che sembra permeare il PD dal centro alla periferia.  E potrei continuare. Ma lo scopo, di tutto ciò? La meta? Quale paese, paesello, borgo, frazione si immagina di costruire, alla fine di un percorso del genere?

Poi lo vediamo.

Intanto ci si incammina. È come se si partisse per arrivare, che so, in cima allo Stelvio e poi ti ritrovi sull’Ortles. Ti sei fatto di sicuro un culo a capanna, ma arrivi da un’altra parte. Ma proprio da un’altra parte. E allora sulle scelte di fondo occorrerebbe che ci fosse chiarezza. La direzione, almeno quella.

L’ossessione di Baffino &Co #occupypd

Si tratta di ricostruire l’Italia su basi più giuste e assicurare un futuro di progresso. Questo richiede un’alleanza che vada oltre il centrosinistra e punti a una collaborazione con il Terzo polo. Guai ad assumere oggi comportamenti che compromettano questa prospettiva.

TerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPolo TerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPolo TerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPolo TerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPolo TerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPolo TerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPoloTerzoPolo.

Dicevamo? Alleanze con il Terzo Polo? Le parole futuro di progresso mi riportano alle recriminazioni berlusconiane che attribuiva agli eredi del PCI, ossia a noi, la volontà di riportare in Italia un’ideologia che aveva causato misera, distruzione e morte. Meglio Fini, Casini e Cicciobello, senz’altro. Ma siccome dal labirinto delle alleanze il PD dovrà uscire, non sarà certo D’Alema a dettare la linea in una intervista o mentre mette un pò di legna sul focolare.

Ribadisco. Ci vuole un c-o-n-g-r-e-s-s-o.

Non voglio morire Montiano

Se non fosse che l’articolo de Il Foglio riporta frasi di autorevoli esponenti del PD, mi verrebbe il dubbio che il Giulianone Nazionale gioca a mettere zizzania tra le fila nemiche. Ma credo non sia così, comunque. Era logico che, una volta intrapresa la strada di sostituire B. con un governo quantomeno decente, qualcuno pensasse che sposare in toto le tesi Montiane in termini economici e sociali fosse una tentazione alla quale non resistere. Nessuno mette in dubbio il fatto che la situazione economica fosse di una gravità tale da dover, a tutti i costi,mettere a posto i conti pubblici. Ovviamente c’è modo e modo di fare ciò e, al netto dell’accettazione da parte del PDL di provvedimenti che scontenterebbero parte del loro elettorato, la cronaca di questi giorni ci dice che ci sono gli spazi per conuigare equità, rigore e crescita. Qualche miglioramento alla manovra economica sta per essere apportato, e spero che altri,  indirizzati ad un una maggiore equità sociale, siano proposti e approvati. Ciò che mi preoccupa è la deriva neo-riformista che rischia di prendere il PD. Se si strappa la foto di Vasto per abbracciare Passera, allora non mi si può venire a dire che questa è la normale prosecuzione di un’esperienza di governo alla quale il PD ha lavorato per mesi. Queste sono scelte politiche importanti, fondamentali per un partito che comunque si candida a guidare il pasese con un mandato politico pieno alle prossime elezioni politiche. E allora, al solito, queste scelte non si fanno con le dichiarazioni sui giornali, non si fanno a casa di qualcuno. Si fanno con un congresso. Così ciascuno di noi decideà di che morte deve morire. Morte politica, s’intende.