Generazione zero

Sta andando in depressione? Speriamo di no. A quarant’anni svegliarsi la mattina con l’angoscia di andare al lavoro. Un lavoro che gli piace, e tanto. In una pubblica amministrazione, a fare ricerca, mica in fabbrica. Ma è precario, e ultimamente non si sente proprio bene. Ha avuto qualche giramento di testa, forse è la cervicale, fatto sta che si è sentito male al lavoro e allora ha paura di non essere riconfermato, quando tra qualche mese gli scadrà il contratto. E pensa alla compagna precaria pure lei, quarant’anni e passa pure lei, che non lavora da quasi un anno e nel frattempo segue corsi di formazione mentre sta per dare gli esami del terzo dottorato di ricerca, e l’affitto di casa lo pagano i genitori. Che dignità, pensa. E pensa alla mamma vedova, mille euro di pensione al mese e ora le hanno aumentato l’affitto a mille euro al mese, e come cazzo si fa a pagare l’affitto e vivere. E pensa e pensa e pensa.

Hanno distrutto una generazione. Annientata. Niente di niente. Zero progetti, zero figli, zero potere d’acquisto, zero cultura, zero cinema, zero libri, zero rimettere in moto l’economia. E allora saichecazzomenefrega della ministra Fornero che piange, dell’articolodiciotto e di marchionne e delpiddi e del piddielle e di casinibersanifinirutelli ma se ne annasserotuttiaffanculo che tanto non lo capiranno MAI che significa essere senza speranza. Loro e i loro figli col culo al caldo. Colpevoli di omicidio. Assassini di speranza.

 

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