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Resettare la memoria

La ricerca sui siti la lascio a voi, ma non dovrebbe essere difficile. Il web ha memoria di tutto e sicuramente si ricorderà di quando Renzi rivendicava il diritto al dissenso interno, e non faceva mancare l’attacco quotidiano al segretario Bersani o al governo che il PD sosteneva. E’ passato un secolo dalle primarie del 2012.

Ora non si può più dissentire. O si è con il capo o si è con il capo. Memoria corta il ragazzo, veh? Una memoria talmente corta che travolge tutto: buon senso, professoroni, rispetto per le storie personali. Chi vince piglia tutto, altrimenti quella è la porta.

Beh, di certo non aiutano gli incontri paralleli nei quali si organizzano le minoranze, se non altro perché danno spesso l’impressione di preparare trappole, rivincite, e poi molti di quelli che partecipano hanno fatto così tanti danni, anche in un passato recente, che sarebbe meglio se stessero buoni buoni a godersi l’oblio che avanza inesorabile.

Altro è presentare proposte alternative sui temi che agitano le acque nel centrosinistra e nel governo: lavoro, riforme, consumo di suolo, F-35, Europa. E su queste discutere con i cittadini, con gli elettori. In giro per il Paese. Senza slogan ma con la fatica del ragionamento. Quello che fa Civati, insomma.

C’è solo un non-segretario

Il giudizio personale e umano lo lascio a ciascuno di voi, io ho il mio. Fatevi il coro che volete. Quello politico no. Di quello va discusso. Perchè forse non se n’è discusso abbastanza. E la non-discussione dopo la non-vittoria (siamo specialisti, nel PD, a non-affrontare le analisi politiche post elettorali) fa si che ci ritroviamo (ancora) tutto intero il potere dell’ex segretario (c’è solo un segretario?) che coordina truppe, distribuisce posti, prova a dettare le regole. Non va così. Dopo i giaguari da smacchiare che stanno sempre là, dopo il daremo un pò di lavoro (programma memorabile), dopo l’ostinazione nel voler legare il proprio destino personale a quello di un possibile governo del cambiamento (un passo indietro no, eh?), direi che è troppo.

Grazie non-segretario ma adesso vai. Vai Bersani, vai.

p.s.  E se poi sapesse, Bersani, che i suoi sostenitori più accaniti vanno in giro per i territori (leggittimo, per carità) a far proselitismo per Renzi…

Ho cambiato canale

Mi è bastata la prima domanda di Lilli Gruber a Bersani. O forse la seconda, non so.  Se la sente di fare la parte dello sconfitto, o roba simile. E quale poteva essere la risposta? Perché, del resto, il PD non ha perso le elezioni. Le ha non-vinte. E il governo con il PDL è un successo. Un enorme successo. Ho cambiato canale. SOS Tata, Violetta, I Griffin, Io me e Simone, Megafabbriche. Qualsiasi cosa, pure di non ascoltare, per l’ennesima volta e dall’ennesima persona, una mancata assunzione di responsabilità. Perché quello che è mancato, in questo Paese, è l’umiltà per assumersi la responsabilità degli errori fatti. E quelli di Bersani, che da segretario del PD aveva e ha l’obbligo morale e politico di assumersi il peso di una SCONFITTA ELETTORALE EPOCALE DEL PD, stanno tutti là. La sottovalutazione dei segnali di insofferenza e disaffezione, miliardi di segnali che arrivavano dalla base, dai cittadini, dal Paese. I referendum. La campagna elettorale, il giaguaro, le correnti, i giovanivecchi, le otto-proposte, il passo indietro fatto a metà. Marini. I 101 (anche 150) dei quali VOGLIAMO I NOMI, CAZZO. Il ritorno. A dettare regole che ammazzerebbero definitivamente il PD, a fomentare il correntismo. A prendere rivincite. Non ce l’ho fatta.

W il telecomando.

Il partito nè-nè

L’analisi di Ilvo Diamanti, su La Repubblica di oggi. Il PD non riesce a liberarsi di Berlusconi….

…anche e soprattutto perché il Pd non è mai riuscito ad affermare una propria, specifica, identità. È un partito né-né. Né socialdemocratico né popolare. Semmai post. Dove coabitano, senza amore, postcomunisti e postdemocristiani (di sinistra). Un partito im-personale. Che utilizza le primarie per selezionare leader poco carismatici e lasciar fuori quelli più pop (olari). Un “partito ipotetico”, ha scritto Eddy Berselli nel 2008. Rassegnato a perdere, anche quando vince – o quasi. Perché coltiva il mito della sconfitta –  e dell’opposizione. In fondo, anche Berlusconi, per il Pd e la Sinistra, è un mito. Negativo, ma non importa. Perché i miti, si sa, non muoiono. Per non morire berlusconiani, dunque, non c’è alternativa. Occorre costruire un’alternativa: “senza” Berlusconi. “Oltre” Berlusconi. Solo a questa condizione è possibile sopravvivere a Berlusconi. Il Pd, per questo, deve cambiare in fretta. Individuare e comunicare una propria, specifica identità. Con poche parole e una leadership forte. Prima delle prossime elezioni. Non gli resta molto tempo.

Bersani, lasci o raddoppi?

Come in tutte le fasi politiche che si rispettino, nel nostro paese la confusione regna sovrana e la situazione cambia di ora in ora. Nelle ultime Bersani è riuscito a:

  • spaccare forse in maniera irrimediabile il PD
  • mandare in frantumi la coalizione Italia Bene Comune
  • far incazzare come api i propri elettori
  • far ringalluzzire Brunetta
  • fare una figura di merda politicamente epocale non riuscendo a far eleggere alla prima votazione Franco Marini
  • varie ed eventuali.

Bene, una fase si chiude, in tutti i sensi. Se Bersani tiene la linea significa che è meno intelligente, politicamente, rispetto a quanto siamo stati tutti portati a pensare. In alternativa, ci si renda conto che si è fatta una cazzata immane, si converga su Rodotà e forse si fa incora in tempo a rimediare ai primi 4 punti dell’elenco sopra riportato. Altra ipotesi: Romano Prodi, che dopotutto stava nella top 10 del referendum M5S.

 

Due strade per arrivare alla Terza Repubblica

Beh, adesso non ci sono più alibi, davvero. il tempo delle scelte è arrivato. M5S ha reso noti i nomi dei loro candidati per la Presidenza della Repubblica. Gabanelli, Strada, Rodotà, Zagrebelsky. E poi gli altri. Il PD, avvitato nelle solite alchimie da Prima e Seconda Repubblica, ha la possibilità di contribuire a far entrare il Paese nella Terza Repubblica, se lo vuole davvero. Certo, sarebbe stato meglio essere parte attiva del gioco, piuttosto che subire scelte fatte da altri. Ma sarebbe chiedere troppo al PD attuale. A questo punto c’è ancora una possibilità. Anzi due. Il PD proponga dal primo scrutinio di votare Rodotà (Gabanelli e Strada hanno “declinato”, non credo che sarebbe per M5S un problema votare da subito Rodotà). In alternativa, in un momento di ritrovato orgoglio (non ci facciamo imporre il candidato da Grillo!! Ahahahaha), PD, SEL e chi ci sta eleggano al quarto scrutinio Romano Prodi. Qualunque altra soluzione (al di là dei nomi, e sfido chiunque a dire che Rodotà o Prodi non sarebbero garanti della Costituzione, dell’unità del Paese, delle minoranze e chi più ne ha più ne metta) concordata con il PDL non farebbe che alimentare ulteriormente il sospetto di una partita giocata da Bersani per continuare a sperare in un governo presieduto da lui stesso. E, in queste condizioni, sarebbe una catastrofe per tutti.

p.s. personalmente propendo per la prima ipotesi

L’impossibile che diventa possibile

A questo punto, probabilmente, qualcuno inizierà a sostenere che Bersani parlasse a titolo del tutto personale quando ribadiva il suo #mai ad un governo con il PDL. Altrimenti un bel pò di persone dovranno spiegare come sia possibile ipotizzare e attuare, senza Bersani, ciò che era nè ipotizzabile nè attuabile, senza Bersani. Tempo fa, nemmeno troppo, scrissi di persone pronte a brutalizzare il segretario (nel senso di tu quoque Brute). Appunto. Ce ne sono un bel pò, in giro.