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Minniti:Orlando=Bossi:Fini

12/12/2016 Roma, Quirnale, giuramento del governo Gentiloni, nella foto Andrea Orlando e Marco Minniti

Una proporzione matematica che diventa equivalenza politica e sociale, nei suoi effetti.

Mi direte che i medi, gli estremi, non sono fatti della stessa pasta. Ripeto: gli effetti sono i medesimi. Criminalizzare la povertà è semplicemente aberrante. Come a suo tempo era (e resta) aberrante criminalizzare l’immigrazione. Possono bastare le parole di Roberto Viviani, del Baobab.

Poi mi sfugge, sarà un mio limite certo, come l’argomento non sia oggetto di rimostranze da parte dei sostenitori della candidatura di Andrea Orlando alla segreteria del PD, soprattutto quelli-che-vorrebbero-un-PD-più-a-sinistra-e-quindi-sosteniamo-Orlando-contro-Renzi-così-sarà-salva-l’unità-del-PD-e-finalmente-diverremo-un-partito-di-sinistra.

Come ha detto Pippo Civati ieri sera, destra è chi destra fa. Fatevene una ragione.

Nessuno parla di immigrazione

Un argomento del quale, davvero, non si parla in questa campagna elettorale è l’immigrazione. E non è che i problemi non manchino. E la legge dello Stato che regola i fenomeni migratori si chiama ancora Bossi-Fini, per dire.

Peggio di Borghezio

Indovina chi l’ha detto:

“Se introduciamo il criterio dello jus soli, ossia l’automatica cittadinanza italiana per chiunque nasca sul nostro territorio, rischiamo di trasformare l’isola di Lampedusa o il porto di Ancona o la stazione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d’Europa.”

 

Le cose cambiano (e fatevene una ragione)

Se il permesso di soggiorno di un lavoratore straniero scade, cosa si fa?

Risposta n°1: tutti a casa, e se diventano irregolari tanto meglio, così li sbattiamo in galera o a casa ce li mandiamo a forza.

Risposta n°2: prolunghiamo il periodo di ricerca del lavoro da sei mesi ad un anno.

Ecco cosa vuol dire avere un Governo civile. E un Ministro civile.

Della scuola, del Natale e del nostro futuro

Ieri e oggi ero a scuola dei miei piccoli, per le recite di natale. Sempre emozionante. Per un frignone come me, poi. Stai lì, ascolti, guardi, vedi tutta la vita che ti passa davanti e vorresti essere nelle loro teste ma sai che più che quanto ha detto Gibran non puoi fare proprio nulla. E però sei felice come loro, perchè vedi dei maestri che ci mettono l’anima, che si prendono cura del più debole come del più forte, che non lasciano indietro nessuno e tutti vanno avanti ciascuno a modo suo. E vedi l’Italia del futuro. Chiara, Nika, Diego vengono dalle Filippine e dal Perù. Sander, Nicole, Mara, Chiara vengono pure loro dalle Filippine. Ma vengono solo, da lì. Sono italiani, per il resto. In tutto e per tutto. Tranne che  sul passaporto. Fortuna che i bambini, il nostro futuro, l’hanno capito. E non solo a natale. Tutto l’anno. Tutta la vita. Sempre che non arrivi qualche adulto tanto stronzo da fargli cambiare idea.

Tutti delinquenti!!

“Noi gli andiamo a salvare il culo in mare, e poi ci ringraziano appiccando il fuoco. Devono capire che sono ospiti a casa nostra”.

Un’intervista allucinante alla vicesindaco di Lampedusa e Senatrice della Lega Nord Angela Maraventano. Lega di lotta e di governo, anche al profondo Sud. E le frasi fatte, sempre identiche. Che palle.  E che vergogna.

E dire che in tre giorni l’emergenza, a Lampedusa, doveva essere risolta.

Tanto per ricordare

Stavo per scrivere due righe sui fatti di Lampedusa, ma Filippo Ceccarelli mi ha preceduto. Qui.

Tanto per ricordare. Era la fine di marzo, appena sei mesi orsono, e una mattina il presidentissimo accorse a Lampedusa a mostrare che lo Stato era presente. C’era un caos tremendo e disse: “Entro 48 sarà tutto risolto”.

Quindi, indossato il costume di scena da Cavaliere Operativo (abito nero, camicia nera senza cravatta) improvvisò uno dei più formidabili comizi dell’era berlusconiana. E di nuovo, tanto per ricordare, promise ai poveri abitanti di Lampedusa: uno speciale regime fiscale, il rimboschimento dell’isola e dei campi da golf. Mentre elencava i suoi propositi, dalla folla una signora gli ricordò che c’era da tempo anche l’idea di costruire una scuola, ma su questo occorre ammettere che il premier fu abbastanza dubbioso perché “non si può fare tutto”.

Tanto per ricordare. Berlusconi quel giorno era di ottimo umore e quindi promise anche un casinò, una zona franca e un’area “a burocrazia zero per far ripartire l’economia”. D’altra parte, volle aggiungere che erano già stati commissionati a Rai e mediaset degli spot turistici per illustrare le bellezze di Lampedusa. E già tutto questo potrebbe bastare.

Ma le perle indimenticabili di quell’allegro comizio, le promesse delle promesse, furono una iniziativa che il Cavaliere battezzò “il Piano Colore”, una specie di riverniciatura universale delle abitazioni che avrebbe reso Lampedusa “simile a Portofino”, pensa te. E poi l’annuncio trionfale di essere divenuto “lampedusano”. E infatti raccontò di essersi messo “di notte” su internet e lì aveva individuato e acquistato una villa in loco: villa “Due Palme”, a Cala Francese. Così, se poi non mi vedete più qui,  volle specificare a futuro auto-monito, “potete venire a farmi le scritte sui muri”. (La storia controversa e il destino di tale acquisto immobiliare merita un post a parte).

Ma ci fu, in quel fantastico comizio, anche un’altra impegnativa promessa. E così, tanto per ricordare, sembra oggi il caso di segnalare che egli s’impegnò a proporre ufficialmente Lampedusa, “questa frontiera della civiltà occidentale”, per il Premio Nobel per la Pace. Seguì la consueta barzelletta, com’è ovvio dedicata alle signore del posto, sul campione di donne alle quali viene chiesto se vogliono fare l’amore con Berlusconi, e il 30 per cento risponde “Magari”, e il restante 70: “Ancora una volta?”.

Tanto per ricordare. In serata un barcone carico di immigrati colò a picco nel mare di Lampedusa. A detta dei superstiti erano annegate 11 persone.

I nuovi ricchi da colpire

La Lega Nord ha chiesto che sia inserita, nella Finanziara più modificata del mondo, una norma che preveda un prelievo del 2% sulle rimesse degli immigrati senza codice fiscale e senza iscrizione all’INPS. In parole povere, quelli che lavorano in nero o che sono clandestini. Cornuti e mazziati. Non solo sono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli (penso a tutti gli immigrati che lavorano nell’edilizia, o nei campi), ma i proventi dei loro sacrifici devono pure essere oggetto di obolo da versare allo stato italiano. Facciamola pagare anche a loro, la crisi economica. E lasciamo in pace i possessori di grandi patrimoni, la rendita e i veri ricchi, una volta per tutte.

I bombaroli a senso unico

Beh…quelli della Lega sono proprio forti. Adesso se la prendono con la Nato perchè non avrebbero risposto ad una richiesta di aiuto proveniente da un barcone salpato dalla Libia. Da ciò si sarebbe consumata l’ennesima tragedia nel Mar Mediterraneo. Forse la Nato avrebbe dovuto bombardare il barcone, per non fare arrivare altri disperati sulle nostre coste. Vero Bobo?