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Immedesimazione

Sto iniziando a ragionare come loro. Cioè, come i dirigenti del partito democratico. L’arguzia politica è degna di menzione. Hanno accettato il diktat sull’IMU perché chiederanno qualcosa in cambio. E’ la politica, baby. Hanno accettato di scaricare su tutti noi (con l’aumento delle accise sui carburanti, sull’alcol, su giochi e lotterie, con il taglio alle spese che si sa quasi sempre dove vanno a parare) la cancellazione dell’IMU sulla prima casa anche per chi se la può permettere perché chiederanno qualcosa in cambio. Qualcosa di grosso. Di veramente grosso: chiederanno al PDL di smetterla con gli attacchi alla magistratura, alla Corte Costituzionale e di accettare serenamente la sentenza di condanna di Berlusconi e la sua decadenza da senatore. Mi sembra uno scambio ragionevole, o sbaglio?

Scoppia la coppia (in Lombardia)

Cittadini della Lombardia, non fatevi fregare dalla coppia B&B. Votate Ambrosoli e mettete una pietra sopra a Formigoni, alla Lega e ai loro compagni di merende.

 

Peggio di Borghezio

Indovina chi l’ha detto:

“Se introduciamo il criterio dello jus soli, ossia l’automatica cittadinanza italiana per chiunque nasca sul nostro territorio, rischiamo di trasformare l’isola di Lampedusa o il porto di Ancona o la stazione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d’Europa.”

 

Punti di vista

Le tasse sono giuste al 33%. Se vanno oltre il 50% allora è morale evaderle (Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio).

L’espressione ‘mettere le mani in tasca’ agli italiani è incompleta, perchè c’è chi, come gli evasori, mette le mani nelle tasche di altri italiani, i contribuenti onesti (Mario Monti, Presidente del Consiglio).

 

 

Ebbravogiorgclunei

Non so quanti mesi erano che non andavo al cinema, ahimè, ahinoi. Però il cinema a natale è un must e allora pure in un cinema che su otto sale dava sette dico sette cacate uno se ne salvava. Le idi di marzo, di e con Giorg Clunei. Vabbè, io non sono un cinefilo incallito e quindi potrei essere smentito da chiunque vada al cinema più di me (ma vi giuro che fino a qualche mese fa ci andavo spesso, eh!) o sia un po’ più informato sulle novità. Però credo che Clunei sia l’unico che fa dei film alla Robert Redford, dei quasi docufilm che parlano di politica e dei presidenti degli iunaitedsteitsofamerica senza che ci siano terroristi o pazzi fottuti che sperano di ammazzare il presidente e fare delle stragi immani e tutte quelle belle cose che fanno tanto ollivud. Clunei critica e non poco il sistema ammerikano, già con gud nait end gud lac l’aveva fatto anche se lì era abbastanza semplice perchè prendersela con quel fascista di meccarti era come mettere la palla in buca da mezzo millimetro. Però sbertucciare l’ipocrisia dei politici, in questo caso americani, e democratici per giunta, gli riesce bene e devo dire che in certi momenti, quando clunei fa quel mezzo sorrisetto che gli aggrinzisce l’occhietto che fa tanto dottorross sembra quasi che faccia proprio capire al sistema quanto stia prendendo per i fondelli. Forse pure noi spettatori. Comunque il film è bello, tirato, e ti fa capire, se mai ce ne fosse stato bisogno, del ruolo dello staff in una campagna elettorale americana. Giovani fichissimi e spindoctors scafatissimi che aiutano un candidato a tirar fuori il meglio di sè. Molti giovani, poi magari ci si mettono di mezzo le storie di sesso ma quello è un dettaglio. Un incidente di percorso. Magari per il candidato no ma non è quello che volevo dire. Mi veniva da pensare allo staff di Bersani, a ai suoi spindoctors o gostvraiter e al polpettone di piazza san giovanni e allora forse non è che non sanno scriverli, i discorsi, è che magari Pigi ci rimette troppo le mani, altrimenti non si spiega. Poi mi veniva da pensare anche a Berlusconi e al fatto che se negli states ti scopi la staggista rischi di mandare a ramengo una campagna elettorale, da noi la metà della popolazione vorrebbe essere al suo posto e forse l’altra metà pure, ma non lo dice, anche se mettere Evanrascelvud con Nicolminetti è come mettere la seta e la lana, ma si sa, noi siamo provinciali. Ed è questo che colpisce, alla fine, cioè che con tutti i suoi difetti, le ipocrisie, le porcate, i ricatti, il popolo americano, riesce ancora a scegliere i propri politici con un criterio oggettivo, ossia la menzogna. Quando sono tanati, ovvio. Però, almeno quelli che votano, ci tengono al fatto che i propri rappresentanti siano limpidi come l’acqua. Forese esagerano pure, però non scindono l’essere un buon presidente o senatore o governatore dall’evadere il fisco o da insaccarsi senza dire nulla i contributi da una azienda X. Uguale a noi. Ma noi siamo provinciali.

L’ha scritta con l’inchiostro simpatico (ma il culo lo faranno a noi)

Fatemi capire. Nei prossimi due mesi B. e il suo governo di cialtroni dovrebbero riuscire a fare tutto ciò che non hanno fatto in diciassette-anni-diciassette. Con una maggioranza arrepezzata. La lettera famigerata è un libro dei sogni, a Bruxelles non l’hanno sfanculato perché forse l’aspettano al varco sulle promesse, che puntualmente non saranno mantenute. Sono stati capaci di presentare un riassetto delle pensioni di anzianità peggiorativo anche rispetto a quanto previsto dalle normative vigenti. Il più grande monopolista mai esistito al mondo non metterà mai mano a vere liberalizzazioni. Intanto la pressione fiscale è ai massimi storici, ma ci sarà detto che all’ISTAT sono tutti comunisti. Minzolini ha già pronto il servizio. Per non parlare del resto. Un ominicchio ha legato il destino di una nazione al suo e ci farà affondare tutti. E allora saranno dolori. Per tutti noi. Altro che bund e bond e spread e BCE e Draghi e Bini Smaghi e chi non ce lo manda. Mi fa solo specie che ci sia qualcuno nel PD che reputa auspicabili le balle contenute nella letteronza, una sfida da raccogliere. Ma che ti sfidi, Tonini? Sui licenziamenti? Sulle chiacchiere che stanno a zero?Tonini!!!!

Vi ho avvertiti

Io non so se alla fine il condono fiscale e edilizio lo faranno, ‘sti maledetti. Magari il governo cade prima, grazie a Pisanu e Scajola, così magari come premio non gli romperemo più i cabasisi sulla casa, che se la goda la catapecchia al Colosseo, se l’è meritata. Però quando B. dice che il condono serve così vincono le elezioni, tutto mi è più chiaro, semmai ce ne fosse stato bisogno. Alle prossime elezioni tutti quelli che voteranno PDL e centrodestra e B. e Alfano e forzagnocca e Bossi e il Trota e chi altro non lo so,  saranno i disonesti del paese. I ladri. I mariuoli. Quelli che ci fottono tutti. Non mi raccontate più che non è così perché vi mando a cagare.

Tanto per ricordare

Stavo per scrivere due righe sui fatti di Lampedusa, ma Filippo Ceccarelli mi ha preceduto. Qui.

Tanto per ricordare. Era la fine di marzo, appena sei mesi orsono, e una mattina il presidentissimo accorse a Lampedusa a mostrare che lo Stato era presente. C’era un caos tremendo e disse: “Entro 48 sarà tutto risolto”.

Quindi, indossato il costume di scena da Cavaliere Operativo (abito nero, camicia nera senza cravatta) improvvisò uno dei più formidabili comizi dell’era berlusconiana. E di nuovo, tanto per ricordare, promise ai poveri abitanti di Lampedusa: uno speciale regime fiscale, il rimboschimento dell’isola e dei campi da golf. Mentre elencava i suoi propositi, dalla folla una signora gli ricordò che c’era da tempo anche l’idea di costruire una scuola, ma su questo occorre ammettere che il premier fu abbastanza dubbioso perché “non si può fare tutto”.

Tanto per ricordare. Berlusconi quel giorno era di ottimo umore e quindi promise anche un casinò, una zona franca e un’area “a burocrazia zero per far ripartire l’economia”. D’altra parte, volle aggiungere che erano già stati commissionati a Rai e mediaset degli spot turistici per illustrare le bellezze di Lampedusa. E già tutto questo potrebbe bastare.

Ma le perle indimenticabili di quell’allegro comizio, le promesse delle promesse, furono una iniziativa che il Cavaliere battezzò “il Piano Colore”, una specie di riverniciatura universale delle abitazioni che avrebbe reso Lampedusa “simile a Portofino”, pensa te. E poi l’annuncio trionfale di essere divenuto “lampedusano”. E infatti raccontò di essersi messo “di notte” su internet e lì aveva individuato e acquistato una villa in loco: villa “Due Palme”, a Cala Francese. Così, se poi non mi vedete più qui,  volle specificare a futuro auto-monito, “potete venire a farmi le scritte sui muri”. (La storia controversa e il destino di tale acquisto immobiliare merita un post a parte).

Ma ci fu, in quel fantastico comizio, anche un’altra impegnativa promessa. E così, tanto per ricordare, sembra oggi il caso di segnalare che egli s’impegnò a proporre ufficialmente Lampedusa, “questa frontiera della civiltà occidentale”, per il Premio Nobel per la Pace. Seguì la consueta barzelletta, com’è ovvio dedicata alle signore del posto, sul campione di donne alle quali viene chiesto se vogliono fare l’amore con Berlusconi, e il 30 per cento risponde “Magari”, e il restante 70: “Ancora una volta?”.

Tanto per ricordare. In serata un barcone carico di immigrati colò a picco nel mare di Lampedusa. A detta dei superstiti erano annegate 11 persone.