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Legalizzare le droghe leggere

Io credo che la legalizzazione, e non la liberalizzazione, sia l’unica strada. Due termini simili che spesso vengono confusi, ma che indicano due visioni completamente diverse. Legalizzare significa spostare tutto quanto riguarda la produzione, la distribuzione e la vendita di stupefacenti sotto il controllo dello Stato. Significa creare un tessuto di regole, diritti e doveri. Liberalizzazione è tutt’altro. È privare il commercio e l’uso di ogni significatività giuridica, lasciarlo senza vincoli, disinteressarsi del problema, zona franca. Invece legalizzare è l’unico modo per fermare quel silenzioso, smisurato, violento potere che oggi condiziona tutto il mondo: il narco-capitalismo

Leggete Roberto Saviano, qui.

E poi lo chiameremo BC anziché PD

Il dibattito sulla lista civica nazionale si fa sempre più animato. Ne parlano Francesco e Pippo, per citarne due a caso. Personalmente ritengo che il PD dovrebbe essere di per sè una lista civica, nel senso che dovrebbe aprirsi senza paure alla contaminazione da parte della società civilissima e accogliere nelle proprie liste tutte quelle persone che vorrebbero, invece, dar vita alla lista civica nazionale. Selezionando donne e uomini con le primarie. Del resto, non ci hanno raccontato che il PD è nato per questo? Che senso avrebbe raggruppare la società da una parte e i politici dall’altra? Tra l’altro, una operazione del genere rischierebbe di ridimensionare il PD e di parecchio, visto l’appeal attuale dei partiti politici. A meno che i soliti noti non vogliano rimanere a fare i galli n’copp’ a munnezza nella Bad-Company. Una tristezza infinita. Non mi sfugge, poi, che il Gruppo Editoriale L’Espresso abbia fatto politica, a suo modo, negli ultimi anni. Certamente nel Paese, meno nelle istituzioni. E in maniera positiva, aggiungo. Ma sostituire un editore con un altro, al Governo del Paese, mi sembra eccessivo.

Magari si fosse rotta solo la scuola

La verità è che noi professori non siamo sacri affatto e per nessuno. La verità è che il sapere, la conoscenza, l’istruzione, non sono sacri per nulla.

Le considerazioni, amare, di Mila Spicola sulla scuola, e non solo.