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Roma

Uno dei vantaggi dell’andare in giro per campi di calcio il sabato e la domenica è quello di scoprire pezzi di città, soprattutto in periferia, che difficilmente uno vedrebbe. Così si ha l’occasione di camminare per strade di quartiere, di vedere le persone che si salutano per la via come in un paese di provincia, di vedere nei loro occhi umanità, miserie, problemi, speranze, gioie, dolori.
Nel bene e nel male, anche questa è Roma.

Capitale morale?

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Sinceramente non mi interessa contribuire alla discussione sulla diatriba Roma-Milano. I problemi di Roma li conosciamo tutti. Milano, per chi ci è stato ultimamente, dà l’idea di essere una città accogliente, pulita, efficiente. Insomma, hanno la nebbia ma pure una qualità della vita soddisfacente. Immagino che pure Milano abbia le sue contraddizioni, che le periferie, anche lì, non siano il posto migliore per vivere. E che sei povero, disoccupato, pensionato al minimo, precario, senzatetto, cassintegrato, Milano e Roma non è che facciano tutta ‘sta differenza. Però quello che non mi va è la definizione di Milano capitale morale d’Italia. Ma capitale morale de che? Digitate le parole arresti, corruzione, manette, tangenti insieme a Milano e vedete cosa vi esce fuori. Una sfilza di notizie che la metà basta. E, con tutto il rispetto per il lavoro dell’ANAC, le bacchette magiche non le hanno ancora inventate.

Tristezza

Per il PD del Lazio che non elegge, nel nuovo consiglio regionale, nemmeno una donna. A parte M5S, è così anche per gli altri partiti, anche se mi importa poco di quello che fanno gli altri, sinceramente. Forse è il caso di mettere mano alla legge elettorale regionale, che dite. Per la cronaca non ce l’ha fatta nemmeno Jean-Léonard Touadì, al quale ho dato il mio voto. Che dire, la crema del PD romano si è distribuita tra Camera e Regione, chi con merito indubbio, chi meno. Ma al di là dei risultati elettorali, il PD romano rischia seriamente di non essere capace di offrire risposte adeguate allo tsunami grillino, tanto nella leadership quanto nei metodi, orfano della candidatura di Nicola Zingaretti. Le elezioni comunali sono alle porte, e all’orizzonte non si vede una proposta credibile del PD per la guida della città. Sassoli e Gentiloni, con tutto il rispetto, sono perdenti in partenza contro l’ondata M5S che rischia seriamente di vincere al ballottaggio. Serve altro.

Come ti ammazzo le primarie

Marroni, Prestipino, Sassoli, Adinolfi, Gentiloni. Solo per il PD. E forse Gasbarra. Addirittura Veltroni. E si fantastica di Barca. E poi Bianchi, Medici, Smeriglio. Si muovessero a fissare delle regole serie per le candidature delle primarie per il Sindaco di Roma altrimenti finisce a barzelletta. Per quanto riguarda il PD, articolo 15 comma 3 dello Statuto Regionale:

“La candidatura a Sindaco di Comune al di sopra dei 15.000 abitanti, Presidente della Provincia e Presidente della Regione può essere avanzata con il sostegno del dieci per cento dei componenti dell’Assemblea del relativo livello territoriale oppure con un numero di sottoscrizioni pari almeno al tre per cento degli iscritti nel relativo livello territoriale.”

E vediamole, ‘ste firme.