Compromessi al ribasso

La mia avversità al nascente (anzi, nato) governo Letta non sta nei nomi di chi ne fa parte. Anche quello, certo. La presenza di Emma Bonino o di Cecile Kyenge non può compensare altre figure pessime, senza alcuna competenza specifica, messe lì in un’ottica di suddivisione tra partiti e tra le correnti di un partito (il PD). Gridano vendetta Beatrice Lorenzin alla sanità, la moglie di Boccia all’agricoltura e Andrea Orlando all’ambiente. Pure Lupi alle infrastrutture non scherza. Dicevo, la mia avversità. Vedo un governo in totale continuità con il governo Monti. Il Paese aveva bisogno d’altro. Al di là della frammentazione in tre blocchi più o meno equivalenti il voto di febbraio ci ha detto che il 60% degli italiani voleva un cambiamento. Quali riforme epocali possono nascere da un accordo PD-PDL SC che è il simbolo stesso della conservazione di una classe dirigente completamente scollata dal Paese reale? Penso al welfare, alla scuola, alla ricerca scientifica, alle infrastrutture, alla sanità, alla macchina della giustizia, ai precari. Ditemi che sono pessimista, ma non verrà nulla di buono, dai veti incrociati imposti dalle anime inconciliabili che compongono questo governo. E se compromesso sarà, sarà al ribasso.

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