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Scirocco (leggetelo, se vi va)

Ti metti a spulciare la libreria di casa prima di partire, che la vacanza senza libri non è nell’ordine delle cose, e ti imbatti in un volume che sta là da anni, figlio di traslochi passati ed esistenze che si rimescolano. Eredità letterarie. La quarta di copertina ti fa accendere tutte le lampadine possibili e immaginabili, e così divori quelle quasi 500 pagine in men che non si dica. E mentre le avventure dei protagonisti si squadernano sotto i tuoi occhi e nella tua mente, pensi che quello è proprio il libro che avresti voluto scrivere. Sia chiaro, non nutro alcuna velleità letteraria, non ne sono capace, non ho gli strumenti e non saprei nemmeno da dove cominciare. Però tutti abbiamo sognato di essere, che, so, un astronauta, un calciatore, un artista. Qualche volta mi sono immaginato scrittore e ho sempre pensato che una storia come quella raccontata da Girolamo de Michele in Scirocco mi sarebbe proprio piaciuto scriverla.

É un libro di qualche anno fa e da quello che si può trovare in rete il suo autore, insegnante di liceo, è un po’ che non scrive più.

In una Bologna squassata da misteri e omicidi, la cui genesi è lontana nel tempo ma resta sempre attuale, fino ai nostri giorni (per alcuni versi il libro sembra anche anticipare  avvenimenti politici che si sono verificati nel nostro paese negli ultimi mesi) un gruppo di personaggi si ritrova a dover risolvere la situazione, per fare i conti con il proprio passato e per far si che, almeno per ciò che è in loro potere, quel passato non torni più.

I protagonisti principali sono reduci, della Seconda Guerra Mondiale alcuni e dei tardi anni ’70 altri, protagonisti, questi ultimi di una stagione della nostra storia che mi ha sempre affascinato e che, dico la verità, avrei voluto vivere. Non tanto per il tragico carico ideologico, che ha portato alla sconfitta di una intera generazione, per stessa ammissione di chi quegli anni li ha vissuti. Sconfitto chi ha preso le armi, chi ha sostenuto scelte folli, ma anche chi ha guardato alla finestra nella speranza che la storia prendesse un corso diverso.  E a loro modo sono sconfitti tutti i protagonisti del libro, salvo che per la redenzione finale che si racconta nella storia di Scirocco.

quagli anni avrei voluto viverli proprio per esserci, per sentirsi parte di qualcosa più grande di te, per vivere in maniera collettiva le passioni del tempo, per nutrirsi insieme dell’illusione (sic!) che davvero si poteva cambiare il mondo.

Vabbè, leggetelo Scirocco, se vi va, e poi mi direte, sempre se vi va. Dopotutto sognare, innamorarsi, emozionarsi leggendo è sempre un ottimo affare.

 

Gli sconfitti

Tratto dal sito de La Repubblica

Tanta tristezza. Questo ha suscitato in me vedere le immagini del funerale di Prospero Gallinari. La tristezza delle persone sconfitte dalla vita e dalla storia. Gli sguardi sperduti vanno al di là della pena per l’amico scomparso. Ragazzi e ragazze che hanno usato male i loro vent’anni, che volevano portare l’attacco al cuore dello stato ma hanno finito con il trucidare innocenti. Valga su tutti il nome di Guido Rossa. Non so se l’oblio sarebbe il contrappasso giusto. La sconfitta nella sconfitta. Forse una dimensione sociale e pubblica i reduci del terrorismo possono ancora averla, al di là del loro impegno privato nel sociale (per chi ce l’ha) che è loro e soltanto loro. Ammettere gli errori, ammettere la sconfitta e farsi testimoni viventi della loro esperienza tragica, anche nelle scuole. Un monito in carne e ossa affinchè la notte della Repubblica non torni mai più. Senza autocelebrazioni, senza falsi miti. Monito e storia. Colpa e redenzione.

L’indecenza senza limiti del ministro Sacconi

Ecco, ascoltare il ministro Sacconi che, per evocare il rischio di un nuovo terrorismo (che, tra l’altro, sembra proprio non esserci), cita Marco Biagi, “il rompicoglioni”, beh, mi sembra davvero un’indecenza. Lasciatelo stare Marco Biagi, neoliberisti da quattro soldi. Non si sa più quante volte avete pronunciato il suo nome invano, in questi dieci anni di precariato selvaggio.