La “buona politica” possiamo costruirla insieme

Di Pippo Civati e Davide Imola

«Siete tutti uguali», ci sentiamo ripetere spesso. E noi, invece di offenderci, dovremmo riflettere. E forse fare un passo più in là. Perché la risposta migliore alla provocazione è affermare: «sì, siamo tutti uguali», tutti noi, politici e cittadini. Perché questo è il problema della 'casta'. Perché nessuno vuole più prendere parte a un rito, ma trovare il proprio modo di partecipare all'insegna del concetto principale: la condivisione. Relazioni e non gerarchie, reti e non piramidi, perché tutti quelli che hanno qualcosa da dire (e si sentono di dirlo) possano farlo.

Allora che cosa si può fare e come?
Uno dei progetti di Oltre – www.andiamooltre.it – riguarda il Codice della Buona Politica, costruito dai militanti e dagli elettori partendo dalle loro esperienze e dalle correzioni di alcune evidenti distorsioni che hanno visto e conosciuto in questi anni. Dall’assemblea nazionale del PD sono arrivati alcuni segnali positivi come l’incompatibilità tra cariche Istituzionali e quelle di partito a livello locale o l’istituzione delle anagrafi patrimoniali degli eletti o, ancora, l’inserimento di un terzo dei segretari di circolo nelle segreterie provinciali. Un bel passo avanti, su cui lavorare ancora.

Comprensibilità del processo, trasparenza e tracciabilità delle decisioni, partecipazione e apertura alla società sono i nostri obiettivi. Non solo regole, però: altrettanto importanti sono lo stile, i comportamenti e le modalità di rapporto tra politica e cittadini. Nell’Italia di Berlusconi e del suo amico Brancher siamo invitati a fare più e meglio, perché è forte il disorientamento e la sfiducia nei confronti delle istituzioni e della politica.

Nei comportamenti della politica sono diventate desuete o hanno perso di valore molte parole che dovrebbero essere alla base di un corretto vivere civile e di un rapporto trasparente tra rappresentanti e rappresentati che fanno parte della stessa comunità, sia essa un partito, un circolo, un comune o l’intero stato: Onestà, Partecipazione, Democrazia, Meritocrazia.

Gli statuti dovranno prevedere l’incompatibilità per doppi o tripli incarichi. Partendo da competenze e curriculum, bisogna garantire un’equa rappresentatività negli organismi direttivi, nonché nelle candidature alle elezioni a qualsiasi livello, di donne, giovani e immigrati. I circoli di base e tematici devono avere, per funzionare, il 50% delle risorse raccolte dal tesseramento e dai rimborsi elettorali. Sono solo poche delle proposte avanzate per provare a rivitalizzare e riempire quelle parole dandogli una concretezza e un senso, facendole diventare i simboli dei comportamenti da tenere in politica.

Chi è interessato può andare sul blog www.buonapolitica-oltre.blogspot.com o sul sito dell’Unità (www.unita.it), lasciare le proprie proposte o votare quelle già presenti, per redigere insieme un manifesto, una sorta di “Codice della Buona Politica”, costruito attraverso la partecipazione di cittadini e militanti che chiederemo di inserire nello Statuto e nel Codice Etico del Pd come degli altri partiti. A noi la politica piace così, credibile fin dai comportamenti e capace di far diventare protagonisti i cittadini.